Prima l’acqua
Serie: La città sommersa
- Episodio 1: La città sommersa
- Episodio 2: Arianna
- Episodio 3: La cripta – Parte prima
- Episodio 4: La cripta – Parte seconda
- Episodio 5: La nave
- Episodio 6: Prima l’acqua
STAGIONE 1
Plick… Plick… Arianna chiuse il rubinetto, per l’ennesima volta. Si passò la mano sulla fronte sudata, sospirando. Guardò il calendario appeso al muro. 7 giugno, lunedì. Ore 17, consegna acqua. Si vestì di fretta, prese una borraccia, la scosse cercando di capire il livello al suo interno, e uscì. Claude la aspettava al batiscafo, in anticipo. Anche per questo gli sorrise calorosamente.
«Andiamo, abbiamo poco tempo.»
«Perché abbiamo poco tempo?»
«Abbiamo del lavoro extra da fare. Te lo spiego dopo» gli disse, infilandosi la muta.
Il batiscafo si avviò verso il canale d’uscita del Nuovo Porto e si immerse, nel cuore della città vecchia, silenziosa con i suoi preziosi ricordi trasformati in qualcosa di nuovo e immortale. Si dirigevano verso il vecchio porto e il complesso industriale che un tempo ospitava un grande impianto desalinizzatore.
«Dobbiamo accelerare le operazioni. Non c’è speranza che quelle membrane arrivino prima dell’estate. Ieri sera la vicina mi ha chiesto un’altra bottiglia d’acqua.»
«Ancora?»
«Ha un bambino, non posso non dargliela.»
«Ci vorrà un anno perché sia ripristinata la rete idrica. Il desalinizzatore deve essere pronto entro fine mese. Non voglio nemmeno immaginare un’estate così. Andiamo a fare un giro anche dentro il complesso.»
«Peccato, volevo portarti a fare un fare un giro per la città vecchia, ma se le cose stanno così… alle cinque arriva il rifornimento.»
Si immersero appena usciti dal porto, con il sole di giugno già alto nel cielo. Girarono attorno agli edifici fantasma del vecchio centro storico, arrivando all’area industriale sommersa, dove si trovava un grande impianto desalinizzatore degli anni Quaranta. Finalmente si ritrovarono nel loro ambiente naturale e i primi metri fuori dal batiscafo se li godettero, perché era da tempo che non abbracciavano quel silenzio e quella pace che solo lì riuscivano a trovare. Si diressero verso il vecchio stabilimento in disuso. In teoria avrebbero solo dovuto fotografare la situazione esterna, ma Arianna si diresse verso una piccola porta laterale. La serratura era corrosa, due minuti di lavoro furono sufficienti per aprirla. All’interno era buio, e le torce sui caschi illuminavano solo per pochi metri l’ambiente.
«Vado avanti io. Guardami le spalle.» Arianna percorse il corridoio attiguo alla parete esterna per un metro, e si girò: «Le spalle ho detto, là è tutto a posto.»
«Ma dove ti ho trovato? Attenta!» Le spinse la spalla destra con la mano perché stava andando a sbattere contro uno spuntone di metallo.
Le membrane erano installate in cilindri di metallo lunghi tre metri. Arianna fotografava i punti in cui erano fissate. I sub dovevano smontarle e trasportarle fuori dall’impianto una ad una per portarle fuori e poi in superficie.
«Guardati bene in giro, studia i percorsi, domani sarete voi tre. Devo rimanere su a occuparmi delle comunicazioni e dirigere il recupero. Vediamo quante riusciamo a portarne fuori in un giorno e forse dopodomani scenderò anch’io.»
***
Il piazzale antistante l’ospedale era gremito di gente e di piccoli mezzi di trasporto di varie dimensioni.
La donna con cui parlava Arianna era una candidata sindaca. Folta chioma riccia, vestita in modo semplice, solo un foulard al collo con il colore della sua lista. Claude non si avvicinò e rimase in attesa.
«Quella è la candidata femminista.»
«Non ho parlato di politica, ma di lavoro. Le cisterne dell’ospedale sono quasi a secco. Comunque non sono femminista. Certo che se ti guardi attorno e guardi quello che hanno combinato gli uomini al potere, qualche dubbio ti viene anche.»
Trovarono un posto su un muretto e si sedettero. L’immersione li aveva stancati parecchio. Anche la corsa per arrivare lì in tempo, inutilmente perché il rifornimento era in ritardo.
Arianna: «Stanotte ho sognato Parigi illuminata.»
«Bella, vero? Ci sono stato diverse volte, con mia madre.»
«Sarà di nuovo com’era? Ricostruiremo tutto per poi annientarci di nuovo?», Arianna abbassò lo sguardo: «Voglio andare e vivere nel mare.»
Claude intercettò i suoi occhi e con la tentazione di scivolarci dentro: «Anch’io».
«Dove volevi portarmi oggi?»
«Dalle parti di Santa Caterina. Devo prendere un dispositivo elettronico, tra i tanti, che ho nascosto all’inizio della guerra. Ora iniziano a chiedermi di andare a recuperarli. A volte sono cose professionali, ma a volte solo fotografie e video, ricordi da salvare dalla distruzione dei data center.
«Quindi ci dovevi andare per lavoro?»
«Sì, ma potevamo approfittarne per fare un giro.»
Il rumore della colonna di autobotti in arrivo riempì l’aria. Arianna sospirò e sorrise.
«Non vedo l’ora di lavarmi. E non guardarmi così, di lavarmi ho detto. E io che pensavo che volessi portarmi a fare una passeggiata romantica.»
Scese dal muretto e si intrufolò nella folla.
«Cosa ho fatto adesso? Arianna!»
Serie: La città sommersa
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- Episodio 2: Arianna
- Episodio 3: La cripta – Parte prima
- Episodio 4: La cripta – Parte seconda
- Episodio 5: La nave
- Episodio 6: Prima l’acqua
Grazie, cugino. Se sei toscano, tra Veneto e Toscana la parentela è stretta.
Il sogno del pisano si è infine realizzato?!
Ovviamente scherzo, in linea con la reciproca ironia che caratterizza, da sempre, il rapporto di goliardica contrapposizione tra le due città.
Scenario distopico più che plausibile, anzi probabile; memento per la riflessione potente.
Non se sei un cugino; bravo anche se lo sei 😉
@ariannapaju Ti ringrazio, troppo buona…
Ok, ho letto tutti gli episodi: una storia davvero avvincente, bravo!
Un pezzo che mette insieme crisi e quotidiano.
@Currauzzu Grazie anche a te. Mi piace mescolare le cose…
Arianna e Claude funzionano davvero bene insieme: hanno quella complicità fatta di battute, stanchezza condivisa e cose non dette che rende tutto molto naturale. Bravo 👏
@Tiziana.M Grazie. Sono una bella coppia