Qualcosa di importante – parte 1

Serie: Qualcosa di importante


Racconto breve diviso in due parti

Aspetta il momento in cui tutti sembrano occupati in qualcosa di importante, ognuno con un farmacista sottobraccio a cui far credere che quell’angolo l’abbiano allestito apposta per lui, e quando è sicuro di passare inosservato si allontana senza guardarsi intorno, con l’incedere di uno che ha già tutto scritto chiaro in testa.

Gliel’aveva spiegato Magnani come fare, ai tempi dell’università.

«Non conta se hai voglia di andare a una festa. Ci devi andare e basta. Devi dare l’impressione di essere quello che si diverte di più. È quello il segreto, capisci? E quando proprio sei al limite, te ne vai senza farti vedere, senza salutare, senza ringraziare. Dritto per la tua strada. Ti pigli la giacca e chi s’è visto s’è visto. Penseranno che se sei sparito avevi per forza qualcosa di grosso da fare. Ti crea intorno quel non so ché di mistero. Mi spiego?»

Cazzate. Tant’è l’arte di andarsene l’ha imparata.

La stanza è enorme e vuota, i tavoli e le sedie che ieri erano disposti a intervalli regolari sono stati portati via. La luce del sole si insinua spavalda attraverso le finestre altissime, calda che pare già arrivata l’estate. Colpisce la parete imbiancata di fresco sul lato opposto e la accende come se non fosse fatta di mattoni ma di milioni di minuscole lampadine incandescenti. La porta che si è chiuso alle spalle ha zittito all’istante il brusio inarrestabile del fiume di persone che oltre l’anta riempiono i corridoi e i disimpegni dell’edificio. Un taglio netto col mondo esterno che ha qualcosa di assimilabile alla magia, che gli ricorda il cancello che l’orsetto Pakkun era in grado di far apparire ovunque volesse e che conduceva nel Fantastico Mondo di Paul e Nina.

Allenta la stretta della cravatta, appoggia la schiena alla parete corta della sala e si lascia scivolare lentamente a terra fino a che non è seduto, con le ginocchia piegate in alto a fargli da supporto agli avambracci. Sul fondo della stanza è appeso alla parete un arazzo che niente ha a che fare con l’ambiente che lo circonda. Gli ricorda quello che stava sopra alla credenza nella casa di sua nonna quando era bambino, anch’esso del tutto fuori luogo. Frammenti di un tempo lontanissimo che come altri, già da un po’, gli si mostrano. Che sembrano volergli instillare un dubbio, che non esistano linee rette ma solo spirali e che a volte, in momenti particolari, queste si tocchino.

Chiude gli occhi e chiede permesso al silenzio che lo circonda, che si espande e cola e lascia il segno sulle cose come succo di limone su un foglio di carta, in attesa di una fiammella che ne sveli il segreto senza bruciarlo.

L’equilibrio fragile che governa l’ambiente si frantuma. Un applauso che arriva da lontano, una risata sguaiata, il vociare indistinto della folla che ha sempre lo stesso timbro ovunque lo si ascolti. Succede tutto così in fretta, nell’arco di un soffio, che per un attimo pensa di averlo solo immaginato. Poi sente l’aria spostarsi davanti a sé e un fruscio alla sua destra che dall’alto lo raggiunge per fermarsi lì dove è seduto lui.

Non se n’è andato perché lei lo seguisse, ma ora che è successo, ora che la riconosce senza nemmeno aprire gli occhi, ora che sente il suo odore penetrargli i pori, si accorge di averci sperato.

«Ho fatto qualcosa che non va?» gli chiede lei in quel tono morbido che gli solletica lo stomaco, che più di una notte lo ha tenuto sveglio tempo addietro, fino a che notte non è stata più.

«No.»

«Allora ho detto qualcosa che non va?»

«Nemmeno. Tu perché me lo chiedi?»

«Stavamo parlando, sei sparito.»

«Io stavo parlando. Tu…»

«Io ti stavo ascoltando.»

«Dici? Dava l’idea di essere una conversazione conclusa. Ti sei messa ad armeggiare col telefono, ti ho lasciato un po’ di spazio.»

«Lo spazio che mi serve me lo prendo da sola, non c’è bisogno che me lo lasci tu. Stavo rispondendo a Michela. Ha dormito dalle sue amiche ieri.»

«Michela. È un secolo che non la vedo. Come sta?»

«Bene. Mancherà poco che sarò solo io a cercare lei. Ha sedici anni ormai.»

«Secondo te non so quanti anni ha Michela?»

«Comunque era solo per chiarirti la storia del telefono.»

«Non mi devi mica spiegare.»

«E tu non devi per forza fare lo stronzo.»

«Mi riesce bene, vero?»

«Sembri nato apposta.»

Gli spinge via la gamba con la sua, fasciata da un paio di jeans scuri, trattiene una risata, mentre lui gli assesta una gomitata sul fianco, piano.

Una scusa qualsiasi va bene pur di sentirla di nuovo, passargli dal cotone alla pelle d’un tratto umida e tesa, la chimica che si mette in modo seguendo leggi intrascrivibili, quella frequenza che ti avvisa di essere al cospetto di un incastro perfetto, l’attrazione che non sente ragioni veicolata dall’odore ed esaltata dal tocco, quella che non ci si spiega perché due persone la scatenino ma altre due no. Che lo renderebbe pronto lì, adesso, a scivolarle dentro in un attimo, sapendo che non sarebbe capace di dedicarle tutto il tempo che le vorrebbe regalare, con buona pace dei superuomini che popolano questa terra, tanto è il desiderio che ora si flette, si dilata e si lascia per strada minuscoli aloni scuri sulle cuciture dei boxer all’altezza del ventre.

E lui lo percepisce che il calore accumulato nella stanza proviene da due fuochi. Che lei si accende con lui come non succede, non allo stesso modo, con la pletora di uomini che lontano da qui le ronzano intorno e la tengono impegnata, qualcuno senza lasciarla dormire. 

Continua...

Serie: Qualcosa di importante


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. No! Per segnalarti quel piccolo refuso sono riuscito a cancellare il lungo commento che avevo scritto! Che imperdonabile asino che sono! Ti anticipo che era un mieloso elenco di complimenti e che mi riservo di ricomporlo per la seconda parte 😜. Ti anticipo che parlava di chimica sapiente e capacità di analisi. Sempre un piacere leggerti Roberto, a presto 👏👏👏

    1. Non ti buttare giù così 😂. Grazie Giuseppe, sei sempre così gentile con me che un giorno finirò col crederci ❤️. Andiamo alla prova del fuoco, e grazie della segnalazione, corretto! (che poi, cosa vorrebbe dire “buna”? Perché non è venuto fuori come errore? Dannati correttori automatici, sempre fuori luogo)

  2. Ho apprezzato questa lunga digressione, molto cinematografica. Ho pensato a un duello western: sguardi freddi che si studiano, il vento e il sole caldissimo, il sudore delle fronti.

    L’ho immaginato così questa sorta di ‘approccio’ quasi animalesco e mi aspetto, ma questo è egoistico, lo so, uno scontro col botto.

    Si sentono i duie corpi che si attraggono e si desiderano. L’alchimia da tenere a bada in un ambiente che non è certo ‘il luogo migliore’. Però adesso aspetto il migliore dei Toso 🙂

  3. Ho la sensazione che tu l’ abbia presa un po’ larga la direzione per arrivare al dunque. Vuoi farci sospirare un po’, in attesa di poter leggere la seconda parte di questa storia che inizia con un tono semifreddo che comincia a scaldarsi quando arriva lei, la sua ex. La temperatura continua a salire sino al momento in cui lui riesce a sentire che quel calore accumulato nella stanza proviene da due fuochi. Immagino nella seconda parte giochi pirotecnici; forse. Ma devo avere pazienza e aspettare di poter leggere al piú presto la parte conclusiva di questo tuo insolito e appassionante racconto di narrativa (?)

    1. Eh sì, lo so, è una cosa che devo imparare a gestire, l’arrivare al punto. Però giuro che ne sono consapevole, ed è già un passo nella giusta direzione 😊. Grazie per la lettura e grazie per quel punto interrogativo in fondo, che mi convince sempre di più dell’idea che mi sono fatto sulle categorie, e cioè che le storie sono storie.
      PS: il tuo commento mi fa accorgere che per qualche motivo è saltato il pulsante “Segui” su di te, quindi lo riattivo con piacere.

      1. Perdonami Roberto. Non intendevo evidenziare alcun aspetto negativo. Ero incerta tra una strategia intelligente mirata – da parte tua – e una personale necessità caratteriale e stilistica. L’ una e l’ altra degne di rispetto e di stima.
        Ora verifico anch’ io se ti ho incluso nella lista degli autori che seguo ufficialmente.

        1. Ma figurati! Io mica l’ho presa come critica (e anche se lo fosse stata…)! Sono serio quando dico che mi perdo senza arrivare al punto. Ma grazie per la tua premura.

  4. Ciao Roberto! Che lettura inattesa, e che piacere vederti tra quelli che hanno accettato la sfida…mi ha colpito, fra le altre cose, il modo esatto in cui sei riuscito a restare te stesso, mantenere l’identità della tua scrittura, pur provando ad “esplorare” un territorio nuovo. L’effetto è straniante, forse perchè ti conosco in altre vesti. Insomma: è come se tu avessi cambiato abito, ma, invece di adattarti al modello, fosse il modello che si è adattato a te. No so se sono riuscita a spiegarmi…comunque leggerti è stata una piacevole sorpresa. Mi associo anche a Melania, non sappiamo nulla dei personaggi, lo possiamo intuire, eppure cogliamo la complicità e la chimica, sopra ogni altra cosa. In questo sei riuscito molto bene. Come sei riuscito a mantenere grazia e giusta distanza, sempre nel tuo stile. Ora aspetto il seguito!

  5. Ciao Roberto, c’è sempre qualcosa da assimilare dalle tue descrizioni e dai tuoi dialoghi. Non si sa praticamente nulla dei tuoi personaggi, ma si percepisce la tensione e l’attrazione tra loro e la curiosità va alle stelle.
    Molto bravo!