Qualcuno copre Jack

Serie: Lora


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Jack fallisce il suo tentativo di fuga a causa dell'arrivo delle guardie... probabilmente è stato scoperto

L’autista fissava sbalordito il monitor nella sala di comando della sicurezza, incapace di proferire parola. Jack, dal suo canto, non era molto più sereno, anzi era spaventato, sebbene la situazione stesse volgendo a suo favore. L’unico nella sala a non mostrare segni di sorpresa era l’agente Rockwell, e questo perché era l’unico a non conoscere come erano andate veramente le cose.

Nessuno disse nulla fino a quando Rockwell non parlò: “Tu” disse puntando l’autista con il dito indice, “non scaricherai più nel mio carcere, intesi?” e quando quello fece per protestare l’agente si stava già rivolgendo a Jack: “Quanto a te, d’ora in avanti sarai ai lavori forzati. Sono pronto a giurare che non è successo nulla solo perché sei stato troppo ingenuo per accorgerti della via di fuga, ma non posso correre rischi” e così dicendo congedò i presenti, che vennero accompagnati al di fuori della stanza, quando l’autista si fiondò contro Jack sferrandogli un pugno dritto sul naso. Jack vide le stelle e si ritrovò con la tuta e le mani imbrattate del suo stesso sangue, ma la rissa ebbe fine immediatamente grazie all’intervento delle altre guardie.

Venne scortato in infermeria, dove venne medicato, e poi in cella, una volta nella quale si distese sul letto fissando il soffitto scrostato e ammuffito. Da quando l’operatore aveva fatto partire la registrazione non era stato in grado di pronunciare una parola. Non sapeva cosa pensare, non era più nemmeno in grado di riconoscere il confine tra realtà e finzione, e aveva avuto dubbi persino sul fatto che il suo tentativo di fuga fosse realmente avvenuto. Diamine, ma certo che è avvenuto, la verità è che dev’esserci qualcuno che vuole aiutarmi, pensò Jack. Ma chi?

Con il pensiero andava costantemente al video, che appariva nella sua mente in loop nella consueta scarsa qualità delle riprese di sicurezza. Jack aveva dovuto trattenersi dal spalancare la bocca ed esclamare un’imprecazione di stupore. Nella ripresa, si vedeva chiaramente Jack Morrison scaricare gli scatoloni dal furgone, fino a quando questo non iniziava a scappare in avanti verso il muro. A quel punto, Jack – o qualcuno che gli assomigliava spaventosamente – si era fiondato verso il veicolo, aprendo la portiera e saltando in cabina, e allora si era visto il furgone fermarsi di colpo. Dopodiché, Jack era sceso e, spingendo tra qualche scivolone a causa del bagnato, aveva riportato il furgone in una posizione simile a quella iniziale, ma di sbieco. Aveva così ripreso il suo lavoro, interrompendosi improvvisamente quando le guardie avevano fatto ritorno.

Questa era la versione dei fatti raccontata dalle riprese di sicurezza, incontestabili da parte di chiunque. D’altro canto, però, Jack sapeva che non corrispondevano alla realtà. Di conseguenza, era ovvio che qualcuno avesse sostituito il filmato originale con un altro. Questa era una possibilità, anzi probabilmente era andata proprio così, anche se vi era un elemento che la rendeva se non impossibile, almeno improbabile, e questo elemento era il tempo.

Jack si alzò dal letto e si mise in piedi davanti alla finestra, dalle cui sbarre poteva scorgere l’ampio cortile di cemento, ripopolato da parte dei carcerati grazie all’abbassamento della temperatura. I mormorii dei gruppetti di detenuti, le risate lontane e il tonfo dei palloni da basket rendevano più semplice pensare, quindi Jack iniziò a calcolare. Dal momento in cui le guardie erano tornate al cortile di scarico con l’autista, a quando l’operatore aveva avviato la riproduzione del filmato, cliccando sull’orario interessato, non erano passati più di quaranta minuti. Per forza di cose, il filmato falso doveva essere stato sostituito in quel lasso di tempo, perché non era possibile che il sistema rendesse disponibile registrazioni relative a un giorno o a un orario futuro. Chiunque fosse stato, aveva effettuato quella sostituzione in un tempo brevissimo, in maniera impeccabile e soprattutto sotto agli occhi di tutti gli operatori che in quel momento erano collegati ai computer. Jack non se ne intendeva di informatica e affari simili, ma giunse alla conclusione che un bravo hacker, o un abile agente doppiogiochista, sarebbe riuscito nell’intento senza troppe difficoltà.

Altrettanto non poteva certo valere per il modo in cui quel filmato posticcio era stato creato. La prima idea fu che si fosse trattato di qualcosa pescato dall’archivio, ma Jack la scartò velocemente quando ebbe considerato che nessun episodio simile era mai accaduto. Almeno non in sua presenza, ma era evidente che quello del filmato fosse proprio lui, perché il suo viso era apparso ben chiaro più di una volta. Jack pensava tenendosi la testa tra le mani e strofinandosi i capelli.

Un fotomontaggio. Per forza di cose doveva essersi trattato di un fotomontaggio, di certo realizzato da un professionista, perché a quella conclusione Jack era arrivato soltanto scartando le altre possibilità: il video in sé sembrava autentico.

Jack riordinò le supposizioni cercando di creare con esse un quadro completo degli eventi. Una persona aveva creato un filmato, utilizzando vecchi spezzoni ricavati dagli archivi e tecniche di computer-grafica, o chissà in quale diavolo di modo. Questo doveva per forza essere avvenuto ben prima che Jack tentasse la fuga, perché per quanto abile possa essere un essere umano, creare qualcosa del genere doveva richiedere come minimo quaranta minuti, ovvero il tempo trascorso tra l’arrivo delle guardie e la riproduzione, lasso di tempo in cui era stato anche caricato nell’archivio del sistema di sicurezza. Era ovvio: qualcuno aveva creato il filmato e lo aveva inserito durante quei quaranta minuti, provvedendo anche a unirlo con le riprese – reali – degli attimi successivi al suo tentativo di fuga. Jack smise di elaborare quando un interrogativo in particolare gli sfiorò la mente, lasciandolo di pietra mentre il sangue gli si gelava nelle vene.

Se si accettava l’idea che il filmato fosse stato creato tempo prima della sua fuga, – e non poteva essere altrimenti – allora si doveva dedurre che la persona che lo aveva montato fosse a conoscenza delle sue intenzioni. Jack, da parte sua, era più che convinto di non aver rivelato a nessuno il suo piano.

Mentre Jack si stava massaggiando le tempie e le palpebre con la punta delle dita, entrò John, il suo compagno di cella. Senza curarsi dell’altro presente, John rovistò nel cassetto, estraendone un paio di ciabatte e una borsa di tela con dei vestiti puliti. Poi, fece per uscire dalla cella, quando Jack parlò.

“John” disse, e quello si voltò, invitandolo a continuare la domanda senza dire nulla, solo con lo sguardo.

“Tu hai lavorato per un’agenzia pubblicitaria, o sbaglio?”

“Sì, per qualcosa come dieci anni” rispose disinteressato John. Evidentemente aveva fretta di andare a farsi una doccia.

“Ti sei mai occupato di grafica al computer?”

“Facevo quella roba dalla mattina alla sera. Ora scusami, ma ho una gran voglia di buttarmi sotto a un getto di acqua fresca…” disse, e fece per voltarsi.

“Solo un secondo! Ti prego, solo un’altra cosa.”

“E va bene. Ma cerca di fare alla svelta” disse con una punta di impazienza. D’altra parte, se per Jack la questione era quasi di vita o di morte, John non aveva motivo di dargli importanza.

Jack espose la sua domanda: “Poniamo che in questa cella ci sia una telecamera di sicurezza” disse indicando l’angolo del soffitto con il pollice. “Questa telecamera sta riprendendo noi due che parliamo. Conversiamo e nulla di più, alla distanza a cui siamo ora.”

John fissava Jack incredulo, come un adulto che ascolta le farneticazioni di un bambino.

Jack continuò: “Se io volessi invece creare un filmato ambientato nello stesso luogo e in cui appariamo io e te… nel quale però io afferro questa sedia” disse, prendendo la sedia in legno posta davanti al piccolo scrittoio, “e la posiziono, supponiamo, sul letto” e ripose la sedia sul materasso. “Quando tempo ti ci vorrebbe?”

John aveva definitivamente assunto un’aria incredula, ma rispose comunque. “Beh, se dovessi farlo manualmente, per così dire, non basterebbero due giornate di lavoro. Si tratterebbe di modificare ogni fotogramma, mica una roba da poco. Anzi, per un risultato ottimale servirebbe una settimana, a occhio e croce. Tutto dipende dal livello di realismo che vuoi raggiungere. A ogni modo, al giorno d’oggi ci sono modi ben più spicci.”

“Tipo?” chiese Jack, con gli occhi spalancati e impaziente per la risposta.

“Beh, l’intelligenza artificiale.”

“Intelligenza artificiale?”

“Sì.”

Jack aveva con grande probabilità scoperto il mezzo tramite il quale il video era stato creato. Tuttavia, restava il dubbio su come fosse venuto a conoscenza del suo piano e del perché avesse fatto quel che aveva fatto.

Chiunque egli – o ella – fosse.

Serie: Lora


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bravo. Già nel precedente episodio il mistero sui messaggi è intrigante, ora c’è questo collegamento parallelo. Storia interessante.