
Le Origini
Serie: Quando c'è la (s)fortuna
- Episodio 1: Le Origini
- Episodio 2: La nascita
- Episodio 3: Prima infanzia
- Episodio 4: Primi giochi
STAGIONE 1
Pare che la mia famiglia paterna abbia avuto origine intorno al 2950 AC in Egitto, dove regnava il faraone Nasphortunammon, che in antica lingua egizia significa “Uomo a cui il dio Ammon non riserva molta fortuna”. Si narra che egli non avesse avuto la ventura di avere un figlio dalla regale consorte, nonostante si fosse messo di piglio buono, tanto che la regina aveva voluto cambiare il suo nome da Sodispost, che in antico egizio significa “Donna amorevole ed arrendevole alle voglie del proprio marito”, a Usuratis, che invece significa “Donna che ha sempre mal di testa quando il marito la cerca”, e si era rinchiusa dentro i suoi appartamenti reali.
Nasphortunammon era disperato e cercò consolazione tra le braccia, e non solo, di una delle ancelle della moglie, tale Saffitt, che in antico egiziano significa “Donna che non dice di no specie se vede un guadagno”. Fu proprio da uno di questi incontri reali che Saffitt rimase incinta. Quando il faraone apprese la notizia, fu colto da grande felicità!
La notizia giunse dentro le mura degli appartamenti della regina che temendo di essere ripudiata e avendo la certezza che non sarebbe stato il frutto del suo ventre a succedere a Nasphortunammon, bensì quello di una sua serva, decise di riprendere immediatamente il nome originario Sodispost e riaprire i suoi appartamenti riconcedendosi alle insaziabili voglie del faraone.
Giunse il tempo per Saffitt di dare alla luce il bambino frutto dell’incontro con il faraone. Nacque un bel maschietto, dall’indole docile che fu accolto con grandi onori e festeggiamenti!
La madre,vista l’indole docile volle chiamare il bambino Blandammon, che in antico linguaggio egizio significa “Ma chi me lo doveva dire a me di nascere faraone”.
Purtroppo, un po’ misteriosamente, quasi contemporaneamente a questa nascita, ve ne fu un’altra un po’ inaspettata in quanto nessuno si era accorto dello stato di gravidanza della regina.Qualcuno insinuò addirittura che avesse comprato un neonato per un Tozpan d’argento, che era l’allora moneta egiziana, pare che proprio da questo episodio derivi la frase “comprare per un tozzo di pane”.
Sodispost, che nel frattempo aveva aggiunto anche il nome Atut, che in antico egizio significa “A tutto”, diede, in questo modo, non solo un altro bambino al faraone ma sopratutto il figlio ufficiale in quanto nato dalla legittima consorte, sottraendo, in questo modo al povero Blandamon, l’eredità al trono d’Egitto.
La madre chiamò questo bambino Tofregat, che in antico linguaggio egizio voleva dire “Ti ho dato una sola che te la ricorderai per generazioni e generazioni”.
A quel punto la regina Sodispost Atut pretese che il faraone ripudiasse il piccolo Blandammon e che lo cacciasse, insieme alla madre Saffitt dal regno d’Egitto.
Il povero Nasphortunammon, anche se di malavoglia, dovette acconsentire alle richieste della moglie e diede l’ordine di cacciare fuori dai confini del regno il figlio naturale Blandammon e la madre Saffitt.
Vennero imbarcati su una nave che trasportava spezie dall’Egitto verso le lontane terre di Trinacria. Li giunti si stabilirono in un piccolo villaggio sulle Madonie dove assunsero i nomi diì Blandum e Sarinam.
Fu proprio in quelle terre che i discendenti del ripudiato Blandum si moltiplicarono, generazione dopo generazione. Il racconto del primo Blandum arrivato dal lontano Egitto fu tramandato da padre in figlio, tramandando in questo modo anche il rimpianto di quello che sarebbe potuto essere e che invece non era stato per colpa del fato e, soprattutto, per colpa di Sodispost Atutt e di suo figlio Tofregat.
Si narra che, intorno all’anno 1090 dC., un Blandum era riuscito, grazie al proprio valore, a congiure, tradimenti e ad un bel po’ di fortuna, a divenire il Signore della Contea di Gangi.
Finalmente un Blandum era sorto, nuovamente, al comando di qualcosa, che fosse diverso dalle greggi di pecore che per più di un millennio era stato il solo, ed unico, “popolo” sotto la loro guida.
Egli finalmente aveva riscattato la malasorte che perseguitava i Blandum sin dai tempi del faraone, finalmente, dopo oltre tre millenni, un Blandum poteva godersi un regno ed il potere connesso!
Mentre se la spassava, tra una riscossione di gabelle ed una impiccagione di chi non voleva/poteva pagarle, ma anche di chiunque gli stesse un po’ sui cabbasisi, arrivò come un fulmine a ciel sereno la chiamata da parte del proprio Vescovo per unirsi alla spedizione della Prima Crociata in Terra Santa. Non volendo incorrere in grossi guai mettendosi contro il potere ecclesiastico, si unì, anche se con scarso entusiasmo, alla spedizione.
Durante la Guerra Santa il prode Blandum diede grandissima prova del proprio valore, infatti, nel corso della prima battaglia sostenuta, si arrese immediatamente al primo saraceno che vide, pensando che quella guerra sarebbe stata lunga e sanguinosa e non si sarebbe potuta concludere se non con la sconfitta dei prodi crociati. In effetti sin d’allora i Blandum mostrarono grande intelligenza, acume ed una dote innata nel saper leggere il corso futuro degli eventi. Fu, quindi catturato e fatto prigioniero, ma lui, furbamente, barattò il suo stato di prigionia con lo stato di spia.
Dopo aver spifferato tutto al Sultano, pensò: Mi si apriranno i cancelli di una vita dorata, comoda e lussuosa. Per sua sfortuna, però, il sultano disilluse le sue attese e non appena ottenne tutte le informazioni che gli servivano, lo rinchiuse nei lussuosi locali delle prigioni mussulmane che erano corredati di tutti comfort:
• Acqua corrente (difatti l’umidità era talmente alta che l’umido formava dei veri e propri ruscelletti di acqua corrente)
• Aria condizionata (condizionata dalle temperature esterne, torridi in estate e glaciali in inverno)
• Pasti regolari (pane ed acqua una volta ogni due giorni e la Domenica digiuno doppio)
• Animali domestici da compagnia (ratti grandi quanto un Pitbull e pipistrelli grandi quando un condor delle Ande)
• Abiti griffati (o meglio graffiati e luridi che gli donavano un aspetto molto “barbon-chic”)
• Incontri sessuali (veniva sodomizzato regolarmente, anche tre volte al giorno, dai suoi carcerieri e dai suoi compagni di cella)
Non ebbe nemmeno il tempo di assaporare appieno le gioie di quella vita sfarzosa e piena di comodità che i Crociati riuscirono a conquistare Gerusalemme e a cacciare i Saraceni dalla Terra Santa.
Il povero Blandum fu liberato dai suoi “comodi e lussuosi” appartamenti e riportato in patria con tutti gli onori che si era meritato!
Visto il suo eroico comportamento fu immediatamente fustigato a sangue e per non provocargli un distacco troppo traumatico dal lussuoso tenore di vita che aveva sin li condotto in Terra Santa, fu incatenato nella stiva della prima nave cristiana diretta in Sicilia, dove ritrovò molti dei comfort precedenti, dall’acqua corrente ai pasti regolari, dai vestiti griffati agli animali da compagnia e, soprattutto, gli incontri sessuali!!
Giunto, infine in Sicilia gli furono tolti titolo e feudo e ridivenne un servo della gleba.
Passarono, ancora, tanti secoli nel corso dei quali i Blandum, il cui nome nel frattempo si era trasformato nell’attuale Blando, ebbero alti e bassi, ma non si resero protagonisti di nessun episodio meritevole di citazione finchè, agli inizi del secolo scorso, mio nonno decise di migrare da Gangi, che da millenni era stato il luogo dove i Blando erano vissuti, per cercare miglior sorte nel nuovo mondo, negli States e più precisamente nello stato dell’Ohio (che insieme all’ Ahio e al Peperoncin rappresenta il trittico di stati, noti in tutto il mondo, per il loro piatto tradizionale, ovvero gli spaghetti che sono conosciuti, appunto, con la somma di questi nomi Ohio, Ahio e Peperoncin).
Fu prprio in quelle amene località che nacque mio padre.
Lui era dunque un Italo-Americano, o meglio un Siculo- Americano, per cui quando nacque al posto della tradizionale cuffietta da neonato gli fu posta una coppola,aveva già una bella chioma nera corvina pettinata all’indietro e cosparsa di brillantina, un bel paio di baffetti e un fucile a canne mozze al posto del sonaglino. Il suo battesimo fu eseguito con un rito tipico della comunità siculo-americana, che non consisteva nel bagnargli la testolina con l’acqua santa, ma nel pungergli un dito con uno spillone e le gocce di sangue che fuoruscirono furono versate su una immaginetta di un santo e il tutto bruciato sulla fiamma di una candela. A celebrare il rito fu un certo Don Calogero, pastore massimo della comunità sicula-americana di quei luoghi che al posto della tunica nera indossava un doppio petto gessato e portava un cappello dalle larghe falde, evidentemente questi “preti” siculo-americani si vestivano in modo veramente strano…
Mio padre alla tenera età di cinque anni, a causa di una grave malattia della madre fu riportato con tutta la famiglia da mio nonno nelle terre natie. Arrivati a Gangi, dopo lungo e periglioso viaggio, mia nonna non ce la fece più e lasciò il proprio marito vedovo e mio padre orfano di madre.
Da questo episodio cruciale della vita di mio padre si ribadisce un importante concetto che poi ha contraddistinto tutta la storia dei Blando, ovvero se da un lato mio padre si poteva ritenersi “fortunato” ad essere sopravvissuto ad un insidioso viaggio, come era all’epoca la traversata oceanica, dall’altro era stato sfortunato ai ritrovarsi senza madre in giovanissima età.
Fu proprio allora che mio nonno coniò quello che divenne il motto della mia famiglia: Quando c’è la (s)fortuna!
Serie: Quando c'è la (s)fortuna
- Episodio 1: Le Origini
- Episodio 2: La nascita
- Episodio 3: Prima infanzia
- Episodio 4: Primi giochi
Mi piace tantissimo questo genere, insolito qui, nel quale ti destreggi molto bene. Complimenti!
Grazie Marta, spero ti piaceranno anche gli episodi successivi
Ne sono certa @giuseppeblando
Grazie Tiziano per le tue parole, soprattutto perchè provengono da chi ha già dimostrato di saper utilizzare magistralmente l’ironia nei suoi racconti. Mi diverte molto leggere racconti umoristici e altrettanto scriverli. Sono convinto che con l’umorismo e l’ironia si possano toccare temi anche importanti e si possa anche far riflettere il lettore su tali temi. La seconda parte della “saga” è già pronta, l’ho dovuta solo adattare alle esigenze di lunghezza necessarie.
Ciao Giuseppe, sul filone ironico hai gioco facile con un lettore come me, inspiegabilmente attratto dalle risate. Questo primo episodio introduttivo lascia intravedere un’epopea familiare tragicomica dalle potenzialità molto ampie e dall’originale sguardo verso la storia. A quando il secondo episodio?