
Quei maledetti occhi scarlatti
Serie: La Scelta Migliore
- Episodio 1: Quei maledetti occhi scarlatti
- Episodio 2: La creatura
- Episodio 3: Epilogo
STAGIONE 1
Una carrozza nella notte senza Luna. Nella quiete notturna, il fruscio del vento sulle foglie veniva sovrastato dal cigolio delle ruote. Non il frinio delle cicale, né i versi degli uccelli e neanche l’ululato dei lupi: solo gli incitamenti del conducente ai cavalli che sbuffavano.
All’interno della vettura regnava il silenzio da troppo tempo, così Keira decise di interromperlo:
“C’è qualcosa che vuoi chiedermi?”
“No” rispose l’altra.
“Allora come mai fissi la mia spada e la mia armatura con espressione pensierosa?”
“Curiosità. Stavo riflettendo sulla tua vita, quindi sulla mia. Vivrai molte avventure, sempre con il pieno controllo di ciò che farai e di come lo farai”
“Fammi indovinare”, interruppe, “E’ stato lui a farti venire per la testa queste idee?” e sorridendo le indicò la pancia. Beth arrossì.
Keira riprese “Non c’è libertà nella sopravvivenza. Sei costretto a compiere scelte che non vorresti fare solo per avere la pancia piena”
“Come accompagnare una ragazzina viziata lungo un viaggio in carrozza?”
La carrozza prese una buca ed entrambe sbatterono la testa. “Ho avuto lavori peggiori” rispose accarezzandosi la nuca dolente. “Per quanto riguarda le avventure, sapere che alcuni giorni potrebbero essere gli ultimi ti spinge a godersi le piccole cose e a non perdere tempo; ma dovrebbero esistere modi più semplici per arrivare a ciò, non credi? Non perdere tempo a rimuginare sul passato: presto diventerai madre. A giudicare da quanto sono stata pagata solo per scortarti, i soldi non dovrebbero non dovrebbero essere un problema: avrai una vita agiata per te e tuo figlio” finita la frase, ripensò a quando da bambina fantasticava su come sarebbe stato avere un figlio e realizzò che non ne avrebbe mai avuto uno.
“Sì, però tu sei diversa. Sei diversa perché non hai un marito che ti dica cosa fare, non hai responsabilità all’infuori di te di cui tener conto… sei diversa perché pur non avendo una famiglia ricca alle spalle non hai dovuto vendere il tuo corpo. Sei un esempio per tutte le donne”. “Cazzate” rispose ferma guardando Beth dritto negli occhi “Cazzate che mi sono raccontata troppo a lungo cercando di giustificare le mie scelte. Forse non ho venduto il mio corpo, ma ho venduto di peggio: amicizie, tranquillità e prima o poi la mia stessa vita. Vivendo come mercenario non ho nessuno che mi impone cosa fare, ma neanche qualcuno che mi chieda cosa vorrei fare. La verità è che nessuno sa nulla della vita, e se è vero che non rimpiango nessuna delle mie decisioni è altrettanto vero che non biasimerei nessuno per le proprie. Non ci rimane che continuare per la strada che abbiamo intrapreso, dando del nostro meglio e permettendoci di tanto in tanto il lusso di dubitare di quanto fatto”. Un po’ confusa, Beth cercò di ribattere ma un improvviso tonfo dal tettuccio la fermò.
“Hai sentito anche tu?” sibilò Beth
“Sì” rispose Keira afferrando d’istinto la spada.
Rimasero in silenzio, come ad aspettare che accadesse qualcosa. E qualcosa accadde. Sentirono il conducente urlare “Ma cosa… Ehi! Lasciami! AIUTO!”. Intanto i cavalli, presi da un’improvvisa frenesia, iniziarono ad accelerare e a nitrire nervosamente. Le urla del conducente ora provenivano da dietro la carrozza quando Keira aveva già aperto lo sportello e si stava arrampicando per arrivare al posto di guida. Afferrò le redini e provò a frenare i cavalli impiegando tutta la sua forza, mentre sentiva le urla farsi più distanti. Una volta fermata la carrozza, si volse in cerca del conducente e vide cadere qualcosa dall’alto, che al contatto con il suolo emise un suono sinistro. Dall’alto discese con grazia un’esile sagoma nera, difficile stabilire cosa fosse: sembrava di forma più o meno antropomorfa, ma nella notte buia e senza Luna le sue fattezze si confondevano con lo sfondo fitto di alberi. Solo un dettaglio si stagliava tra la boscaglia: due piccoli occhi di un rosso sgargiante. La tetra figura si accucciò silenziosamente sull’oggetto caduto. Non era un oggetto: era il corpo del conducente. Quella scena fece gelare il sangue nelle vene a Keira, che, senza capire cosa stesse accadendo, afferrò la spada con entrambe le mani. Sentì una voce alle sue spalle: “Ma che succede?” era la ragazzina che stava scortando, pietrificata in un’espressione di sgomento. Beth svenne e cadde a terra. Appena si rivolse davanti trovò la misteriosa creatura in piedi, si stava avvicinando lentamente a lei. Si mise in posizione di guardia tremando, tenendo lo sguardo fisso sugli occhi rossi. Gradualmente, tutto si fece sfocato: non riusciva più a distinguere nulla di ciò che vedeva oltre quei maledetti occhi scarlatti. Le gambe si irrigidirono e le mani tremavano. Perso ogni controllo su di sé, chiuse forte gli occhi e attese. Sentì il suono attutito di un balzo e una leggera folata di vento le arrivò sul viso. Continuò ad attendere qualcosa di terribile, ma apparentemente non accadde nulla. Spalancò gli occhi e vide solo un cadavere a terra da cui proveniva un rivolo di sangue. Si girò e cadde in ginocchio, mentre la spada le scivolò dalla mano. Nel cielo una contorta figura alata si stava allontanando a gran velocità, trasportando con le zampe anteriori una giovane ragazza.
Dopo alcuni interminabili istanti scosse la testa, afferrò una delle torce sulla carrozza, e si diresse verso la creatura. Delle lacrime solcavano il suo viso, mentre la paura si tramutava in rabbia: era furiosa. Correva a perdifiato inciampando spesso sul terreno irregolare, le alte cime degli alberi gli occupavano la vista e quando non lo facevano riusciva con difficoltà a scorgere l’obiettivo nell’oscurità notturna. Il rapitore iniziò ad abbassarsi di quota a ritmo serrato sino a sparire definitivamente tra gli alberi, così Keira corse a testa bassa nella direzione dell’ultimo avvistamento. Dopo poco, ai piedi di un rialzo del terreno, vi era l’entrata di una caverna. Che fosse la tana dell’essere? Mentre fissava le tenebre che sembravano quasi avvicinarsi sempre di più sino ad inghiottirla, poggiava le mani sulle ginocchia e cercava di riprendere fiato. Una crescente ansia la stava pervadendo. Cosa avrebbe trovato in quella caverna? Non era certa si trovasse lì. Era ancora viva? Una volta salvata, cosa avrebbe fatto? L’avrebbe portata sino al centro abitato più vicino? Non sapeva quale fosse e nemmeno quanto distasse. Questi pensieri le attraversavano la testa mentre i polmoni avidi di ossigeno si riempivano e si svuotavano freneticamente. Si guardò intorno e vide solo alberi tutti uguali, non aveva idea della direzione da cui era arrivata. Ma un luccichio sul terreno attirò la sua attenzione; vi si avvicinò e lo raccolse. Keira si lasciò inghiottire dalle tenebre, stretta la torcia in una mano e la spada e un bracciale di pietre preziose nell’altra
Serie: La Scelta Migliore
- Episodio 1: Quei maledetti occhi scarlatti
- Episodio 2: La creatura
- Episodio 3: Epilogo
“La verità è che nessuno sa nulla della vita, e se è vero che non rimpiango nessuna delle mie decisioni è altrettanto vero che non biasimerei nessuno per le proprie.”
Applauso
Ciao Franco, il genere fantasy è il mio preferito e sono felicissima di aver trovato il tuo racconto pronto da leggere dall’inizio alla fine 😀 Mi è piaciuto moltissimo il dialogo fra le due donne ed il pragmatismo di Keira. Sono curiosa di conoscere la natura della creatura che ha rapito Beth, ma c’è una frase che più di tutto mi intriga e si trova nella presentazione della storia: ” Dovrà superare i propri limiti e scoprire che la scelta giusta non è sempre la scelta migliore”. Credimi, per me è un invito a nozze.
Grazie per la fiducia, spero di non creare false aspettative con quella presentazione un po’ altisonante 🙂
sarà il nome della protagonista che mi ricorda quello di una certa maga… sarà il suo pragmatismo e la sua logica sul “fare ciò che si deve fare per sopravvivere”, ma…sbaglio o qua c’è una vaga spruzzata di Geralt di Rivia? 🙂 Non frandere, per me è una cosa estremamente positiva, anche per me Sapkowski è una delle fonti d’ispirazione preferite 😉
A parte questo, in questo primo racconto mi è piaciuto il dialogo tra le due, e come trasmetti il senso di frensia nell’inseguimento
Ecco perché mi frullava nella testa quel nome! Non ripensavo proprio a Keira Metz ma mi suonava bene, grazie per avermi chiarito la sua origine. Sì, ho apprezzato molto la saga di Geralt, le sue influenze sul mio racconto sono state sia volontarie che non. Mi fa molto piacere che sia stato notato: non sarà il racconto più originale di sempre, ma almeno so che è in parte riuscito nei suoi intenti. Grazie per il commento e complimenti per l’osservazione
““Non c’è libertà nella sopravvivenza. Sei costretto a compiere scelte che non vorresti fare solo per avere la pancia piena””
Questo passaggio mi è piaciuto