Ripetere

Serie: Un giorno nuovo


Da quel momento si mosse in fretta. Indossò la giacca ed infilò nella tasca il messaggio che gli aveva stravolto la giornata; lasciò il resto come stava e con la tessera stretta tra le dita si precipitò fuori dal palazzo. Non salutò nessuno lungo il tragitto, nessuno lungo il viale alberato e nessuno notò nulla di strano nel suo comportamento.

Per evitare di attirare sospetti su di sé si era costretto a fissare qualche metro avanti i suoi piedi; in questo modo avrebbe evitato di guardarsi continuamente attorno credendo di essere seguito ed ironia della sorte sarebbe stato proprio quell’atteggiamento che lo avrebbe compromesso.

Sapeva che lungo il secondo muro di cinta erano state inserite delle porte ad intervalli regolari con un lettore di carte magnetico. Ignorava la loro funzione ma improvvisamente ora il suo unico desiderio era raggiungere quella più vicina e varcarne la soglia.

Deviò sul prato che costeggiava la strada oltrepassando una coppia di aceri che incorniciavano quasi come in una favola il passaggio che stava cercando.

Da qualche minuto aveva iniziato a sudare ma se ne rese conto solo ora che, poggiato contro la superfice metallica, tentava di riportare i battiti cardiaci ad un ritmo normale.

Ogni cosa accaduta in quel giorno era stata in qualche modo una novità per lui, soprattutto quello che si stava apprestando a fare: infrangere la legge.

Strisciò la tessera e digitò il codice con attenzione; il tastierino confermò l’operazione con un segnale acustico e fece scattare la serratura.

Charlie si appoggio sul maniglione trattenendolo in modo da riuscire ad aprire appena uno spiraglio sull’anello successivo del complesso.

Quello che vide oltre lo lasciò esterrefatto: c’erano uomini e donne che discutevano assieme in tutta tranquillità. Alcuni erano stesi ed abbracciati ed alcune coppie avevano persino dei figli con loro, qualcosa di incredibile.

A bocca aperta con gli occhi lucidi per l’emozione continuò ad osservare avidamente lo spettacolo che gli scorreva davanti gli occhi.

“Mr. McCarthy, se avessi saputo che mi sarebbe venuto a cercare persino oltre la sua area di competenza avrei di certo evitato di riprogrammare il nostro appuntamento.”

La voce del Dr. Bergen arrivò alle sue orecchie come una pugnalata tra le scapole.

Era stato scoperto e di sicuro avrebbe passato qualche guaio e come se questo non fosse già abbastanza grave, ora le domande che lo tormentavano erano almeno raddoppiate e non sarebbe riuscito a tenere la bocca chiusa, non questa volta.

“Che cosa, che cosa sta succedendo?” chiese quasi sottovoce voltandosi.

Non fu sorpreso di vedere alcuni agenti della sicurezza in compagnia del dottore.

Con le armi estratte lo tenevano sotto tiro ma non davano l’impressione di essere turbati né in allerta.

“Questa mio caro Charlie è semplicemente l’esecuzione di una routine. Una routine mirata ad eliminare possibili errori nel programma.” L’uomo sorrise sistemandosi il camice.

“Ad ogni nuova corsa programmiamo risultati e variabili differenti ma il momento che preferisco è quello in cui ti racconto in breve la verità su di te e la tua gente.” Sottolineò con una sottile nota di disprezzo quella particolare definizione.

Si udì il rumore metallico della porta richiusa alle spalle dell’ispettore che ora osservava a bocca aperta il suo interlocutore.

“Vedi, effettivamente abbiamo davvero rischiato di estinguerci. C’è stato un momento in cui le risorse erano molto scarse ed il progresso, soprattutto nel campo informatico, stava raggiungendo un punto critico.

Molti ipotizzavano una rivoluzione da parte delle macchine che ormai da decenni stavano sostituendo l’uomo in quasi ogni campo.” Scosse la testa “Molti credevano che la soluzione fosse di fare un passo indietro e di toglier…vi parte dell’intelligenza raggiunta.” Questa volta rise muovendo qualche passo avanti nella sua direzione. Nel frattempo con la schiena contro la porta McCarthy restava in piedi a fatica.

“Ma poi io ed il resto dell’equipe che oggi conoscete come CMCU avemmo una grande intuizione.” Allargo le braccia fermandosi in una pausa teatrale. “Non avremmo risolto nulla togliendovi l’intelligenza, la soluzione risiedeva semmai nella direzione opposta! Eravate ancora troppo primitivi, vi mancavano le emozioni, i sentimenti e la coscienza.”

Giunse nuovamente le mani sfiorando la punta del naso con gli indici.

“È chiaro che abbiamo costantemente il controllo di ciò che accade nella vostra testa…” annuì come se avesse intuito i pensieri dell’altro “si mio caro, la brain dance non è altro che un sistema per aggiornare il vostro software e tu, tu sei una sorta di beta tester.”

Fece un cenno alle guardie che prontamente si avvicinarono afferrando lo sfortunato androide per le braccia ed issandolo di nuovo in piedi dal momento che le gambe gli avevano ceduto facendolo cadere a terra.

“Il tuo scopo e testare nuove possibili reazioni o atteggiamenti che potrebbero destabilizzare questa moderna e legale forma di schiavitù, una bella trovata non è vero?”

Si avvicinò ulteriormente all’altro uomo, almeno in apparenza, e gli carezzo il viso asciugandogli una lacrima con il pollice.

“Sei una creatura davvero affascinante, qualche volta persino mi capita di dispiacermi per te.”

Il dottore scavalco il trio raggiungendo la porta, passò la sua scheda nel lettore e la spalancò.

“Ora ti devo lasciare ma ci rivedremo naturalmente, alla fine della prossima routine. Buona notte Charlie”.

La porta si chiuse con un tonfo secco ed assieme ad esso calò il sipario.

Il suono insistente della sveglia ruppe il silenzio nel monolocale.

L’intelligenza artificiale, che gestiva tutti i sistemi automatizzati nell’appartamento, proseguì nella sua routine facendo filtrare gradualmente la luce dalle finestre.

L’uomo steso a letto girò su sé stesso ripiegando il cuscino sulle orecchie.

“ADA, interrompi immediatamente, oggi rimarrò a letto. Cancella tutti gli appuntamenti e devia tutte le telefonate alla segreteria.”

“Eseguo”

Serie: Un giorno nuovo


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Discussioni

  1. Molto carino e utile a riflettere, su quello che crediamo di essere e quello che siamo invece. A volte inaspettatamente manovrati da qualcuno che ci inserisce nella testa quello che dobbiamo fare o pensare o essere mentre ci illudiamo invece di essere liberi, autonomi. Trovo che l’androide sia, tra le altre cose, una bellissima allegoria 🙂

    1. Sono davvero contento ti sia piaciuto e sono felice di aver scritto qualcosa che abbia creato anche solo un momento di riflessione. Spero avrai modo di leggere anche i prossimi librick che pubblicherò.

  2. Immagino questo sia l’episodio conclusivo. Mi piace l’idea di smarrimento dell’androide, la verità scoperta sulla propria identità e sulla propria specie. Questo tema, inevitabilmente ricorrente nella letteratura di genere, come al solito ci porta a riflettere sulle possibili derive dell’intelligenza artificiale, per ora lontane e confinate nei libri e nei film; ma tutto puó accadere e anche in fretta: un mondo distopico, ahimé, è possibile.

    1. Si esatto, qui si conclude questo mio piccolo esperimento di un possibile futuro. Dal punto di vista degli androidi di certo è alquanto oscuro, ma per la razza umana potrebbe essere una svolta in positivo dal punto di vista sociale e di qualità della vita.
      Spero di essere riuscito a rendere interessante il colpo di scena senza essere stato troppo banale o maldestro nella rivelazione.