QUOD EST SUPERIUS
Serie: MAPPE
- Episodio 1: LA CIRCOLAZIONE SANGUIGNA
- Episodio 2: ANIMALE CARTOGRAFICO
- Episodio 3: QUOD EST SUPERIUS
STAGIONE 1
Arthur mi guardò a lungo, un silenzio che pareva volersi dilatare, come se cercasse il modo giusto di rispondere.
«Tipo strano, quello scozzese. Veniva da… non ricordo bene. Certo non Edimburgo…»
Inverness? Suggerii.
Lui mi fulminò come se avessi appena pronunciato il nome di un luogo oscuro, un incantesimo che risvegliò qualcosa di sopito.
«Inverness?» Ripeté. «Possibile.»
Si fermò per bere un sorso di tè.
«Venne qui nel ‘98, con moglie e figli. Un uomo solitario, che non parlava mai troppo.
Memoria pazzesca, però: ricordava ogni nome, ogni dettaglio delle mappe che consultava. Era qualcosa di innaturale, come se avesse una specie di archivio scolpito nel cervello.
Benché fosse già strano, col tempo cominciò a esserlo di più.»
Arthur si fermò di nuovo, come se stesse ingoiando un boccone amaro.
«All’inizio cambiò nell’abbigliamento.»
Riprese.
«Giacche abbondanti, dolcevita anche d’estate, guanti perennemente addosso. Era come se volesse nasconderci quei segni sul suo corpo… linee sottili, come tatuaggi sbiaditi. Ricordo che a volte passava davanti alla mia scrivania e lo vedevo sfregarsi il dorso delle mani, quasi cercasse di grattar via delle macchie. Lo guardavo e pensavo: quest’uomo ha qualcosa che non va.»
Qualcosa che non va? ripetei.
Arthur annuì. «Poi accadde che la moglie smise di venirlo a trovare in ufficio. Lei, che prima gli portava sempre il pranzo, mentre andava a fare commissioni coi figli. D’improvviso, puff: non si videro più. E nessuno capì il perché. Finché anche lui non scomparve…»
Arthur sospirò di nuovo, visibilmente spossato.
«Lo trovarono impiccato, sa? In casa sua. Ma la parte più terribile fu ciò che aveva fatto alla moglie e ai bambini.»
La voce gli tremò.
«Stavano tutti e tre nel seminterrato, scuoiati come conigli. Le loro pelli erano appese a una corda da bucato, come lenzuola sotto il sole.
Gliele aveva sfilate via con una precisione tale da mantenerle quasi intatte. E lo aveva fatto mentre erano VIVI. Capisce? Li ha narcotizzati e poi scorticati uno alla volta – prima la moglie e dopo i figli –, lasciandoli poi dissanguare in cantina.»
Non riuscivo a parlare. La stanza era diventata improvvisamente gelida, e il silenzio che seguì mi fece sentire come se l’aria stessa si fosse fatta irrespirabile.
Non sapevo cosa dire, e non volevo nemmeno farlo.
Avevo trovato la risposta che cercavo, ma non avrei mai voluto che fosse quella.
Arthur mi guardò, come se avesse letto i miei pensieri.
«Ecco cosa accadde a Sutherland: una specie di follia lo portò a cercare qualcosa… qualcosa che io non posso nemmeno immaginare. Quel che so invece è che, se mai dovesse esistere ancora da qualche parte un frammento minimo di quella follia, dovrebbe essere distrutto all’istante.»
Mi alzai lentamente, la testa girava.
Mentre mi porse la mano per congedarmi, notai la bellissima vena circolare che gli solcava la parte interna dell’avambraccio, simile all’anello irregolare formato da Lindengate Avenue.
Stoneferry, dissi ad alta voce.
Lei è originario di Kingston? Gli domandai.
Lui accennò un sorriso imbarazzato che però si spense subito, non appena s’accorse dell’alone nero di una lunga ramificazione tracciata a penna sul mio polso.
Sono orfano, mister Wicks, tagliò corto guardandomi di sbieco. Ma ho sempre vissuto qui.
Uscii dalla casa di Meller con un macigno sulla coscienza.
La città, i confini, la pelle… Tutto sembra ora una gigantesca rete, un disegno che si estende oltre ogni comprensione.
E adesso? Saprò reggere la complessità di questo disegno? Oppure farò la fine di Sutherland?
Ora che, come lui, so che la mia ragione non smetterà mai di mappare il mondo, tracciandone confini invisibili e nuove connessioni attraverso il metro della biologia.
Ora che ho la certezza che questi nostri corpi non sono mai stati completamente nostri.
Ora che posseggo le basi di una nuova, rivoluzionaria scienza al confine della metafisica.
Ora che ho questo potere… saprò darmi un limite?
Serie: MAPPE
- Episodio 1: LA CIRCOLAZIONE SANGUIGNA
- Episodio 2: ANIMALE CARTOGRAFICO
- Episodio 3: QUOD EST SUPERIUS
Ciao Nicholas, ho letto i due capitoli e ti lascio un unico commento. Quella del tuo racconto è un’ipotesi affascinante: l’idea di appartenere a un unico disegno, forse divino. E se invece fosse semplicemente che la natura, per funzionare, necessita di una geometria precisa che si ripete in ogni cosa, come la sezione aurea di Fibonacci? Forse anche l’architettura e l’ingegneria ricalcano inconsciamente lo schema della vita. Tempo fa lessi che Piazza dei Miracoli a Pisa ricalca la costellazione dell’Ariete: sarà un caso?👏🙂
Ciao Concetta! È esattamente l’idea che volevo esprimere. Il ‘disegno divino’ potrebbe benissimo essere un’ingarbugliata sequenza matematica (o ultramatematica) che funge da matrice di tutto (la meccanica quantistica?). Questo pensiero è molto antico – non certo mio – ma ho voluto renderlo più suggestivo con l’improbabile accostamento di topografia e biologia. Si sarebbe potuto usare qualunque altra cosa, ma in questi giori ho letto parecchi libri di Ballard, e ho voluto ricalcare qualche sua suggestione😁 Grazie mille per la lettura🙏🏻