Quella canzone
C’è una canzone che suona stridendo acciaio, corde e acuti di fiato e canto. Quasi tutta d’accordi violenti di quinta, arpeggiata prima che irrompa il ritornello; si finge leggera ma è pesante. Batte nei tamburi come guerra e si mantiene ambigua al canto di soprano, sfuggevole all’ascolto dei superficiali -dallo spartito incomprensibile ai profani del solfeggio.
Sanguina una pentatonica di ferite irrimarginabili, incise su uno spirito che gode dolendo al rintocco di un assolo tremendo -tempesta fatta musica-, composto dal genio emotivo e fragile che brucia in fondo al cuore dello strumentista, necromante rianimatore di cose morte e dimenticate, servi del suo piano audace di colpire quanti all’ascolto ne resteranno lesi per sempre in corpo, anima e sangue.
Può capitare di sentirla di sfuggita da traverso le piacevoli e malinconiche solitudini che separano l’uomo dal mondo; va rimescolando la volontà al gusto della pioggia che scroscia intorno al temporale: è il rumore che fa ogni cuore quando si spezza.
Se l’hai ascoltata non riesci più già a ricordarla: vive in una rimembranza nuvolosa.
S’avviluppa nel segreto di ogni canzone che ha fatto male -indigeribile- sentita all’infinito e pure sempre nuova.
C’è chi passa tutta la vita a cercarla, nell’esibizioni drammatiche dei lirici quando muoiono sul palco, o allo scoppio dei fuochi quand’è festa -e non si trova da nessuna parte.
I più sagaci fra di noi ne hanno percepito le prosodie nell’invulnerabile fraseggio dei canti ambrosiani, nelle audaci composizioni dei solisti che fanno tremare le mani sulle chitarre elettriche, e pure nelle classiche ritmiche del flamenco, virtuoso ed eccentrico, col parlare in musica di storie incredibili e viaggi di cavalieri e magi alla ricerca del Santo Graal, della spada nella roccia, della pietra filosofale.
Mi pare di sentirla anche adesso, mentre ne scrivo: il mare la sta suonando proprio ora, sui suoi strumenti di pietra e sale.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Un archetipo: può essere un blues, un canto gregoriano, un corale di Bach, qualsiasi forma musicale. E alla fine credo che si tratti della musica in se stessa.
Questa tua narrazione rievoca molti ricordi come se solo grazie ad essa è possibile recuperarli.
Molto bello, bravissima.
Grazie mille. Sono un uomo.
Gotico.
Vero rock 🙂
un saluto
Un racconto veramente suggestivo. Complimenti ??
Grazie assai ?
Secondo me questo brano è un omaggio a quel dolore che, quando si trasforma in musica, smette di farti solo male e diventa qualcosa di più grande. Ci dice che la sofferenza non è solo un buco nero, ma un modo per sentirsi meno soli e più collegati al resto del mondo. È come se certe canzoni, anche se ci feriscono o ci fanno piangere, riuscissero a darci una forza incredibile, facendoci sentire parte di qualcosa di eterno che va oltre la nostra piccola vita quotidiana.
Anche questo: si.
Bellissimo racconto. Complimenti.
Grazie mille!
La tua storia evoca atmosfere ancestrali, frammenti confusi di ricordi di sogni svaniti o talmente lontani nel tempo da dubitare che siamo mai accaduti
Coinvolgente e stordente.
Complimenti
Allora ha colpito. E si vede che quella canzone l’hai sentita pure tu.
Grazie mille.
Forse senza neppure saperlo