Prospettive

Serie: Buio al tramonto


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Wendy torna a casa, dove il padre la sta aspettando...

Capitolo 4


3

Daniel attendeva, sprofondato nei cuscini della poltrona nel soggiorno buio. Aspettava da quando Wendy era uscita, ore prima, eppure l’attesa non lo aveva indotto ad aggrapparsi alla stampella per farsi un giro, o per prepararsi un sandwich. Aveva riposto la pistola nella scatola di latta, sebbene non sopra la cappa della cucina; fin lì non era riuscito ad arrivarci, quella sera. Perché quella strana energia non era a sua disposizione: arrivava quando lo voleva lei.

Da giorni era carico di qualcosa simile a ciò che provano i ragazzini quando qualcosa sta per accadere. Starsene lì a crogiolare nei suoi pensieri, avvolto dalla pelle morbida della poltrona, gli rendeva più facile credere a quello che accadeva nei sogni. Non lo aveva ancora detto a nessuno, nemmeno a Larry. Da circa un mese a quella parte, nel cuore della notte si assopiva, e scivolava in un sogno talmente vivido da sembrare vero. Quando si addormentava e , Daniel non era in grado di pensare e riconoscere, come spesso accadeva con i sogni comuni, che fosse tutta una costruzione della sua testa; nei più recenti provava paura, e gioia, e tristezza nello stesso modo in cui vengono vissuti nel mondo reale. Ma, su tutte, l’emozione che dominava era la paura, unita all’eccitazione, un po’ come quando ci si trova a guardare in basso da una grande altezza. 

Nessuno lo vedeva, ma sul suo viso era stampato un ampio sorriso, e se qualcuno ci fosse stato, nella casa avvolta dalle tenebre avrebbe visto, scrutando l’angolo del salotto, una mezzaluna bianca. Erano i suoi denti. Non poteva farne a meno; nel sogno tutto era chiaro, e non c’era spazio per interpretazioni diverse da quella che, secondo lui, era un fatto destinato ad avverarsi. Una profezia. Iniziava a convincersi che ci fosse la provvidenza dietro a tutto ciò, e questo pensiero contribuiva a consolidare la sua volontà a veder realizzati i sogni. Certo non poteva parlarne con Padre Holmes; era sicuro che non avrebbe capito.

D’un tratto udì un rumore. Proveniva dalla sterrata, dove la ghiaia era piccola, e i passi risultavano più granulosi, come il suono delle maracas. Tese l’orecchio e trattenne il respiro. I passi si fecero più intensi, fino a diventare lo  scricchiolio delle assi della veranda. Il tintinnio delle chiavi; il clangore della serratura. Il respiro di una giovane donna.

“Papà?”

“Vieni, tesoro.”

Il suo amico Larry si era piegato alla sua volontà; se era un test, lo aveva superato a pieni voti. Ma si trattava di una cosa semplice. Non poteva basare le sue azioni nel prossimo futuro sul fatto che un ragazzotto aveva obbedito al suo ordine di bere dal bicchiere. Doveva spingersi oltre. Se le persone fossero state un giorno disposte a fare qualsiasi cosa– anche la più ingiusta – nel caso in cui lui glielo avesse ordinato, allora le prospettive si sarebbero estese all’infinito. Sorrise, il volto ora illuminato dalla striscia di luce proveniente dal corridoio, le cui assi cigolavano ancora – solo di tanto in tanto, perché quelle le aveva sistemate, poco prima di restare invalido. I passi arrivarono in prossimità della soglia.

“Vieni qui, Wendy” disse tradendo un punta di impazienza. Lei apparve nella cornice della porta.

Lo scrutò, poi disse:“Sei… contento.”

“Io?” chiese Daniel. “Sì, in effetti sì”.

Lei sorrise, un sorriso spontaneo che indusse Daniel a chiedersi se avrebbe compreso. Sì, lo avrebbe accettato; magari non subito, ma dopo un po’ sì. Conosceva bene Wendy; era uguale a sua madre.

Wendy sorrise, e disse: “Mi fa piacere”. Poi fece per voltarsi, ma Daniel parlò, e lei si bloccò.

“C’è una cosa che mi… turba. E che mi impedisce di essere del tutto felice. Ma sai, c’è una buona notizia.”

Lei lo guardò, ora sforzandosi di sorridere. Annuì con lo sguardo.

“Ovvero, possiamo risolvere la questione in poco tempo. Sarai stanca, immagino”

“Un po’” ammise lei. “Ma certo, ti aiuterò. Di cosa si tratta?”

Daniel fissò lo sguardo in quello di sua figlia. “Questa città non è più quello di una volta. La gente va e viene… e tutto ciò ha uno scopo, lo svago. Capirai se a un padre finisce per preoccuparsi.”

“Beh…” mormorò lei a disagio.

“Qualche ragazzo di città,” proseguì Daniel, “lontano dalle responsabilità e da qualunque controllo – lo sappiamo quanto incapace sia lo Sceriffo Boone -, potrebbe farsi venire cattive idee. Magari proprio dopo aver visto una bella ragazza. E tu, Wendy, lo sei.”

“No…” si affrettò a dire Wendy, “non è successo nulla -”

“Ma è ovvio” la interruppe lui. “Se c’è una cosa che ho imparato dai giornali è che voi donne non denunciate mai,” e nel pronunciare queste parole i suoi occhi si tinsero di finta compassione, “una violenza. Non è così?”

Wendy rimase in silenzio. Non sapeva dove volesse arrivare suo padre, e questo la terrorizzava.

“Tornando a noi. È giusto che un simile mascalzone venga – non dico gonfiato di botte – ma quantomeno consegnato alla giustizia, dico bene?”

Wendy annuì con un cenno del capo.

“E allora io devo sapere. Devo essere certo che tu stia bene, ma anche che questa cittadina sia un luogo sicuro… Non trovi che ultimamente questo posto non lo sia più così tanto?”

“Rotten-Bridge è un ok…” rispose Wendy con un filo di voce. Ora nella sua mente un’idea della direzione in cui Daniel stava mirando stava nascendo. E la sensazione di una morsa stretta attorno alle viscere non poté che aumentare.

“Oh, non ne dubito. Ma vedi, io non riesco a dormire, pensando che là fuori” disse puntando la stampella verso la finestra, “ci sia anche solo un individuo capace di…”

“Cosa vuoi?” Le parole le uscirono dalla bocca senza che lei avesse ordinato ad essa di pronunciarle. Osservando il volto di suo padre – che fino a quel momento era stato velato da un sottile strato di malizia – distorcersi in un ghigno, Wendy sentì l’aria mancarle, come se l’aria che le arrivava ai polmoni passasse da un’apertura grande come il foro di una cannuccia. Respirò lentamente, scostò i capelli dagli occhi e alzò lo sguardo. Daniel sorrideva.

“Wendy,” disse. “Voglio che ti abbassi i pantaloni.”

Continua...

Serie: Buio al tramonto


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Questo capitolo mi ha fatto venire la nausea (in senso positivo per quanto è scritto bene).
    Trovo osceno non solo il “voglio che ti abbassi i pantaloni” di un padre nei confronti della figlia, ma il modo subdolo con cui c’è arrivato. Il voler trovare una giustificazione ad un gesto tanto aberrante.
    Poi c’è la parte che riguarda i sogni: sembra quasi una pandemia in crescita, un virus che contagia silenziosamente.
    Mi auguro che la povera Wendy riesca a fuggire.

  2. Impressiona il modo, il filo di pensiero (mi viene il termine “raggiro”, “manipolazione” ma non so se sia esatto) con cui l’uomo giunge alla proposta finale, oscena, potentissima, e l’unica che poteva venire da una mente simile. La totale dissociazione tra la violenza che sta commettendo e l’istinto di protezione al quale viene attribuita, e giustificata. Ci crederà davvero? Come giustifica, un uomo, malato o sano che sia, una roba simile a se stesso? Forse l’unico modo era proprio questo. La parola profezia, il sogno, quella frase, verso l’inizio, “Se le persone fossero state un giorno disposte a fare qualsiasi cosa– anche la più ingiusta – nel caso in cui lui glielo avesse ordinato, allora le prospettive si sarebbero estese all’infinito”: credo siano il punto di partenza. Mi ha dato l’aria di un criminale che, prima del reato, studia a tavolino la propria assoluzione.

  3. Questo episodio mi ha suscitato un turbine di emozioni. Il dialogo fra padre e figlia è perfetto, sconcertante, nauseante. Il finale a dir poco scioccante.
    Ma c’è una cosa che preannuncia il baratro: la scelta dei termini con cui identifichi il padre. Gli aggettivi che gli appioppi, le smorfie, i suoi occhi e come guardano, il ghigno. Tutti elementi perfettamente incastonati che ci rendono l’immagine di un mostro, ancora prima che abbia pronunciato l’ultima frase.