Preghiera di Capodanno
Serie: Cover
- Episodio 1: Preghiera di Capodanno
- Episodio 2: L’imperdonato
STAGIONE 1
Tu, amore mio, adesso puoi scordare il Natale passato scuro, e sottovuoto, dentro la casa oppressa dei tuoi.
Lasciare il tuo letto sfatto da più di vent’anni. Prendere fiato. Andare via.
Lascia il lavoro lascia la casa lascia le nebbie lascia l’automobile – corri tra il nero dei campi, scappa dal tuo funerale – unisciti a noi. Cadi dentro la luce.
Tu, amore mio, ti puoi scrollare di dosso il peso di questi anni ingrati, sfilarti i giorni come vestiti pessimi di una notte passata in discoteca – conservali per le sbornie, le notti strafatte, l’amore sudato di un’ amante. I guai.
Tu, amore mio, puoi lasciarti annegare dentro il caldo denso di sonno, farti tentare da sogni violenti, nudi proibiti indicibili e notti come pozzi senza fondo. Puoi salvare la giovinezza, prenderla per la gola, tornare alla sua magia spaventosa.
Sognare è per coraggiosi.
Tu, amore mio, prendi di nuovo in mano la tua chitarra e cantami vecchie, idiote canzoni d’amore, se hai perso la capacità di parlare – usa le dita, usa le corde, usa le labbra (resta sotto, non farlo durare più di due minuti).
Oltre il suono, oltre la voce. Non vergognarti mai di quello che sei, se lo senti nel cuore – unisciti a noi. Cadi dentro la luce.
Tu, amore mio, puoi permetterti di marcire, essere cura e male rinascere dai tuoi gesti. Puoi di nuovo morire, e rivivere, perdere la capacità del senno e tornare lucido, bruciare ancora, più incandescente, indecente di prima.
Puoi prendere a calci in culo la televisione per la rabbia di non lasciarti corrompere dall’ipocrisia – uccidili, uccidili, uccidili tutti quei razza di zombi che ti rubano il sonno, prima che il loro schifoso, mediocre malessere corrotto diventi il rumore bianco del mondo.
Occhio per occhio, dente per dente.
Tu, Amore mio, puoi perdonarli. Perdona e assolvi il tuo televisore, le lingue morte di sonno e noia là dentro.
Lascia il lavoro lascia la casa lascia l’orgoglio scendi dal pulpito – scappa dal tuo funerale. Non appartenere a nessuno, qui sotto le stelle – corri in mezzo alle strade – unisciti a noi. Cadi dentro la luce.
Concediti di fare schifo in ogni singola impresa. Amore mio, ti è permesso fallire.
Non vergognarti mai di quello che sei, lascialo scorrere addosso come una cascata – non vergognarti di quello che senti nel cuore.
Tu, Amore mio, puoi concederti di tacere. Parlare con i sorrisi, sguardi imploranti di lacrime a chi ti incontra per strada, a chi ti aspetta su in cielo.
Puoi insegnare ai tuoi figli a ballare con il corpo e gli occhi pieni di gloria, verso le stelle che puntano al sacro dell’infinito.
Tu, Amore mio, puoi concederti la bellezza, esserne intriso come la coperta bagnata da due amanti nell’estate newyorkese, come la meraviglia del tuo dono speciale.
Tu, Amore mio, puoi ricevere lodi.
Tu, Amore mio, puoi avere più tempo.
Amore mio, ti è permesso capire.
Amore mio, ti è concesso ferire. Ti è concesso non chiedere, pretendere, illudere. Ti è concesso di amare.
Donna, disobbedisci.
Piccolo Uomo, credile.
Tu, amore mio, sei la Ribellione.
Lascia il tuo letto la porta distrutta di quando eri bambino, scappa da loro, scappa da qui, scappa dal tuo funerale. Segna la croce tre volte congedati dal tuo Cristo di carta, non vergognarti mai di quello che sei, se lo senti nel cuore – unisciti a noi. Cadi dentro la luce.
Resta assolto e danza sopra la tua sedia elettrica.
(Il testo che avete appena letto è una cover letteraria. Libera traduzione dai testi “New Year’s Prayer” e “New Year’s Eve Prayer” di Jeff Buckley)
Serie: Cover
- Episodio 1: Preghiera di Capodanno
- Episodio 2: L’imperdonato
Molto emozionante, Irene, questa nuova cover letteraria, aggiunta alla serie forse più originale presente al momento qui sulla piattaforma.
Ho avuto l’impressione che il tuo testo non chieda di essere ‘capito’, quanto piuttosto di essere ‘attraversato’. È una preghiera laica, un’esortazione carnale, una liturgia sporca di fango, sudore e luce. Una sorta di unico, lungo permesso. Scappare dal proprio funerale, fallire senza vergogna, desiderare senza chiedere scusa.
Si attraversano rabbia e perdono, violenza e assoluzione, per tornare al corpo, al sogno, alla voce imperfetta fino alla danza sopra la propria sedia elettrica.
Come nel brano musicale da cui nasce, la tua cover conserva la forma della preghiera e ne tradisce volontariamente la purezza. La fede diventa carne, il canto diventa comando, e la voce di chi ascolta è chiamata a rispondere.
Il contributo musicale alla fine dei testi, diventa l’occasione per ascoltare il brano e seguire con il dito le tue parole. Bravissima, come sempre.
“Non vergognarti mai di quello che sei, lascialo scorrere addosso come una cascata – non vergognarti di quello che senti nel cuore.”
L’undicesimo comandamento😃
Esatto!
Un urlo soffocato contro l’essere definiti dagli altri, che risuona come un inno malinconico a tutte le vite potenziali mai vissute. Potente👏
Grazie Tiziana ❤️
“Il testo che avete appena letto è una cover letteraria. Libera traduzione dai testi “New Year’s Prayer” e “New Year’s Eve Prayer” di Jeff Buckley”
… e funziona, per Dio se funziona! 👏
Grazie Antonio! ❤️
“Scappa dal tuo funerale – unisciti a noi”: questa frase, che continua a risuonarmi in testa, scatena un mix di emozioni e immagini forti. Bel testo, complimenti!
Grazie Arianna! È uno dei passaggi chiave, forse il senso dell’intero testo.
Che poi, in questi ultimi giorni, è la seconda volta che mi viene da pensare a un’America migliore. Ho visto “A Complete Unknown” il giorno dopo che Trump ha messo ko Maduro e mi sono commosso, per rabbia e nostalgia, nel vedere gli Usa degli anni 60, bigotti e spaccati come ora, ma con quell’onda propulsiva che ha dato il via a un cambiamento sociale senza precedenti. Non amo particolarmente Bob Dylan, e mai gli avrei dato il Nobel per la letteratura, mail film è abbastanza onesto nel mostrare la sua scarsa simpatia, però evidenzia anche il suo genio e la sua poetica deflagrante che sono indiscutibili.
Non ho ancora avuto modo di vedere la serie di cui parli, ne ho sentito parlare molto, e da tempo mi riprometto di rimediare. Sono anch’io tra gli scettici riguardo quel Nobel, ma allargando la visione, esaminando il contesto, non dico che divento a favore, ma un suo piccolo senso ce l’ha. Per quella spinta, come dici tu. Il coraggio, la forza, la voglia di cambiare (lottare, sognare, sperare, ce ne sarebbero di verbi…) Chissà che fine ha fatto. Dove sarà? Ce l’hanno lasciata in eredità insieme a tutto il resto, com’è che l’abbiamo persa? Ogni tanto me lo chiedo.
Grazie Giuseppe per queste riflessioni.
Felice che tu l’abbia specificato in fondo. Mi stavo lasciando andare a lodi sperticate per una lirica che mi ricordava le cose più dolci e meno oscene di Henry Miller, ma anche certi scritti della Beat Generation, forse Ginsberg, e infine, ma non ultimo una spruzzata di Bukowsky… poi leggo: Jeff Buckley e un po’ mi compiaccio perchè, nei suoi testi, quegli autori dell’America mmigliore, ben lontana da quella di adesso, ci sono tutti.
Ci sono tutti gli autori che hai citato, nella mia testa mentre scrivo e nelle mie letture più preziose. La scelta di specificare alla fine la fonte è stata proprio dettata dal voler lasciare al lettore una libertà di interpretazione senza limiti, così da godersi meglio l’intero testo. Grazie Giuseppe ❤️
“Non vergognarti mai di quello che sei, lascialo scorrere addosso come una cascata – non vergognarti di quello che senti nel cuore.”
Inno alla libertà, rimanendo comunque fedeli a sé stessi, senza perdersi di vista. Ho percepito una forte correlazione tra le due cose nel tuo racconto: “vivi finalmente secondo le tue regole, ma, appunto, le tue regole, perché sei l’unico appiglio che hai per non perderti”. Non so se la mia interpretazione è giusta, ma io leggo questo e leggo anche tantissimo di te tra queste righe. ❤️
“Concediti di fare schifo in ogni singola impresa. Amore mio, ti è permesso fallire. “
Questo è il pezzo che mi ha colpito di più, forse perché lo sento molto personale. Lo leggo come l’inno alla libertà assoluta: quando ci concediamo di cadere, ci concediamo anche di “lasciar andare”, e dopo aver lasciato andare si è più leggeri, per spiccare il volo ancora. È una frase, la tua, che dovremmo tenere tutti a mente, infonde coraggio. ❤️
Il coraggio di essere fragili, non dover per forza indossare l’armatura della perfezione. Mostrare le crepe. La libertà e la consapevolezza che anche nello sbaglio, anzi, soprattutto nello sbaglio, nei difetti e nelle imperfezioni, c’è una possibilità di riscatto che vale più di qualsiasi vittoria. Aggiungerei, al fare schifo, “essere veri”. Grazie Mary ❤️
“Sognare è per coraggiosi. “
Quanto è vero. ❤️ Ed è ancora più da coraggiosi inseguirli, i propri sogni, come ho percepito da questo racconto: concedersi la libertà e inseguirla in ogni sua forma e sfumatura.
E tu cara Mary di coraggio ne hai da vendere e da insegnare ❤️
Come tu riesca ogni volta a spingermi ridendo e scherzando sul ciglio di una scogliera dove non si riesce a vedere il mare sotto, anche se a me è parso di sentirlo, è un mistero. La tua preghiera, la tua reinterpretazione, è una condanna e una assoluzione al tempo stesso. Un pianto disperato che si dissolve in un abbraccio fatto di ricordi e istantanee da vecchia Polaroid con tutti i colori sfasati e sfalsati. Mi spingi con un “dai tuffati!” ed io precipito. L’aspetto degli scogli, la forma delle rocce su cui mi hai fatto arrampicare è quella di sinuosi corpi femminili fatti di basalto, in mezzo ci saranno stati anche due o tre corpi maschili, ma ormai precipito così velocemente che tutto è sfocato. Non mi resta che aspettare l’impatto con l’acqua, anche se non mi sembra di sentire più lo sciabordio. Lo sai che sono innamorato della tua scrittura vero ? Forse te l’ho scritto tipo centoventisette volte. 😀
Eccoci Emi! Mi scaldano sempre il cuore le parole che mi dici, sai? E riesci sempre ad arrivare in quale piccolo posticino che tra le mie parole avevo nascosto, proprio per vedere chi lo riusciva a trovare…un tuffo dentro l’acqua, in mezzo ai corpi, nel casino della vita, insomma, un tuffo fatto come si deve e via, accada quello che deve accadere. Questo pezzo l’avevo inteso proprio così ❤️❤️❤️
Una preghiera sporca e vitale che ti trascina, non ti spiega. Fa male nei punti giusti. Più che da leggere, è da lasciarsi addosso.
Esatto Lino. Qui non c’è da analizzare o capire, piuttosto “sentire”. Lasciarsi trasportare e vedere come suona, cosa accade. Che poi è la condizione necessaria del.vivere. Grazie per la lettura ❤️
Un’esortazione alla libertà di essere se stessi, a trascendere il proprio corpo per tramutarsi in luce. L’ho percepita come una dedica a Jeff Buckley e a tutti coloro che lasciano questo mondo troppo presto.
Una dedica a Buckley, alla poesia che dal singolo diventa di tutti, a come le parole degli altri possono diventare cura. Grazie Concetta ❤️
Sembra il testo di una preghiera, piú che una canzone. Parole che fendono l’ anima e il Cielo, accompagnate da note struggenti, piene di speranza, in una dimensione dello spirito piú libera e piú felice.
Una preghiera, un mantra, qualcosa da ripetere a se stessi, da far risuonare dentro lo spirito, anche solo per ricordarci che siamo vivi, che ci siamo. Grazie Luisa ❤️
Un testo che spinge fuori da una quotidianità che anestetizza la passione, per restituire al cuore la tensione viva dei sentimenti.
Grazie Maurizio per questa lettura ☺️
“Non vergognarti mai di quello che sei, lascialo scorrere addosso come una cascata – non vergognarti di quello che senti nel cuore.”
Dovremmo tatuarlo tutti, per non dimenticarlo. 👏🏼❤️
Esatto. Grazie Corrado ❤️
😊
Una preghiera che reciterei per me e per le persone che mi sono accanto per ricordargli il vero senso della vita.
Io mi sono ripromessa, oltre ad averla scritta e condivisa con voi , di tenerla in fianco al letto e guardarla ogni sera. Grazie Tiziana ❤️
“Tu, Amore mio, puoi ricevere lodi.Tu, Amore mio, puoi avere più tempo.Amore mio, ti è permesso capire.Amore mio, ti è concesso ferire. Ti è concesso non chiedere, pretendere, illudere. Ti è concesso di amare.”
Questo passaggio poi…lo imprimerei nella pelle ❤️
Io l’ho trovato liberatorio. Ha in se il.senso di tutto il.pezzo.
“Sognare è per coraggiosi”
Questa frase, potrebbe essere un mantra per me.
È anche il mio ❤️
‘usa le dita, usa le corde, usa le labbra (resta sotto, non farlo durare più di due minuti).’ Questa sopra tutte. Mi sforzo di trovare un senso, ma non ci riesco. Per questo mi affascina e mi attira tanto.
Credo che sia la magia di certi tuoi testi, cover letterarie oppure no. Non importa. Perché la magia non ha bisogno di essere spiegata.
Credo sia proprio l’apparente non senso che funziona e attira. Perché non resta che abbandonarsi e lasciarlo suonare 🤍
E lui cosa direbbe? Che dentro c’è Irene. Fra le note della canzone c’è Irene.
Un viaggio in pianura, fra le nebbie, un rock padano, forse. Anzi, meglio.
Direbbe che la sua canzone gli è sfuggita dalle dita perché qualcuno l’ha rubata e poi cantata.
È pericoloso lasciare in giro certi testi perché poi c’è chi li sa suonare troppo, troppo bene.
Grazie Cristiana, per come sai sempre cogliere certi dettagli preziosi. Questa idea è nata proprio così, dal sentire che un certo testo mi suonava addosso come fosse il mio, e mi sono detta, perchè non provarci? Un esperimento che spero sia arrivato.
Una potente invocazione ad uscire da un quotidianità destinata inevitabilmente ad inibire tutto ciò che è passione rovente e primigenia, a fare rivivere la pura e detonante intensità dei sentimenti giovanili al proprio cuore vecchio stanco e logoro
Esatto, grazie per la lettura Gabriele.
Grazie a te Irene