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Serie: Guerra Euro-Cinese


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Si continua a combattere nel Caucaso in fiamme

«Ho capito».

Pico sperava che bastassero quelle poche parole per mettere fine al torrente verbale del capo dei georgiani, ma si era sbagliato:

«Noi georgiani siamo stanchi della dominazione persiana».

E poi:

«Combattiamo con voi europei questa lotta per la liberazione dei popoli del Caucaso».

E ancora:

«Siamo sicuri che vinceremo tutti insieme».

«Atar, ho capito». Gli strinse un braccio. Nulla di minaccioso, era solo che voleva dare a intendere che diceva sul serio.

Il georgiano si leccò le labbra. «Sì, ma non ha sentito cos’ho detto, cioè quel che è più importante».

Pico si trattenne dal sparargli una raffica nello stomaco. Avrebbe voluto dirgli che doveva pensare al plotone Psi, che stavano per attaccare una base iraniana, che non era il momento giusto per parlare di quelle cose, ma Atar rimaneva un alleato e chi l’avrebbe sentito il comando se si fosse permesso di ucciderlo. «E sarebbe?».

«Fra pochi minuti arrivano alcuni miei amici del telegiornale, vogliono intervistare me e lei».

Pico fece il segnale al secondo in comando di terminare la disposizione delle squadra. Per ogni squadra NuFoS, c’era una muta di georgiani che pareva stessero sbavando come animali selvaggi. «Che vuoi dire?». Lo guardò di sbieco.

L’altro sorrise come un mercante orientale. «Quel che ho detto».

Pico sbuffò. «Finiscila con queste storie». Comunicò via radio: «Squadra uno, pronta all’attacco. All’attacco, ora».

I fucilieri della prima squadra iniziarono a muoversi in direzione della base di Pir Bolagh. Erano arrivati fin lì grazie alle informazioni trovate nella gola di Alvanq.

Subito dopo, iniziarono le squadre rimanenti.

Quando per ultima rimasero la quinta e la sesta, di fronte a Pico si era scatenata una battaglia in cui i NuFoS uccidevano e i georgiani morivano: erano carne da cannone, ma ad Atar non sembrava interessare.

«Granatieri, avanzare sul lato occidentale» ordinò Pico. Li vide muoversi rapidi, nell’istante in cui giudicò che fossero a tiro. «Tirare».

La quinta squadra operò come aveva previsto: tirò le granate le quali esplosero con fiammate più simili ai tentacoli di un kraken partorito dalle profondità dell’oceano… Da quando in qua ci sono kraken di fuoco?

«Signor tenente». Il caporalmaggiore della sesta squadra porse a Pico un WASP.

Pico ringraziò con un cenno, afferrò l’arma.

Vide che Atar lo fissava trasognato.

«Dicevi dei tuoi amici telegiornalisti, non è vero?» gli si rivolse Pico.

«È vero» borbottò l’altro.

«Fagli vedere questo».

In cielo erano sbucati dei gatti metallici. Degli SHE22 alla ricerca di vite da spezzare.

Come se fossero nell’Amazzonia, i fucilieri georgiani si gettarono schiena a terra e reggendo gli AK2000 fra le caviglie fecero fuoco.

Se Pico non sbagliava, anche in Libia si era fatto così, decenni prima.

Ma le pallottole di AK2000 erano troppo poco.

Pico scatenò lo WASP ridendo come se fosse un goblin.

Colpì uno SHE22 che imbardò e poi iniziò a precipitare.

Davanti ai NuFoS erano sbucati i corazzati che adesso sparavano con cannoni e mitragliatrici di tutti i tipi.

Il deserto adesso era tutto un innalzarsi di geyser che sembravano predominare la scena.

«Signor tenente» lo chiamava Atar. «Signor tenente!».

«Che vuoi?». Si girò a guardare.

Vide che c’era una troupe che sembrava sbucata da una televisione balorda.

«Sorrida. Ci sono i miei amici telegiornalisti».

Pico si disse che quella, in fondo, era tutta propaganda. «Tenente del NuFoS Pico Dori, al servizio dell’Unione Europea contro l’aggressione cinese» scandì con fierezza.

Ma si continuava a combattere.

Serie: Guerra Euro-Cinese


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