Psicosi

Apro gli occhi di scatto. Muro, letto, porta, fidanzato. Camera mia. Ansia che sale dallo stomaco alla gola, mi fa male il petto, respiro affannosamente, annaspo con la mano e sveglio il mio fidanzato. “Cosa c’è? Stai bene??” Tremo fortissimo. Continuo a respirare a intermittenza, forte, ho dei conati ma non vomito. Tutto gira. Voglio morire. Conato. Passano i minuti e i respiri rallentano. Finalmente smetto di tremare. Guardo il muro. Il mio fidanzato allunga una mano sulla mia spalla “hey stai ben-“ prova a dire ma viene interrotto da un urlo “NO! Non mi toccare!” ero io ad aver gridato ma sembrava provenire da qualcun altro, lontano. Guardo il muro. “Ti faccio una camomilla” mi disse andando in cucina. Continuai a guardare il muro per un po’ quando decisi di raggiungerlo in cucina. “Devi fare una cosa per me” gli annunciai sulla porta “devi camminare da quell’angolo del soggiorno fino a quell’altro facendo esattamente 15 passi e partendo con la gamba sinistra” mi guardò scioccato ma decise di farlo. Una volta. Poi una seconda. E una terza. Una decima. Una ventesima. Una cinquantesima. Io lo guardo dal divano, in silenzio, attenta che non sbagli neanche un movimento. Cinquantaquattro volte ha fatto quel percorso. Sta per iniziare la cinquantacinquesima quando mi dice “torniamo a dormire”. Scoppio a piangere e urlare. “Non ti amo più mi dispiace non ti amo più non è colpa tua mi dispiace perdonami” la testa fa male e urlo più forte, tu non sai che fare, ti vedo, hai gli occhi rossi e non sai come comportarti. Poco più di diciottenni. Mi butto per terra e mi stringo il petto dove c’è il cuore “fa male fa male” “devo chiamare l’ambulanza? Ti prego ho paura non so che fare” alzo gli occhi su di te, cosa ti sto facendo? I contorni del tuo viso si sfocano e sento dei bisbìgli. Non sei tu. Non sono io, io non sto bisbigliando, chi è? C’è qualcun altro con noi? Non capisco cosa dicono. “Vedo strano sento strano. Non ti amo più mi dispiace si sta vendicando su di me” “chi???” “Dio. Il karma. Il diavolo. Non lo so tu sei così gentile e dolce e io ora non ti amo più e mi stanno uccidendo per questo” sento un rumore di campana a cui è stato dato un singolo colpo fortissimo nella mia testa. Tutto tace. Sollevo il mio sguardo su di te “non è vero, io ti amo, ti amo tantissimo non c’è ragione per cui io non ti ami più” mi alzo, ti dò un bacio e torno a letto. 

Dormii un sonno agitato, come quando hai la febbre alta. Mi sveglio e mi sento tesa, guardo il muro. Lo sento di nuovo. Sta salendo. Urlo e inizio a scalciare, la testa mi fa malissimo voglio che finisca tutto, tutto fa male, mi stanno uccidendo. Arrivi di corsa “Vai via, via! Non ti amo più vai via!” ancora il tuo volto spaventato, fai per allontanarti quando “no aspetta no no non è vero tu sei perfetto scusami sono cattiva sono un mostro io ti amo” tocco i contorni del tuo viso e la rabbia sale in me “tu sei perfetto ma io non ti amo e ora mi fai questo mi uccidono per questo!” ti allontani di scatto “chiamo tua madre e andate in ospedale”. Fa male. La testa il cuore le ossa tutto. Il respiro è di nuovo affannoso. Vedo e sento di nuovo tutto strano. Mi stanno uccidendo. Mi uccideranno presto. Sto per morire. Provo a concentrarmi su qualcosa. L’orologio sul muro. Mi calmo. Torno a respirare con calma. Vedo e sento di nuovo normalmente. Conterò i secondi. I minuti. Le ore. 

4 ore 27 minuti e 11 secondi prima che mia madre entri dalla porta. Sono tranquilla, la guardo “Ciao mamma!” Oh no, lo sento che sale, la testa comincia a fare male, urlo.

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Discussioni

  1. Particolare, senz’altro. In un modo o nell’altro mi aspettavo ci fosse un seguito, che la storia più o meno continuasse. Ero curioso di sapere qualcosa di più sulla protagonista, ferita, ma desiderosa segretamente di voler cambiar tutto ciò.

  2. Mi è sembrato di salire sulle montagne russe ad altissima velocità, curve e salite e poi discese. Tratti in cui il fiato resta bloccato in gola e tu non respiri. La saliva che ti soffoca. La follia raccontata attraverso la follia, la notte che rende tutto ovattato nonostante le urla. Lui sconcertato e preoccupato, forse non vuole sentire, lei, secondo me, lucidissima. Bravissima Valeria. Torna più spesso

  3. Credo non ci fosse modo migliore per esprimere i pensieri di una persona preda di una psicosi.
    Hai fatto un notevole sforzo per immedesimarti in lei e si nota perfettamente: frasi incatenate una dietro l’altra senza soluzione di continuità, alle quali è quasi impossibile stare dietro e che vogliono essere lette così, tutte d’un fiato.
    Giunti alla fine, il lettore stesso prova un po’ di sollievo ma, poi, la frase finale dà nuovamente inizio al tutto.
    Sorprendente e incredibile: bravissima!

  4. Aspetta. Aspetta! Fammi trovare qualcosa che calmi quest’ansia che il tuo racconto mi ha lasciato… Ecco. Disegno sul quaderno tanti piccoli cerchietti, ghirigori che cercano un senso.
    Lo ammetto, il tuo racconto tocca delle corde che emettono suoni che non sentivo più da un sacco di tempo e la tua descrizione è particolarmente viva e la riesco quasi a sfiorare. Molto intenso. Mi piace!