Richi Zenobi
Serie: Fallimenti
- Episodio 1: Richi Zenobi
STAGIONE 1
A Richi Zenobi non era rimasto più nulla.
Tranne i vestiti che portava addosso e una fotografia nella tasca interna della giacca, tutto il resto era affondato in una tempesta di sequestri e aste giudiziarie.
Prima la gioielleria, poi l’appartamento in via di Borgo e in ultimo un appezzamento di terreno fuori porta, regno di sterpaglie e formiche, di cui non si era mai dato pensiero quasi non fosse suo.
Si trasferì allora a casa di sua sorella Elide, in una periferia di palazzi enormi e strade sconnesse.
Elide era vedova e senza figli.
Da lei c’era una stanza in più, piccola e con una finestra che dava sul vialone a quattro corsie che sfociava nel raccordo anulare: Richi aveva una brandina, un tavolino, una sedia e poteva usare il bagno.
Le disse: «Appena mi rimetto in sesto ti pagherò anche gli arretrati»: Elide aveva stretto le labbra ed era uscita chiudendo la porta.
Aveva cinquantotto anni, Richi Zenobi, e per un buon periodo rimase convinto che sarebbe riuscito a tornare a galla.
La notte, a causa del traffico incessante del vialone, si metteva negli orecchi due batuffoli di cotone e tentava di prendere sonno. Quando ci riusciva, faceva sogni pieni di rumore e di facce di gente che credeva di aver dimenticato.
A volte invece rimaneva sveglio per ore a guardare le luci rosse e bianche delle automobili che sfrecciavano lì sotto: le odiava e le amava ricordando la sua, che se n’era andata nel pozzo del fallimento insieme a tutto il resto.
La mattina si alzava prestissimo, quando Elide ancora dormiva, e si preparava il caffè nella caffettiera piccola per non sprecare la polvere. Anche bere l’acqua minerale dal frigorifero lo faceva sentire in colpa, o fare la doccia calda una volta la settimana.
Elide gli sistemò alla meglio alcuni vestiti dell’ex-marito: gli andavano stretti e larghi, soprattutto i calzoni, ma Richi gliene era grato lo stesso e con quelli usciva ogni tanto a fare quattro passi.
Le disse: «Ti ripagherò di tutto, Elide» e la sorella aveva stretto le labbra mentre tagliava con i denti un filo di cotone.
Le sue incursioni in quel quartiere lo lasciavano sconcertato. La gente era diversa, soprattutto i più giovani e le ragazze. Tutti si davano e gli davano del tu, cosa cui non era abituato, e da parte sua continuava a dare del lei a chiunque.
In aprile gli arrivò il primo assegno di un piccolo fondo pensione che aveva stipulato anni prima. Lo cambiò nella sua vecchia banca e consegnò il denaro a Elide tenendo per sé solo qualche spicciolo.
Elide prese il denaro senza battere ciglio e lo contò.
«Almeno» disse «almeno» e nient’altro.
Richi ebbe la sensazione che si fosse accorta della piccola sottrazione che aveva fatto per avere di che pagarsi un caffè e le sigarette.
Di queste non poteva fare a meno: gli facevano compagnia quando sedeva per una mezz’ora su una panchina in una minuscola isoletta di aiuole e ghiaia vicino casa col traffico che scorreva tutt’attorno. Comprava anche un giornale che leggeva tenendolo spiegato davanti a sé come una sorta di diaframma: non contro gli altri ma per segnare uno spazio che fosse solo suo in quel mondo troppo aperto ed esposto al quale non riusciva ad abituarsi.
E non dimenticava di mettere quella fotografia nella tasca interna di una giacca che Elide gli aveva rappezzato alla meglio. Non la guardava mai ma gli faceva piacere sapere che era lì. Di tanto in tanto, lasciando pendere sulle ginocchia le pagine del giornale aperto, ci batteva su col palmo della mano per assicurarsi che ci fosse ancora.
All’una tornava a casa. Elide aveva preparato qualcosa che Richi ingoiava senza badare a cosa ci fosse nel piatto.
Poi si ritirava nella sua camera e dormiva un po’: ma più spesso rimaneva disteso sulla brandina a lasciar correre lo sguardo dal soffitto alla finestra senza saper decidere se valeva la pena di rimanersene per sempre lì dentro o tentare, appena possibile, una nuova fuga nella vita.
Un pomeriggio, nel bar che aveva preso a frequentare da quando poteva concedersi il lusso di un caffè o un amaro dopo pranzo, una donna venne a sedersi al suo tavolino.
«Le dispiace?»
Beveva una bibita verde, forse una menta, che sembrava adatta alla sua età non più giovane e ancora legata, come quella bevanda, ad abitudini di un altro tempo.
«Ci mancherebbe» rispose Richi dopo un istante sollevandosi appena dalla sedia in segno di saluto.
E non gli venne affatto in mente di farle notare che gli altri tavolini erano vuoti e che c’era spazio sufficiente per sedersi in solitudine.
Era strana, quella donna. Dalla fronte fino al naso non le avresti dato meno di cinquant’anni, ma le labbra e la bocca parevano essersi isolate dall’età in una freschezza fin troppo tornita e morbida: gli anni ricominciavano solo dal mento per poi manifestarsi appieno nella pelle della gola e più giù, fino alla leggera scollatura del vestito a fiori.
Era strana, sì, ma non fino al punto che Richi Zenobi non riconoscesse un tentativo di ringiovanimento limitato forse dai soldi o, meglio, esclusivamente dai soldi.
La cosa lo fece sorridere e subito quel sorriso, insieme al maldestro tentativo di lei, gli si rivelò come un gesto di tenerezza privo di giudizio.
Si rividero ancora, in quel bar, nell’isoletta delle panchine e poi qua e là, passeggiando senza meta nei pomeriggi di giugno lungo le strade meno trafficate.
«Questo è un posto infame» diceva Marisa «e bisogna imparare a piegarlo, a sopraffarlo, altrimenti è lui a sopraffare te.»
Dopo una settimana Richi le prese la mano e Marisa gliela strinse come se non avesse mai fatto altro in vita sua.
Ma non si baciavano: solo una volta Richi le sfiorò le labbra con le sue e Marisa fece altrettanto dicendogli «Ciao, a domani.»
Serie: Fallimenti
- Episodio 1: Richi Zenobi
Un primo episodio che cattura, destando molte curiosità: sulla foto nel taschino, sul come procederà la storia con Marisa e se Richi fuggirà da quel quartiere e se vorrà e saprà tornare alla vita da ricchi. Continuare a leggerti sarà un piacere.
Sei sempre estremamente gentile. M.Luisa. Ma a parte ciò, sono molto contenta che questa storia abbia riscosso il tuo interesse. Grazie mille.
Ciao Francesca, questo episodio costruisce con delicatezza la caduta di Richi e accenna a una sperabile rinascita.
Grazie mille, Maurizio. Il tuo apprezzamento è prezioso.
Ciao Francesca. il tuo stile è impeccabile. Mi piace molto come scrivi. Evochi emozioni. Richi mi ispira molta tenerezza, mentre la sorella mi indispone un pochino. Sperò che per lui ci sia una rivincita. Al prossimo episodio.
Grazie, Tiziana. Sono proprio contenta che tu l’abbia apprezzato. E, in effetti, Elide non è proprio il massimo della simpatia, ma che farci? Nei racconti servono anche quelli come lei. Grazie ancora.