
Prime avvisaglie
Serie: Due bastardi pelosi
- Episodio 1: Prime avvisaglie
- Episodio 2: Una situazione insopportabile
- Episodio 3: Lo scontro e le minacce
- Episodio 4: Il primo incidente
- Episodio 5: Ipotesi di vendetta
- Episodio 6: Il giorno del rapimento
- Episodio 7: Perché?
- Episodio 8: Play… Stop
- Episodio 9: Il secondo incidente
- Episodio 10: Epilogo
STAGIONE 1
I nomi dei luoghi e dei personaggi di questo racconto sono opera di fantasia. La storia no. La storia è vera, reale, dettagliata fino al granello di polvere. Vera e reale come lo sono i due piccoli bastardi a cui, mio malgrado, mi sono affezionato. Solo Dio sa come sia stato possibile. Sarà molto difficile ammazzarli, ma non vedo altre soluzioni.
Così, come accade ogni giorno ormai da alcune settimane, apro la porta del seminterrato che li ospita quando io non sono in casa. Sono felici di vedermi oppure sono semplicemente ansiosi di uscire in giardino? Accanto ai loro giacigli c’è un tavolo sul quale ho lasciato una boccetta in modo che possa vederla ogni volta che entro. Oppure è lei che guarda me? È colma di liquido incolore, inodore e, forse, insapore… ma letale. E anche questa volta è lì. Dove altro potrebbe essere? L’attrazione è forte, ma anche oggi non mi sento pronto. Non ho fretta…
Sono certo che qualcuno non sarà felice nel leggere quello che sto scrivendo: chiedo scusa a chi ama gli animali. Anche io li amo. Siete in tempo per cancellare il file o cestinare i fogli che avete in mano, visto che non abbiamo ancora iniziato. In realtà sono seduto qui davanti al computer per placare il senso di colpa che mi perseguita dopo averne combinata una grossa, come avrebbe detto mio padre, e ancora sono qui a pensare e a chiedermi perché, se, forse…
Sento la voce di Francesca: «Lascia stare, non ne vale la pena» mi dice. È sempre stata importante nei momenti difficili, e lo è ancora adesso anche se vive solo nei miei ricordi. Perché Francesca è morta da un anno ed è colpa loro.
Molte delle vicende nascono per caso. Il caso volle che due anni fa dovetti trasferirmi per lavoro nella periferia residenziale di una piccola città. Niente di così negativo, avevo pensato. Avevo vissuto i miei primi quarant’anni in un piccolo paese della profonda provincia agricola e l’idea di cambiare ambiente non aveva indotto in me angosce esistenziali. Avevo esplorato il luogo, come dicevo la periferia di una piccola città, e nello specifico mi ero soffermato sul quartiere residenziale dove avrei trascorso almeno alcuni anni, secondo quanto era indicato sul contratto di lavoro. Mi era sembrato un ottimo posto dove vivere.
Ancora più nel dettaglio, la casa era perfetta. Una piccola mono-familiare su due piani, più grande di quanto realmente occorresse a me e a mia moglie. La strada che conduceva alla casa era frequentata solo dai residenti, dai bambini che al pomeriggio e durante il fine settimana erano occupati a impegnare il tempo libero con i loro giochi, e talvolta dal furgone giallo per le consegne a domicilio del vicino centro commerciale.
I rapporti con il vicinato erano nella norma e si limitavano ai saluti di rito e a poche parole di cortesia, tranne che qualche contatto socialmente più profondo con un paio di coppie coetanee.
In sintesi: tutto bene.
A parte la famiglia dei quattro stronzi con i due cagnolini altrettanto merdosi.
Un tempo amavo i cani, come vi dicevo, e li amo ancora… con qualche incertezza. Da ragazzo avevo sperimentato la loro compagnia quando vivevo con i miei genitori e con mio fratello. Avevamo due meticci di taglia medio-grande vagamente somiglianti a cani pastore belgi. Erano parte della famiglia e tutti noi avevamo fatto il possibile perché sviluppassero un carattere socievole con tutti coloro che frequentavano la nostra casa. Non avevamo bisogno di cani da guardia.
Mi accorsi la prima volta che nell’abitazione di fronte alla nostra vivevano quei due piccoli bastardi pelosi un giorno di fine inverno mentre ero impegnato a correggere gli elaborati dei miei studenti. Sono un insegnante, chimica per la precisione. Il trasferimento era dovuto proprio al mio nuovo incarico in un liceo in città. Eravamo nella nostra nuova casa da qualche mese ed era il primo giorno abbastanza caldo per lasciare aperte le finestre dello studio e finalmente poter lavorare facendo entrare l’aria tiepida di un gradevole pomeriggio di fine febbraio.
«Posso disturbarti?» mi chiese Francesca.
Sollevai lo sguardo dalla pila di fogli e spinsi le braccia in alto per tendere i muscoli della schiena.
«Certo, mi hai già disturbato» risposi sorridendo. «Ne approfitto per rilassarmi un attimo.»
«Non li senti?» domandò con un tono di stizza.
«Chi o cosa dovrei sentire?» risposi divertito. Nel momento stesso in cui pronunciai quella frase capii a cosa si riferiva: come se avessi riavvolto il nastro di qualche decina di minuti mi accorsi dello stridulo e fastidioso abbaiare tipico dei cani di piccola taglia che insisteva da tempo.
«La tua faccia mi racconta che non li avevi sentiti…»
«No… Voglio dire: sì, ma mi rendo conto adesso che vanno avanti da ore» ero totalmente concentrato sui compiti da correggere che avevo disconnesso la percezione della realtà.
«Li avevo sentiti altre volte, ma con le finestre aperte sono davvero irritanti» continuò Francesca. «Mi chiedo se anche ad altri qui intorno dia fastidio questo continuo abbaiare.»
Valutai in un attimo la situazione. «Penso che siamo gli unici qui ad essere in casa al pomeriggio. Smetteranno presto, dai!»
Non smisero.
Nei giorni successivi il clima fu altalenante: alcuni pomeriggi erano freddi, altri ci regalavano temperature piacevoli. In quelle tiepide giornate, che diventavano via via più frequenti con il progredire di marzo, iniziavo il mio lavoro pomeridiano spalancando le finestre, per poi richiuderle quando non riuscivo più a sopportare l’isterico abbaiare di quei due ripugnanti canidi bonsai: due volpini di colore vagamente fecale, uno la fotocopia dell’altro, ingrandita del quindici percento. Inutili, brutti, merdosi sacchetti di pulci.
Serie: Due bastardi pelosi
- Episodio 1: Prime avvisaglie
- Episodio 2: Una situazione insopportabile
- Episodio 3: Lo scontro e le minacce
- Episodio 4: Il primo incidente
- Episodio 5: Ipotesi di vendetta
- Episodio 6: Il giorno del rapimento
- Episodio 7: Perché?
- Episodio 8: Play… Stop
- Episodio 9: Il secondo incidente
- Episodio 10: Epilogo
Che inizio! Arrivo come sempre in ritardo (considerati i miei tempi soliti, direi che qui sono quasi in anticipo), ma ripasserò molto presto. Da grande amante degli animali, ti posso dire che la serie è veramente impattante (sì, ho letto prima l’ultimo episodio e poi il primo).
Ciao Viola. Grazie per la tua lettura. Penso che qui non esista il ritardo. Io vado spesso alla ricerca di “vecchi” racconti. Non hanno scadenza…
A presto!
Davvero coinvolgente e intrigante.
Sono in ritardo di un mese, ma mi rimetterò in pari. 😊👌
Ciao Giuseppe. Grazie. Io spesso leggo racconti ‘vecchi”, nei periodi in cui c’è un po’ di tempo libero. Questo è ancora “in corso’…
Da noto amante dei cani, posso dirti che il racconto mi piace, eccome. Un bell’inizio di serie, e un corretto modo di saltare le false barriere del “politically correct” a tutti i costi, che nell’arte non dovrebbe esistere. Ben altri sono i vincoli etici che andrebbero fatti salvi, ovviamente. Un personaggio è un personaggio, non si deve identificare l’autore o, peggio, il lettore, con esso. E poi ognuno sa le cose sue, e non tutti i cani sono “buoni”. In ogni caso, Antonio, bravo. Continuo la lettura.
Eh già… anche io sono amante dei cani (e attualmente dei gatti…) Ti confesso che scrivere alcune parti del racconto mi ha creato disagio… Forse Freud avrebbe qualcosa da dire!
Grazie Giancarlo!
Un inizio niente male dal tono che infrange alcuni tabù sul linguaggio da usare sui nostri amici cani. Apprezzo l’originalità e il clima di rabbia e rassegnazione che si intravede annusando questo primo episodio.
Ciao Tiziano. Grazie per il tuo commento!
Ho sempre vissuto con cani e gatti in casa, per cui mi dichiaro innocente, anche se un freudiano convinto potrebbe pensarla in modo diverso, leggendo quello che ho scritto.
Devo ammettere che scrivendo alcune parti mi sono sentito a disagio, e che il finale è ancora sospeso tra due alternative…
“due volpini di colore vagamente fecale, uno la fotocopia dell’altro, ingrandita del quindici percento. Inutili, brutti, merdosi sacchetti di pulci.”
Diciamo che non ti sei risparmiato affatto 😃 Molto intrigante questo inizio, piacevolissimo da leggere. I personaggi sono già ben delineati e l’intreccio appena accennato. Seguirò volentieri la tua serie.
Ciao Cristiana. Volevo rendere tangibile il senso di esasperazione del protagonista… ho esagerato? 😇
No, no. Anzi. Quando si scrive, ci si deve spingere sempre avanti ☺️
Tosto questo inizio: lucido, quasi feroce e scritto molto bene. Attendo curioso lo svolgersi degli eventi. Bravo!
Ciao Giuseppe.
Vedremo se riuscirò a mantenere la “ferocia” fino alla fine.
Grazie e a presto!
Molto bello l’incipit e molto interessante questo inizio. Mi è piaciuto il modo in cui descrivi la rabbia del protagonista, senza filtri ed esattamente come dovrebbe essere la rabbia di una persona ferita. Sono curiosa di sapere come prosegue!
“l’isterico abbaiare di quei due ripugnanti canidi bonsai: due volpini di colore vagamente fecale, uno la fotocopia dell’altro, ingrandita del quindici percento. Inutili, brutti, merdosi sacchetti di pulci.”
Io amo i cani e gli animali in generale, quindi non me ne vogliano i nostri amichetti pelosi, ma questo finale è veramente da oscar👏
Grazie! Amo anche io cani, gatti & co. Un po’ meno i proprietari che mi costringono a pulire quotidianamente il marciapiede davanti all’ingresso del mio studio. Questo racconto è dedicato a loro…
In questo momento ho un gatto ufficialmente anziano che ha perso da qualche mese la sua compagna e da allora è diventato un rompib…
Ho avuto cani da quando ero bambino, ma i miei attuali orari di lavoro assurdi non mi permettono per ora di ripetere l’esperienza.
Per quanto riguarda il prosieguo della storia, sarà abbastanza lunga… Spero di mantenere la tua attenzione.
Grazie ancora!
Mi è molto piaciuto
Ti ringrazio per aver letto e apprezzato!
Ciao Antonio, sono curiosa di scoprire dove andrà a parare questa storia, di sicuro il modo in cui è scritta mi piace molto.
Ciao Melania. Grazie!
Come dicevo in un altro commento, sarà una storia abbastanza lunga. Spero di mantenere la tua attenzione fino all’epilogo.