Qualcosa che mi appartiene

Serie: Buio al tramonto


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il caso ha dato inizio a una tempesta, nei dintorni di Rotten-Bridge...

Prologo – 2

Helena – Capitale dello Stato del Montana

Il mercato agricolo del sabato mattina era poco affollato, quel giorno, fatto che non aveva per nulla sorpreso Jack Abigail. Alle sette del mattino non si stava male, ma già alle nove e mezza era raro incontrare qualcuno senza aloni scuri sul tessuto della camicia sotto le ascelle. Sempre se qualcuno si faceva vivo, s’intende. Jack azionò la manovella bianca, e la tenda del suo camioncino si estese.

Man mano che l’ombra si allungava sulle carcasse delle carpe e dei salmoni che riposavano nel ghiaccio, nel naso di Jack iniziò ad insinuarsi un pungente odore di pesce marcio. Si stava chiedendo se avesse dimenticato qualcosa sotto al banco, dove l’asfalto iniziava ad riflettere i raggi del sole, quando un movimento attirò la sua attenzione. Si voltò di scatto, e trasalì nel riconoscere la figura di un uomo in piedi dall’altra parte del bancone.

L’uomo – che poteva avere ottant’anni, ma secondo Jack era molto più vecchio – lo fissava da grandi occhi scavati nel cranio spigoloso. Era difficile definirne il colore, o più banalmente capire se si fosse rasato a dovere, perché il volto era nascosto dall’ombra delle lunghe tese di un cappello nero. Dalle spalle ossute cadevano lungo i fianchi braccia lunghe ed esili; dalle maniche della giacca (una giacca come quella Jack l’aveva indossata al matrimonio di sua figlia, a gennaio) sbucavano dita appuntite. L’olfatto di Jack colse di nuovo il fetore di pesce andato a male. Interruppe quella sinistra contemplazione e iniziò ad arrossire.

“Mi perdoni per l’odore…” balbettò smuovendo il ghiaccio tritato con una paletta, “ma prima non c’era. Stavo giusto cercando di capir-”

“Non sono qui per il pesce” disse laconico il vecchio. Proprio come il suo aspetto, anche la sua voce era fragile e stanca. Per qualche motivo, Jack pensò alla voce di un morto. Eppure gli era arrivata dritta nel cervello, come se le labbra dell’altro non fossero a qualche metro di distanza, ma a pochi millimetri dal suo orecchio. “Sai di cosa parlo” disse il vecchio. “Vero?”

Jack non pensò nemmeno per un secondo di chiedere allo sconosciuto di cosa diavolo stesse parlando. E si disse, spinto da una coscienza che in quel momento faticò a riconoscere come sua, che, se aveva trovato qualcosa che non gli apparteneva, avrebbe dovuto restituirla senza fare troppe storie. E a pensarci, lui qualcosa l’aveva trovata, la sera prima.

“Vado subito” disse con un filo di voce. Scese dal banco e si recò in cabina dal lato del passeggero. Sul pavimento, dentro a un borsello di tela, avvolta con cura nella carta di giornale era custodita una boccetta delle dimensioni di una pallina da golf. Il vetro di cui era fatta veniva protetto da una maglia composta dall’intreccio delle ossa di qualche piccolo animaletto (o così Jack aveva sperato); al suo interno oscillava un liquido denso e nero. Petrolio? aveva pensato Jack, rinvenendola dalla gola del salmone acquistato da Herbert a Rotten-Bridge. Stupido Yankee, in che guaio mi hai cacciato, pensò gettando la carta di giornale sul sedile.

Osservando un’ultima volta il liquido nero ondeggiare nella boccia di vetro, Jack prese in considerazione di mentire, tornando dal vecchio a mani vuote. Dopo tutto era in forma e molto più giovane, e nulla gli avrebbe impedito di cacciare quell’uomo dal suo banco del pesce. Pessima idea, pensò all’istante, scuotendo la testa. Lui sapeva che era in possesso di quella boccetta.

Ma come poteva Jack esserne sicuro?

Lo sai e basta, disse una vocina nella sua testa, e questa volta Jack fu sicuro che a parlare erano i propri pensieri. Perché poco prima, quando il vecchio aveva fatto la sua comparsa e gli aveva parlato, Jack si era sentito violato. Come se la volontà del vecchio fosse anche la sua. Gli venne alla mente l’immagine di un soldato che rimane chiuso fuori dalle porte del suo fortino, con il nemico all’interno a puntargli contro un cannone. Rabbrividì. Sbirciò da sopra il sedile, e il cuore gli salì in gola. Il vecchio lo stava guardando.

Vieni qui. Subito.

Questa volta a parlare non era stati i suoi pensieri. Riconobbe all’istante la stessa voce stanca che aveva udito poco prima, dietro al bancone del pesce. Eppure le labbra del vecchio non si erano mosse. Si chiese se non avesse a che fare con un ventriloquo e subito dopo, sentendosi un idiota, realizzò che il vecchio era tutt’altro che un banale intrattenitore. Era il nemico chiuso nel suo fortino e lui, Jack, si era trovato la porta chiusa e la bocca di un fucile puntata contro gli occhi.

“Sto arrivando, io… non riuscivo a trovarla” disse dimenticandosi di richiudere la portiera, sforzandosi di assumere un tono credibile. Salì di nuovo dietro il bancone e senza esitare porse al vecchio la boccetta.

Quello tese il braccio nel gesto di afferrarla, mettendo in mostra la mano raggrinzita, bianca come quella di un morto. Afferrò la boccetta e quando, per un istante, le sue dita entrarono in contatto con quelle del pescivendolo, a Jack venne da vomitare. Si voltò appena in tempo per rigettare in un secchio di ghiaccio.

Ansimando, si ripulì la bocca con il dorso della mano, e si alzò barcollando. Ma dall’altra parte del bancone non c’era nessuno. Faceva troppo caldo, quel sabato mattina.

Quella sera, in un vicolo nei pressi della cattedrale cattolica di Helena, presidiata da Padre Calbraith, un uomo venne ritrovato senza vita, con le mani serrate attorno al collo. Com’è ovvio, ci furono delle indagini e una suora, che passava di lì in quel momento dopo una visita a Padre Calbraith, riferì di aver avvistato quell’uomo mentre si avvicinava titubante al portone della chiesa. Aveva la mano appoggiata al maniglione, quando si bloccò. La suora sostenne che in quell’istante l’uomo parve lottare contro sé stesso, come se una parte di sé non volesse entrare dentro al luogo sacro. Alla fine, con movimenti scattanti e scoordinati, l’uomo si allontanò.

L’esito delle indagini fu il seguente: Jack Abagail, commerciante di pesce di lago, si era strozzato con le sue stesse mani.

* * * 

E il vecchio che vestiva di nero, dopo una lunga attesa, fu certo che il lavoro per il quale si era tanto preparato poteva essere compiuto.

Continua...

Serie: Buio al tramonto


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Molto interessante come inizio. Mi associo ai commenti precedenti, non mi aspettavo la morte di jack…ma ho la sensazione che in seguito scopriremo il motivo, e può darsi non sia finita qui.

  2. No… Non deludi affatto le aspettative. Questo seconda parte del prologo introduce elementi molto interessanti, in modo vivido e diretto. In effetti, come ha detto Arianna, anche io non mi aspettavo la morte di Jack, appena introdotto nel racconto… impatto notevole.

  3. La morte di Jack non me l’aspettavo (non davanti alla chiesa e in quelle circostanze). E adesso? Chi era quel “morto vivente”? Sono davvero curiosa di leggere il seguito di questa storia.

  4. Ciao Nicola, e da tempo che non leggo un Horror e visto le premesse ho letto con molta curiosità il secondo episodio. Mi è piaciuto molto. È scritto in modo vivido e immersivo. Le descrizioni sono ricche di dettagli sensoriali che rendono la scena palpabile. Il ritmo è ben calibrato, con dialoghi efficaci. La morte inquietante di Jack crea tensione e anticipa una minaccia più grande. 👍🏻

    1. Grazie Tiziana! In effetti, dopo un po’ di racconti a una serie (da concludere, non la lascerò a metà ahah) lontani dal genere ho sentito il bisogno di scrivere qualcosa di spaventoso.
      Grazie come sempre per le bellissime parole.

  5. Non te la prendi, vero? se dico che vari elementi della narrazione mi hanno richiamato alla memoria la Innsmouth di Lovecraft. E lo stile, anche. Chiudere il capitolo con un avvenimento tragico, che stabilisce un momentaneo compimento, è una buona scelta, a mio avviso. Mi piace il tuo modo di scrivere, ricco e pulito nello stesso tempo.