Raptor il rapinatore

Uscì dal bar pieno di ragazze, si infilò nel vicolo. Puzzava di carne avariata, schiacciò un ratto troppo lento a scappare. Si appostò all’angolo, attese come una murena fra gli scogli.

Vide passare di lì un uomo in giacca e cravatta. «Interessante» soffiò Raptor.

Quando l’uomo elegante gli fu vicino, Raptor tirò fuori il coltello a serramanico. «Fermo, bello. Svuota il sacco, o ti apro la pancia».

La sua vittima strabuzzò gli occhi un momento, allora sorrise.

Raptor si chiese il perché di quella reazione.

«Caschi male, “bello”». Dalla tasca cacciò una Beretta. «Credo che nella piramide alimentare, tu sia più in basso di me».

Raptor bestemmiò. Preso dalla paura, girò sui tacchi e volò via tenendo con sé la lama, in passato l’avrebbe gettata via come dare a intendere che non era nemmeno sua. Dietro di sé sentì la risata della sua “vittima”. Come si stava divertendo! Raptor sacramentò ancora, avrebbe preferito una bella preda da spennare, non un borghese che aveva le zanne al posto della carne tenera in cui affondare il coltello.

Perché Raptor l’avrebbe ucciso, avesse potuto.

Non gliene fregava nulla che così la pula avrebbe indagato e con buone probabilità l’avrebbe sbattuto al gabbio, anzi, forse era meglio così: in carcere sarebbe stato mantenuto dallo Stato e una volta uscito avrebbe ripreso il suo lavoro.

Si chiese come fosse noioso essere onesti.

Adesso era di nuovo a caccia. Vide passare una giovane. La riconobbe: «Ehi, Alyssa».

La ragazza si girò a guardarlo. «Che vuoi da me!». Lo guardò truce.

«Che modi, non rispetti qualcuno più grande di te?». Le si avvicinò.

«So come rispetti la gente, tu. Sei uno scarafaggio» disse in tono dolce. Ma era sarcasmo, era chiaro.

«Hai rotto col tuo femminismo da quattro soldi». Le mise sotto il naso il coltello. «Soldi, ho detto appunto. Quindi svuota le tasche, dopo voglio bere qualcosa per festeggiare».

«Io…» balbettò la ragazza. Indietreggiò fino al muro decorato dai graffiti.

«Non ripeto nulla». Le puntò il coltello alla gola.

Alyssa si arrese. Mise le mani in tasca, gli gettò ai piedi dei cinquantoni. «È tutto quello che ho».

«No, invece». Raptor raccolse i soldi, li intascò, allora con il coltello le lacerò i vestiti. «Hai ancora qualcosa che voglio» rise in maniera lasciva.

«No…».

Raptor la violentò.

Dopo aver finito, si tirò su la zip, abbandonò Alyssa in lacrime sul marciapiede. Udì un clacson e vide venirgli incontro un furgone vicino, sempre più vicino fino allo schianto bruciante.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Hai messo in questo racconto adrenalina e una buona dose di crudeltà. Io non ho immaginato persone, quanto piuttosto esserei mutanti che colonizzano la terra in un futuro violento. Mi hai ricordato Total Recall

  2. mi chiedo spesso se sia sempre necessario descrivere ciò che avviene all’interno di un personaggio (pensieri, intenzioni e così via).
    Raptor è fatto di pura azione, prende quello che vuole, e in ciò sta la forza – maligna – del suo carattere. Diciamo che ciò che pensa o vuole risulta già evidente dal suo atteggiamento generale verso il mondo, che è ben espresso dal suo stesso nome.

  3. Bruciante è il tuo racconto, secco e preciso come una coltellata.
    Peraltro, come lascia intendere il titolo, l’intero racconto è kafkianamente incentrato su personaggi ed ambientazione che sono tipici degli ambienti selvatici più brutali: il comportamento è quello di un predatore rettile assai simile ad un alligatore (o ad un velociraptor, appunto) che incontra prima un predatore più in alto di lui, poi una facile preda, probabilmente un mammifero indifeso, poi un ferocissimo e quasi indifferente tirannosauro che lo massacra quasi senza accorgersene.
    Una veloce immersione negli abissi più profondi della violenza.