Qualche volta si fanno incontri…

Seppo stava faticando. Aveva il fiatone.

«Amico mio, sei fuori esercizio» sorrise.

«Uhm, hai ragione, Jalo. È solo che al lavoro non faccio tutto questo moto».

«Be’, coraggio, siamo qui, in mezzo alla natura. Non vedi che belli i nostri laghi? La nostra foresta, poi? È così incantevole».

«Sono ghiacciati, comunque. I laghi intendo».

«Non essere così pignolo. Sono ghiacciati, ma quando i sovietici provavano a passarci, i loro carri armati sprofondavano e tanti saluti ai comunisti».

«Tu hai combattuto quella guerra, mi hai detto».

«Sì, è vero».

«Non perdi occasione per ricordarmelo. Io all’epoca ero troppo giovane. Ricordo solo i Tupolev che bombardavano Helsinky».

«Aspetta un momento». Jalo si fermò.

«Cosa c’è?». Gli sci smisero di sibilare e Seppo si guardò intorno.

«Non senti?».

«Nulla, a dire il vero».

«Infatti. È questo. Non si sente nulla, più nulla. Non si sente alcun animale. Che strano».

Seppo represse un brivido. «Non è che… che… sta succedendo qualcosa?». Detestava balbettare. Si sentiva sciocco, ma non riuscì a reprimere quel brivido. Erano da qualche parte della campagna finlandese, in mezzo alle foreste, con quegli stupidi sci. Seppo spesso si chiedeva se fra cinquant’anni, nel 2000, ci sarebbero stati sci migliori, ma quella era fantascienza.

«Aspetta un momento».

«Che cosa, Jalo?».

Jalo, per tutta risposta, sgranò gli occhi.

Sopra le fronde degli alberi era comparso un oggetto volante. Era un disco e dopo che era parso schizzare a migliaia di chilometri all’ora, si era fermato sopra di loro senza neppure un sussulto.

Ma il sussulto lo ebbe Seppo, perché una sezione del disco si ritirò su se stessa e si accese un raggio. Il raggio, dunque, accompagnò un essere bizzarro fin sulla neve. Era un umanoide con la testa allungata, la pelle grigia e una tuta aderente nera. Era molto basso, almeno un metro.

Seppo era allibito, incredulo. «Non… Non ci posso credere. Questo è un film di fantascienza! Che poi, Jalo, hai visto? Questo mezzo volante… Altro che i Tupolev sovietici».

«Silenzio, Seppo». Jalo avanzò con gli sci e si fermò davanti all’umanoide. «Cosa desideri? Da dove provieni?».

L’umanoide non rispose se non con uno sguardo spento, ma che allo stesso tempo aveva un che di ipnotico.

Jalo avanzò ancora, fino a entrare nel raggio di quel fascio di luce.

Seppo trovò tutto ciò sbagliato. «Jalo, no… Non vorrei che ti faccia del male!…».

«Lascia stare, Seppo. Io ho combattuto i comunisti, non ho paura di nulla».

Il fascio di luce iniziò a ritirarsi e l’umanoide e Jalo si librarono in aria, fino a che non svanirono all’interno del disco volante.

Subito, il mezzo partì e scomparve nel cielo grigio e invernale.

Sulla neve rimasero solo gli sci di Jalo e Seppo pensò che, forse, Jalo non era mai esistito.

Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Sci-Fi

Responses

    1. Ciao, grazie per avermi letto e pure per il complimento.
      Sì, è un racconto autoconclusivo, non c’è un seguito. La mia idea era di descrivere un rapimento alieno sulla suggestione di un’immagine che vidi su un libro di ufologia per ragazzi molti anni fa. Il disegno ritraeva due sciatori con davanti un alieno sceso da una navicella extraterrestre, così gli ho dedicato questo racconto.

  1. L’argomento dei rapimenti alieni m’affascina molto e al tempo stesso rimango comunque scettico.
    Da quello che ho potuto capire Jalo è un amico immaginario di Seppo: insomma una grande allucinazione?
    Racconto interessante.

    1. Ciao Raffaele e grazie per avermi letto!
      Dunque, anch’io sono affascinato dai rapimenti alieni anche se non ci credo. Anni fa mi interessavo all’ufologia e lessi alcuni libri… quel materiale l’ho usato per scrivere questo racconto.
      Mi piace la tua interpretazione che Jalo sia un amico immaginario di Seppo, che tutto ciò sia un’allucinazione, ma no, non lo è, anche se la tua interpretazione mi è piaciuta moltissimo.