Qualche dubbio
Serie: A piedi controcorrente - Cronache semiserie di un fuggitivo pandemico -
- Episodio 1: Il primo passo è il più scemo
- Episodio 2: Animali in gabbia e pellegrini smarriti
- Episodio 3: Il cielo dietro gli abeti
- Episodio 4: Il portone socchiuso
- Episodio 5: Venti Centimetri di Cielo
- Episodio 6: Risveglio e nuove luci
- Episodio 7: Gli Dei contro di me (spoiler: ho vinto io)
- Episodio 8: Il cancello che non porta a niente
- Episodio 9: L’incrocio Nero
- Episodio 10: La Città nella Bolla
- Episodio 1: Il Cavaliere Zoppicante
- Episodio 2: Il Pazzo nel Corridoio
- Episodio 3: Dodici ore
- Episodio 4: Stallo
- Episodio 5: Alla ricerca della risposta
- Episodio 6: Test Drive
- Episodio 7: Quasi di corsa
- Episodio 8: Il bar aperto
- Episodio 9: Un petit peu
- Episodio 10: Il raglio della fiducia
- Episodio 1: Non sei stanco
- Episodio 2: Qualche dubbio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
«Ehi! C’è qualcuno qui dentro?»
Aprii gli occhi all’improvviso.
Chi cazzo è? pensai.
Sentii qualcosa sfiorarmi il piede. Mi girai e lì, sdraiata accanto a me, c’era Sophie che dormiva.
La guardai e mi venne un sorriso.
«Ma che cazzo. Io vorrei sapere a certa gente cosa passa per la testa.»
Drizzai le orecchie.
Juan ha imparato a parlare?
Poi arrivò il raglio.
«Capito, Stefano? Questi si sono piazzati qui con tanto di asino.»
«La gente è veramente uscita fuori di testa, Mario.»
Il raglio di Juan si fece più nervoso.
«Buono, buono. Stai calmo, bestia.»
Coprii Sophie, ancora mezza nuda, e mi allungai per aprire la tenda.
Feci capolino e mi trovai davanti un paio di scarpe da lavoro e dei pantaloni giallo fluo con le fasce grigie appena sopra gli scarponi.
Alzai lo sguardo.
Un uomo sulla cinquantina, capelli brizzolati, faccia da uno che aveva già deciso che la colpa era mia. O almeno così mi sembrò dall’espressione degli occhi, visto che aveva la mascherina azzurra sul volto.
Mi grattai la testa, lo guardai e gli dissi:
«Buongiorno.»
«Buongiorno?» rispose. «Vi sembra un campeggio questo?»
Nel frattempo l’altro tipo, che doveva essere Mario, mentre discuteva con Juan aggiunse:
«Guarda Stefano, hanno acceso anche un fuoco.»
Uscii dalla tenda e mi guardai intorno.
Il sole filtrava nello spiazzo del bosco, gli uccelli cantavano e per un attimo sembrò quasi tutto normale. A parte i due uomini vestiti da evidenziatori, un asino incazzato e una ragazza francese mezza nuda che dormiva nella mia tenda.
Mi stirai per bene, poi guardando prima uno e poi l’altro dissi:
«Che succede, ragazzi?»
«Stefano, questo chiede che succede. Ma guarda questo.»
«Lascia fare, Mario. Ci penso io.»
Lo guardai.
Poi una brezza fresca mi fece accorgere che ero a torso nudo.
«Mi spiegate cosa state facendo?»
«Aspetti un attimo, prendo una felpa. Ah, per favore, può dire a Mario di lasciare perdere Juan?»
Mi girai, rientrai piano nella tenda e, facendo attenzione, aprii lo zaino che era proprio dietro la testa di Sophie. Presi la felpa, la coprii meglio e le accarezzai la fronte.
Lei non si svegliò, però mi sembrò di vederle spuntare un sorriso.
Poi uscii dalla tenda, mi infilai la felpa e continuai il discorso con Stefano.
«Ah, e se poteste fare un po’ più piano…»
Gli feci l’occhiolino e indicai la tenda.
Riuscii a vedere solo gli occhi di Stefano, che quasi uscivano dalle orbite.
«Fare piano?»
Poi si girò verso Mario e disse:
«Mario! Ma questo da dove è uscito?»
Si girò nuovamente verso di me.
Io lo guardai e dissi:
«Be’, dalla tenda.»
La indicai.
«E vi ho appena chiesto di fare piano, c’è una persona che…»
«Daniel? Che succede?»
Mi girai di scatto verso la tenda, poi guardai Stefano.
«Che c’è una persona che dorme. Cazzo.»
Poi alzai un po’ la voce, cercando di non alzarla troppo.
«Sophie? Prima di uscire mettiti qualcosa addosso, che abbiamo visite.»
«Mario, questo…»
«E ti ho chiesto se per favore Mario può allontanarsi da Juan. Si sta innervosendo parecchio.»
Staccai gli occhi da Stefano e mi avvicinai a Juan, che continuava a ragliare e a scuotere la testa.
Gli appoggiai una mano sul muso e con l’altra tenni stretta la corda, tentando di calmarlo.
«Buono, Juan. Buono.»
Poi mi girai verso Mario.
Aveva i capelli lunghi e neri, era alto più o meno quanto me, portava anche lui la mascherina azzurra e sotto gli sbordava una barba folta da tutte le parti.
Lo guardai dritto negli occhi.
«Per favore. Ti puoi allontanare?»
Mario fece due passi indietro senza rispondere.
Devo averlo guardato brutto davvero, pensai.
E poi successe quello che temevo.
«Cosa cazzo sta succedendo qui?»
Mi girai verso la voce.
C’era Sophie.
Scalza, con le gambe nude che spuntavano dalla sola felpa che indossava, i capelli ancora arruffati e un’espressione sul viso che non le avevo mai visto.
Rimasi incantato per qualche secondo da quella visione.
Poi Sophie si chinò, rientrò nella tenda e ne uscì con una mazza da baseball che non so da dove cazzo avesse tirato fuori.
Cazzo, pensai.
Ora sono ufficialmente innamorato.
Nella mia testa partì una canzone: “La mia ragazza mena” degli Articolo 31.
Sophie strinse la mazza con entrambe le mani. Non aveva la bava alla bocca, ma secondo me ci mancava poco.
Poi urlò qualcosa in francese.
Non capii una parola. E forse fu meglio così.
Guardai Stefano.
Stefano guardò Mario.
Mario guardò me.
Nessuno disse niente.
Anche Juan, per un attimo, smise di ragliare.
«Signorina, ma lei è pazza? Posi quella mazza. Guardi che noi stiamo facendo solo il nostro lavoro. Vero, Mario? Diglielo anche tu.»
Io guardai Mario.
Stava sudando.
Gli vedevo le gocce scendere fino alla barba e inumidirgli la mascherina. E la temperatura, quella mattina, non era per niente alta.
Non disse niente.
Ma giuro che sentii una strana puzza provenire dalla sua direzione.
«E tu?» continuò Stefano, guardandomi e allontanandosi sempre di più da quella che, fino a pochi minuti prima, era Sophie. «Non dici niente?»
Feci un’ultima carezza a Juan e avvicinai il viso al suo muso.
«Vediamo se ne usciamo senza fare troppi danni.»
«Allora, mi spiegate cosa volete?»
«Calma Sophie, metti giù quella mazza, dai. I ragazzi qui stanno solo facendo il loro lavoro. E mi spieghi una cosa? Da dove l’hai tirata fuori quella mazza da baseball?»
«Secondo te, Daniel, io giro da sola senza qualcosa per difendermi? Comunque la tenevo nello zaino.»
«Ma lo zaino era nella tenda. E nella tenda c’ero anche io e…»
«E secondo te io mi fidavo di te?»
Rimasi lì, tra lei e Stefano.
La guardai.
Quella frase mi arrivò addosso più forte della mazza che teneva in mano.
Non le dissi niente, ma il cuore aveva iniziato ad accelerare.
Poi mi girai verso Stefano e gli feci un sorriso.
«Stefano, mi devi scusare. Ieri sera non abbiamo trovato un posto dove dormire e abbiamo deciso di accamparci per passare la notte.»
«Daniel, che fai?»
Mi girai verso Sophie.
«Tu abbassa quella mazza e non parlare un attimo.»
«Stefano, che facciamo? Prendiamo le motoseghe o chiamiamo i carabinieri?» disse Mario.
«No, Mario, non c’è bisogno di chiamare nessuno.»
Guardai Stefano.
«Adesso prendo le mie cose e mi avvio.»
«Daniel, cosa dici? Noi…»
«Noi?»
Non la guardai mentre lo dissi.
«Non c’è nessun noi.»
Presi le mie cose, mi avvicinai a Juan e lo accarezzai.
«Daniel, dove stai andando? Ma sei pazzo?»
Mi girai e, ridendo, le dissi:
«A sto punto, qualche dubbio mi sta venendo.»
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