Premonizioni

Serie: Di ombre e luce


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Pietro e Anahí. Storia di un anarchico italiano in Argentina e di un'indigena, figlia della terra.

La città era in fermento sotto il peso della tensione sociale. Pietro camminava tra le strade polverose di Porta Ticinese, i giornali sotto braccio, il cappello calato sugli occhi per ripararsi dal sole basso del tardo pomeriggio.

Gli slogan anarchici risuonavano in ogni vicolo, nelle discussioni animate all’angolo delle strade. Nell’aria c’era un misto di rivolta e disillusione. Dopo la guerra, il popolo era affamato di cambiamento, ma il governo rispondeva con una repressione sempre più dura. Pietro sapeva che presto le cose sarebbero peggiorate.

Gli incontri segreti con i compagni, che una volta gli avevano dato speranza, ora gli sembravano inutili. Ogni discussione aveva il sapore di un addio non detto, ogni volto poteva essere quello di un uomo destinato all’arresto. Gli squadristi si muovevano nell’ombra, infiltrandosi nei circoli e seminando sospetto anche tra amici di lunga data. L’Italia, schiacciata sotto il peso incombente del fascismo, sembrava destinata a trasformarsi in una prigione a cielo aperto.

Il 23 marzo del 1919, Mussolini fondava a Milano i Fasci di Combattimento e propagava l’illusione di una nuova repubblica democratica. Le camicie nere si moltiplicavano, finanziate dagli industriali e dai proprietari terrieri, e si scagliavano contro anarchici, comunisti, socialisti e sindacalisti. Il terrore si diffondeva nelle strade, e ogni giorno agire diventava più difficile.

Pietro aveva imparato a riconoscere il pericolo prima ancora che si manifestasse. Lo aveva provato sulla propria pelle durante l’assalto della sede del giornale socialista Avanti! Lui e Carlo erano corsi a dare man forte ai difensori, barricati dietro tavoli e sedie, ma i colpi delle spranghe e il fuoco delle torce non lasciavano scampo. Ricordava ancora l’odore acre della carta bruciata, il fumo che avvolgeva le pagine su cui erano scritti i loro sogni di libertà. Ci furono morti, tutti giovanissimi. Molti furono i feriti.

Durante l’assalto, tentò di soccorrere un uomo con il volto insanguinato e lo sguardo implorante aiuto, ma una mano lo aveva strattonato. «Non possiamo salvarli tutti! Corri!» gli aveva urlato qualcuno. Lui, allora, si voltò e corse, anche se gli occhi di quell’uomo sarebbero rimasti impressi nella sua memoria per sempre.

Ma Pietro non aveva smesso di lottare. Dopo l’attacco all’Avanti! il fascismo si era radicato velocemente e il suo impegno nella resistenza si traduceva nella distribuzione di materiale clandestino, nella scrittura di proclami, nella partecipazione alle riunioni dei circoli operai.

Nonostante gli sforzi compiuti da molti, la violenza fascista cresceva. Mentre camminava, Pietro ricordò lo sciopero dei metallurgici, le fabbriche occupate da coloro che speravano in una rivoluzione sociale. Gli tornarono alla mente le assemblee notturne nelle officine, i discorsi accesi dei compagni.

«Non basta parlare, bisogna agire!» diceva Giovanni in un angolo buio della fabbrica.

«E come? Ogni giorno perdiamo terreno. I padroni ci vogliono schiavi e il governo non farà nulla per fermare i fascisti.» Pietro stringeva i pugni. Sentiva la rabbia crescere, ma anche la paura. Troppe volte avevano visto le persone soccombere ai manganelli o finire in prigione.

Quella sera, avrebbe incontrato una vecchia conoscenza, un tipografo, che lo aveva contattato per consegnargli un messaggio urgente. Pietro entrò con cautela nel locale stabilito. L’odore di vino e umidità impregnava l’aria, e pochi avventori sedevano ai tavoli, nell’ombra. Si guardò attorno per poi avvicinarsi al bancone, dove un uomo con una giacca sgualcita stava versandosi da bere.

Era il suo contatto. Pietro gli si mise accanto senza dire nulla. L’uomo non lo guardò subito, ma continuò a sorseggiare il vino dal bicchiere. Solo dopo qualche istante, mormorò a voce bassa: «Le forze armate si stanno muovendo. Qualcuno ha parlato, forse un infiltrato. La polizia ha nomi, indirizzi. Pare abbiano localizzato alcune tipografie dove producono stampe clandestine e dicono che ci saranno azioni a breve.» Fece una pausa, poi aggiunse: «Se fossi in te, stasera starei molto attento.»

Un brivido gli percorse la schiena. «Devo avvisare i compagni» disse Pietro, già pronto a muoversi. L’uomo gli afferrò il polso con una presa ferma. «Fai molta attenzione e spostati con cautela per non rischiare di finire dritto nella loro trappola.»

Pietro esitò, ma il pensiero di Giovanni, Carlo e degli altri lo spinse ad agire. Si liberò dalla stretta e uscì di corsa, diretto al circolo.

Non fece molta strada. Giunto a pochi isolati dal quartiere, vide le ombre delle pattuglie nei crocicchi, i posti di blocco eretti agli ingressi delle vie principali. I carabinieri fermavano i passanti, controllando documenti e osservando con sguardi scrutatori chiunque si avvicinasse. Pietro cercò un modo per aggirare i controlli, provò a passare dai cortili interni, dai vicoli più nascosti, ma ogni accesso sembrava già presidiato.

Il cuore gli martellava nel petto. Ogni attimo perso, significava una possibilità in meno per i suoi compagni. E se non fosse riuscito a passare? Se fosse stato fermato? Avrebbero arrestato anche lui. E allora chi avrebbe potuto raccontare quello che sapeva?

Sconfortato e con il gelo della paura che gli stringeva la gola, Pietro si arrese. Non aveva altra scelta se non quella di rifugiarsi in attesa che le acque si calmassero. Tornò sui propri passi senza farsi notare e, giunto a casa, batté forti colpi alla porta. Sentì dall’interno i passi svelti di sua madre che gli si strinse al collo.

«Dov’eri finito? Mi hai spaventata.»

Pietro si sciolse delicatamente dall’abbraccio. «C’è molta tensione nelle strade e ho corso il rischio di essere arrestato. Temo per i miei compagni» le disse.

«Voglio che stasera tu non ti muova da qui.» La donna era risoluta. «Domani vedremo cosa fare. Ti preparo qualcosa di caldo e te lo porto in soffitta. Tu vatti a sdraiare e cerca di calmarti.»

Pietro salì rapidamente la scala di legno che conduceva alla stanza e si chiuse dentro. Il buio lo avvolse e con esso i pensieri più cupi. Rimase disteso sul letto, incapace a lungo di prendere sonno, tormentato da una soffocante angoscia.

Serie: Di ombre e luce


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Discussioni

  1. Apro il mio commento con una richiesta: che nelle scuole Storia venga insegnata con questo amore e livello di coinvolgimento emotivo. Emerge la paura, ma anche il coraggio di quella gente, catapultando il lettore in quegli anni tanto bui.
    Nonostante il susseguirsi di avvenimenti sia noto, in ogni riga emerge un barlume di speranza, il sentore di una storia “diversa”, un vero lieto fine almeno per qualcuno.
    Sono impaziente di scoprire come collideranno due vite tanto diverse e la nuova storia che ne scaturirà. 💖💖

    1. Grazie Mary☺️ apro Open e mi arriva il tuo commento praticamente in diretta! Non ti nascondo di avere una certa passione per la storia, anche se, come dici tu, essa andrebbe narrata, raccontata, più che ‘insegnata’. Credo che ciò che siamo non possa in alcun modo prescindere dal contesto storico in cui, disegno o casualità, siamo inseriti. Lo stesso è capitato ai due protagonisti. La loro fortuna è stata quella di congiungere i loro cammini. Un 🫂

  2. Un episodio che inizialmente mi ha fatto dubitare che questa serie fosse una raccolta di storie diverse, finché non ho immaginato che avrebbe potuto esserci un punto di incontro successivo, di cui ho avuto conferma leggendo i commenti. Credo ci sia bisogno sempre e in questi ultimi anni più che mai, ricordare e distinguere le responsabilità dei fatti storici di quel periodo. Tu sai farlo egregiamente, mettendo in evidenza l’aspetto umano del protagonista, in modo coinvolgente, ma col distacco necessario.

    1. Grazie Maria Luisa. In effetti le due storie correranno in parallelo fino al momento dell’incontro. E poi, è vero, ho cercato di concentrarmi su Pietro, facendo in modo che i fatti storici fossero lo sfondo, la scenografia all’interno della quale si muove, agisce e arriva a prendere le sue decisioni. Anche quelle più drastiche. Un abbraccio

  3. Devo dire che questo salto oltreoceano fin nell’Italia del primo dopoguerra proprio non me l’aspettavo. Mi hai colto di sorpresa (e quando il lettore resta spiazzato, di norma è buona cosa!), lo ammetto.
    Anche questo episodio, come l’altro, serve per introdurre uno dei protagonisti. Ed anche qui lo fai molto bene, raccontandocelo attraverso il suo mondo (che hai ricostruito in maniera credibile ed efficace) e le sue azioni. Apprezzo davvero la tua capacità di “spiegare” i personaggi senza descriverli direttamente, ma mostrandoceli nel loro habitat.

    1. Grazie Sergio. Le storie dei due protagonisti sono contemporanee, ma lontane nello spazio, come corressero in parallelo. Arriverà il momento dell’incontro, ma per ora è ancora presto. Il fattore sorpresa era voluto, quasi a pensare che i primi due capitoli fossero invece racconti diversi.

  4. Ciao Cristiana! Questo secondo episodio conferma la mia ipotesi del racconto ad ampio respiro, spostandosi addirittura su un continente diverso da quello del primo episodio. Questo “prenderla alla lontana” da ancora più il senso di fatalità, mostrandoci quasi il destino all’opera sulle vite così diverse dei due protagonisti👏🏻

    1. Ciao Nicholas e grazie perché mi leggi e commenti. Le storie dei protagonisti correranno in parallelo fino a congiungersi. Mi piace quando dici ‘prenderla alla lontana’, perché in effetti mi sento un po’ così, raccontando questi fatti. Come se avessi la facoltà di osservarli dall’alto.

  5. Bellissimo inizio. La tua scrittura prende per mano, avvolge, sistema le cose. La sensazione è quella che si prova quando ci fidiamo ciecamente di qualcuno e lo seguiamo a occhi chiusi perché sappiamo che non ci deluderà.
    Ci porti in un altro mondo, lontano dalle atmosfere del prologo, curiosi di sapere in che modo queste due storie si intrecceranno. (Qualche indizio, credo,l’ho scorto già…ma aspetto il seguito).
    Bravissima, come sempre ❤️

    1. Grazie Irene che mi sei a fianco durante l’avventura e anche per molto altro che già sai, ma che deve restare un segreto 🙂
      Hai ragione. Qui mi sono allontanata di luogo, ho percorso tantissimi chilometri per incominciare la narrazione di una storia parallela. Le due vite, sono però destinate all’incontro. Ancora grazie Irene e un abbraccio.

  6. Nel commentare il primo episodio avevo intuito che il periodo fosse quello degli anni venti, questo capitolo lo conferma. Chissà quanta gente, giovani soprattutto, sanno delle squadracce, dell’assalto all’Avanti e alle sedi del Movimento Operaio. Credo che Pietro sia un personaggio semi-inventato, ma è storia che diversi anarchici italiani fuggirono in Sudamerica.
    Ti sei spostata da un continente all’altro e da uno scenario all’altro, forse anche nel tempo. I connotati di una storia interessante su più punti di vista ci sono già tutti.

    1. Ciao Francesco, come sempre mi butti la palla con i tuoi tantissimi spunti. Le due storie sono parallele nel tempo, correranno a fianco per un po’ per poi incontrarsi. La storia d’Italia del biennio rosso è affascinante, ma credo che sia alla portata della conoscenza di pochi, giovani e meno giovani. Non credo che venga dedicata ad essa una particolare attenzione sui banchi di scuola e, immagino o comunque suppongo, che tanto dipenda dalle inclinazioni dell’insegnante di turno. Il sogno utopico sarebbe quello di una storia realmente raccontata, non spiegata e nemmeno insegnata, semplicemente raccontata con passione. Perché, che ci piaccia o no, ce la portiamo nel nostro retaggio. C’è anche qualche amabile e folle ‘pazzo’ che crede addirittura che la storia sia circolare. Vai tu a sapere 🙂
      La migrazione dei molti italiani anarchici verso il sud america è realmente avvenuta. Un’ondata che interessò in particolare Paesi come l’Argentina e il Brasile.
      Grazie ancora Francesco e ricordati di infierire quando necessario, sarebbe un grande aiuto sempre.

  7. Che tempi cupi rievochi cara Cristiana, vigiliamo affinché non abbiano a ripetersi perché l’abbaiare dei fascisti si fa sempre più forte in questo mondo che predilige la violenza alla poesia. La tua bellissima scrittura è coinvolgente e priva di retorica e la apprezzo. Grazie. 🌹

    1. Grazie Giuseppe anche a tutti quelli come te che nella poesia ancora credono e che sanno fare tanto bene con le loro parole. Come forse hai notato, la storia italiana fa da sfondo a quella personale di Pietro che, di fronte a tanta violenza perde la sua speranza. Come dicevo anche in un’altra risposta, purtroppo sembra che non sia trascorso nemmeno un secondo da allora. Ogni giorno ci dobbiamo svegliare e ricordarci il passato perché non abbia a ripetersi. Un abbraccio

    1. Esatto, e ti ringrazio per averlo sottolineato. Ho cercato, naturalmente, di essere il più precisa possibile, senza incorrere in errori di carattere storico. L’idea, però è quella di concentrarmi su Pietro, la sua insoddisfazione, la sua frustrazione. La storia fa da sfondo alla narrazione, giustificandola, ma senza ingerenze.

  8. Che bella scrittura, pulita, coinvolgente.. ti dico cosa mi ha evocato mentre leggevo: “Garofano Rosso” del Banco.. una musica bellissima, come credo sarà questa tua storia..

    1. Che bel riferimento musicale Furio e per questo ti ringrazio. Me lo stavo ascoltando poco prima di risponderti. Dà proprio l’idea dell’azione e poi della disillusione e dell’ansia, per ritornare ancora ad agire. Un po’ come Pietro, combattuto fra restare e andarsene. La notte in soffitta lo aiuterà a prendere la sua decisione. Grazie anche e soprattutto per l’apprezzamento alla scrittura. faccio del mio meglio e sono una rilettrice seriale, mai contenta 🙂

  9. Una svolta inaspettata, che rende questa storia molto interessante.
    La parte finale è carica di tensione, e il dettaglio della soffitta mi ha ricordato i racconti di certi anziani… Ansioso di leggere il seguito 😉

    1. Grazie Francesca, ammetto di essermi rimessa a studiare, con tanta paura di commettere errori storici. Il biennio rosso ce lo hanno accennato a scuola (più o meno e seguendo varie e svariate linee interpretative). Oggi, forse, neanche più ed è davvero un peccato. Siamo come siamo perché dal passato non si prescinde. Un abbraccio

  10. Hai una prosa coinvolgente e trascinante sempre, quale che sia l’argomento trattato. La storia è verosimile e sembra provenire da un racconto di prima mano. Colpisce il realismo della reazione di Pietro, che pur preoccupato per i suoi compagni, di fronte alla impossibilità di raggiungerli e all’inutilità di un sacrificio, preferisce salvarsi nella speranza di poter fare ancora qualcosa di buono per la causa. Un ragionamento che spesso nella narrativa eroica mainstream è sostituito dall’eroismo (un po’ fascista) del sacrificio personale epico ma inutile.

    1. Ciao Giancarlo. La storia è vera, appartiene alla famiglia di un amico che sta firmando con me questa serie. Suo è il merito di ricordare e mio l’impegno di raccontare al meglio che posso. Pietro, come bene noti tu, non è un eroe, semplicemente un uomo che cercò di fare nella sua vita del proprio meglio. Scelse di fuggire da una situazione soffocante, lo fece anche per sua madre, e se ne andò per realizzare i sogni che poi, puntualmente, vengono infranti. Per raccontare dell’Italia, ammetto, di aver studiato parecchio con la paura di commettere errori storici o di esagerare nelle interpretazioni. Ho cercato di attenermi il più possibile ai fatti. Io spero che mi accompagnerai in questa serie e, per favore, mi serviranno dritte, aggiustamenti e critiche. Conto anche su di te!

      1. Farò quello che potrò, ho imparato qui (alcuni amici sanno di che parlo perché me lo insegnano a ogni episodio e non smetterò mai di ringraziarli) a essere lettore critico, soprattutto su trama e intrecci. La forma nel tuo caso di certo non ha bisogno di attenzioni da parte mia.

  11. All’inizio non avevo capito che Pietro si trovasse in Italia. Proseguendo, quando hai nominato Mussolini, ho inquadrato la situazione. È Incredibile pensare che, non molto tempo prima, in Italia si vivesse davvero in questo clima di paura. Tu, inutile dirlo, sempre bravissima nel descrivere gli eventi (mi ha colpito in particolare lo sguardo dell’uomo che implorava aiuto prima di morire).