Regalo di quasi compleanno

Serie: IL SETTIMO BICCHIERE - I sussurri del diavolo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Adelmo Scotti deve fuggire dalla Città Bassa. La ragazzina al primo piano è morta e lui deve sparire. Ma chi è quello strano vecchio di colore appoggiato al muro? Può veramente, come dice, risolvere tutta questa brutta faccenda?

La musica da discoteca è cacofonia. L’Adelmo ragazzino aveva trascorso pomeriggi interi, chiuso in locali asfissianti, ad ascoltare il ripetersi incessante di battute a centottanta bpm. Aveva ballato e saltato fianco a fianco con altri marmocchi. C’era bellezza in quella sorta di rituale. La puzza di sudore e alcolici era quasi piacevole. Eccitante.

Ma a cinquantanove anni la musica dance è solo rumore. 

Adelmo si guarda attorno; appollaiato sopra una pedana, il dj Gufo finge di mixare tracce preimpostate mentre, accanto a lui, la cubista Cerbiatto e la cubista Gattina si esibiscono in movimenti sinuosi dai chiari rimandi sessuali. Sulla pista da ballo, Leone, Gazzella e altri animali si strusciano guidati dal suono morboso e dalle luci stroboscopiche.

«Cavallo, sei pronto ad accendere la festa?»

Maiale si è staccato dalla pista, i suoi occhi nocciola lo fissano da dietro le fessure.

Adelmo trattiene una risata. «Marco, ma come cazzo parli!»

Maiale china il muso, sconsolato.

«No, come hai fatto a riconoscermi? Non ti avevo detto di cosa mi sarei vestito».

«Dalla voce, forse?»

Per un istante, Marco sembra esitare. «Ah, la voce… Giusto».

In verità, Adelmo lo avrebbe riconosciuto anche se non avesse parlato. Difficile non notare la pancia prominente e la camminata da orco a gambe arcuate.

Adelmo sospira. «Questa festa è una grande stronzata».

La pacca sulla spalla che gli rifila Marco è molliccia e fastidiosa. «Vuoi forse insinuare che siamo troppo vecchi per divertirci? Maddai, questo locale è una figata: sembra uscito direttamente dalla Città Bassa…»

«Come se ci fossi mai stato» ribatte Adelmo a mezza voce.

Marco Maiale ha ripreso a ballare. Muove le gambette fuori sincrono.

«Che hai detto? Alza la voce».

«Ho detto che non sei mai stato nella Città Bassa» ripete Adelmo cercando di sovrastare il martellare delle casse. «Non puoi fare paragoni».

«E tu che ne sai! Potrei stupirti».

La musica picchia. Il cuore segue il ritmo sincopato. Un dolore sordo ai timpani trafigge Adelmo.

«Stupiscimi un’altra volta, ora ho bisogno di prendere una boccata d’aria».

«Ma quale aria!» lo contraddice l’amico trascinandolo con sé in pista. «Stavo dicendo che questo locale sembra uscito dalla Città Bassa. Sai che si fa nella Città Bassa?» Non attende risposta. «Si balla e si scopa. Non necessariamente in questo ordine».

Adelmo si guarda attorno. Gli sembra di riconoscere l’avvocato Arsoni e Cho del mercatino cinese. Personalità di un certo livello ridotte a pagliacci.

«Marco, se mi hai invitato in questo locale solo per ballare, mi dispiace ma non fa per me. Forse hai ragione, sono troppo vecchio».

Le movenze dell’amico sono tanto sgraziate che Adelmo non sa se ridere o sentirsi in imbarazzo.

«Ti ho detto che si balla e si scopa».

«Basta, me ne torno a casa.» Ricorda che prima dovrà passare in negozio per riconsegnare il costume preso a noleggio.

«Aspetta, non vuoi il tuo regalo di compleanno?»

Ora Adelmo è interessato. «Il mio compleanno è tra un mese».

«Siete tutti così pignoli, voi ingegneri?» Spalanca le braccia rosa da maiale. «Regalo anticipato per un caro amico».

«Non so cosa dire». Forse dovrebbe ringraziarlo, ma conosce Marco da tanto tempo e sa che non tutte le sue trovate sono buone trovate.

«Vedi Gattina e Cerbiatto? Le due cubiste, intendo».

Nessuna traccia delle ragazze. Adelmo scuote il capo. 

«Sono nel privé, là in fondo. Stanno aspettando un cavallo degno di questo nome».

***

Adelmo si sistema sullo sgabello come meglio può. Lo strano vecchio, che aveva detto di chiamarsi Geremia, è seduto di fronte a lui. Solo un piccolo tavolino di legno li divide; una distanza troppo esigua per disperdere il puzzo dell’alito di quest’ultimo.

«Che diavolo stiamo facendo?»

«Ade, beviamo! Che altro vuoi fare in un bar» ridacchia Geremia.

«Ho già bevuto abbastanza. Non devo stare qui».

Il vecchio ha smesso di ridere. Le sottili labbra socchiuse lasciano intravedere piccole zanne acuminate che forse sono solo canini troppo appuntiti.

«Birra? No no, quella roba la bevono solo le fichette. Per i maschi, bourbon».

«Niente di niente.» Adelmo batte i pugni sul tavolino; i due bicchieri appoggiati tintinnano.

«Smettila di fare il coglione. Ti ho detto che ci pensa Geremia a sistemare i tuoi casini. Tu preoccupati della tua coscienza. Mary, bourbon al tavolo tre».

Il donnone dietro al banco mugugna. «Ti ho detto mille volte che devi chiamarmi Lady Mary, vecchio zotico rimbambito».

«Vedi, Ade. Meglio non far incazzare femmine di quella stazza».

Più Lady Mary si avvicina, più Adelmo si rende conto di quanto è grossa. Minimo centocinquanta chili distribuiti su un metro e ottanta di statura, forse più. La vestaglia sbiadita mette in mostra bicipiti degni di un camionista.

«Oh, ma tu sei quello che ha combinato il casino su di sopra con la marmocchia! Brutto affare. Dovrei prendere quella tua testa di cazzo e fracassartela contro il muro».

«Sì, per poi staccare pezzi di materia cerebrale dalla parete» ribatte Geremia. «Portaci da bere, piuttosto».

«Sul fatto che questo coso abbia un cervello, potremmo aprire un dibattito.» Fissa Adelmo con occhietti minuscoli che quasi scompaiono tra le guance rubiconde.

«Io non ho fatto ni ni ente» Adelmo non vorrebbe balbettare, ma non può evitarlo.

Lady Mary emette un verso simile a un’esclamazione. Gli avventori del bar si girano. «Sono abituata ad aver a che fare con i coglioni, ma tu li batti senza problemi! Se esistesse il regno di Cogliolandia, saresti il sindaco».

Tutti cominciano a ridere. Le orecchie di Adelmo sono incandescenti.

«Ma stai tranquillo,» riprende il donnone «non voglio certo che gli sbirri vengano a ficcare il muso nel mio locale. Sistemeremo tutto, giusto negro?»

«Ai tuoi ordini, Lady Mary.» L’uomo nero si alza dallo sgabello per esibirsi in un inchino, quindi rivolge la propria attenzione ad Adelmo. «Ce li hai sette penny, Ade?»

«Sette penny?»

«Sì, Ade, è così che funziona. Sette penny per sette bicchieri. Sette bicchieri per cancellare ogni cosa».

Serie: IL SETTIMO BICCHIERE - I sussurri del diavolo


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

    1. Ciao Micol, Madonna è un po’ esagerato, ma in fondo non hai tutti i torti. C’è luce nell’animo di lady Mary. Ma quando sei un servo dell’Abisso devi essere bravo e nascondere il tuo lato “buono”. Grazie per essere passata, Micol.😊

  1. concordo con Giuseppe, molto cinematografico. Leggendo, si vedono già le scene!
    Intriganti questi sette bicchieri…dove ci porteranno?

    1. Carissima Dea, grazie per essere entrata nel mondo oscuro (e un po’ folle) de “Il settimo bicchiere”. Sono rimasto fermo con la scrittura per un certo periodo, quindi sono consapevole che questo episodio poteva essere migliore. Mi sto riprendendo.😊

  2. Più che un racconto vero e proprio mi dà quasi l’idea di una sceneggiatura, con frasi molto brevi e dirette al punto, che descrivono con poche parole tanto gli eventi quanto le reazioni dei personaggi.
    Le atmosfere mi riportano un po’ a Sin City, serie che ho apprezzato molto.
    Seguo con interesse e curiosità.

    1. Ciao Giuseppe, ottima analisi. Il paragone con Sin City è immeritato ma apprezzato. Nel proseguo della serie, non mancheranno colpi di scena e rivelazioni; da questo punto di vista me la cavo abbastanza bene. 😉

    1. Ciao boss, ti prometto una serie piena di colpi di scena. Chi conosce già il mio stile non rimarrà deluso. Gli altri, se vorranno, potranno conoscermi grazie a questo racconto. Il settimo bicchiere e Open un connubio che spacca! 😜

  3. Ciao Dario. Innanzitutto concordo con @ianni67 quando definisce la tua scrittura ‘elegante’, un termine che si adice perfettamente al tuo stile. Parole scelte con cura e messe al punto giusto. Il lettore tenuto per mano e accompagnato a ogni angolo dietro al quale c’è sempre una sorpresa. Adoro come sai caratterizzare i tuoi personaggi che pare proprio di vederli. La storia è trascinante e non promette niente di buono ☺️

    1. Carissima Cristiana, grazie mille! Temevo di essere un po’ arrugginito dopo il blocco dello “scrittore?” di cui ho sofferto. Però c’è ancora tanto da imparare e perfezionare.

  4. “«Sì, Ade, è così che funziona. Sette penny per sette bicchieri. Sette bicchieri per cancellare ogni cosa».”
    Eccoci! Ora sono irrevocabilmente inchiodato alla sedia, ad attendere il prossimo episodio.
    Bella questa serie, molto. Elegante, ben strutturata e intrigante.

    1. Ciao Giancarlo, grazie mille! Era da un po’ che mancavo da Open (diciamo che faccio parte della vecchia guardia.. Ahahah). Scrivere questa storia é una sorta di “ritorno a casa”. Ti dirò, onestamente non so se questo tipo di racconto possa ancora funzionare su questa piattaforma. Da parte mia, l’impegno non manca. Cerco sempre di regalare al lettore qualcosa che lo stupisca, lo faccia riflettere e gli resti appiccicato addosso anche a lettura conclusa. Non sempre ci riesco. Ma, credimi, faccio sempre del mio meglio.😉