Rispondi solo a una domanda

Serie: Cosa porteresti con te?


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Quattro chiacchere davanti a una birra...

«Chiacchieri così con tutti gli avventori?» Chiesi a bruciapelo alla ragazza, pentendomi ancor più di prima. Stavolta mi ero chiamato una rispostaccia. Che non venne.

«Con qualcuno di più, con qualcuno di meno. Dipende dal momento e dalla persona» disse invece, diplomaticamente.

Annuii, guardandola negli occhi. Poi mi decisi: era ora di rientrare, sebbene mi dispiacesse un po’ abbandonare quell’atmosfera accogliente e protettiva intrisa di birra, legno e fumo di tabacco. Il tepore del camino si unì al coro per trattenermi. Mi alzai comunque.

«Senti sei stata gentilissima, ma per me è ora di andare. Tornerò a trovarti, una volta o l’altra.»

«Prima di quanto tu pensi» rispose a bassa voce, poi, come se ci avesse ripensato: «Resta ancora due minuti, per un gioco veloce.»

Restai sorpreso da quell’uscita. Per un attimo esitai, pensando di declinare ed andarmene, poi non volli essere scortese. In fondo a casa non mi aspettava nessuno.

«Che gioco?»

«Devi solo rispondere ad una domanda.»

«Bene… ma poi devo andare.»

«Se dovessi partire per un lungo viaggio, da solo, cosa porteresti con te?»

«Cosa o chi?»

«Cosa. Questo è un viaggio che si comincia sempre da soli.»

Ci pensai un po’ su, cercando di prendere sul serio la domanda. Mi sembrava che fosse opportuno farlo, anche se non capivo bene perché.

«Credo… credo che porterei con me la mia macchina fotografica, per fermare i momenti più importanti.»

«E poi? Cos’altro?»

«Il mio tablet, per leggere i miei libri preferiti. Il mio telefono, per tenere i contatti e collegarmi in rete. E naturalmente il mio taccuino, dove prendo appunti per i miei racconti.»

La ragazza aspettò qualche istante, tornando ad esplorarmi da dietro le lenti, seria. Poi si aprì in un sorriso appena un po’ forzato.

«Allora oggi sei partito perfettamente equipaggiato.»

«No, io…»

Prima che potessi finire di rispondere, la porta del locale si spalancò sulla notte ventosa ed un gruppo di persone entrò, spazzandosi un po’ di neve di dosso. La ragazza si asciugò velocemente le mani, lanciò la pezza sul lavello dietro il bancone e si affrettò verso i nuovi arrivati.

«Scusa, sono sola e devo fare accomodare le persone. Torna quando vuoi, siamo aperti tutta la notte» mi sussurrò all’orecchio passandomi accanto.

«… Sono solo uscito per fare un po’ foto … » continuai io, parlando alla sua schiena, già troppo lontana perché potesse sentirmi.

Mi alzai, raccolsi le mie cose, indossai il pesante giaccone e mi diressi verso la porta.

Al di là dello spesso vetro il vento fischiava forte e faceva danzare una nube di polvere di neve. Aprendo, mi parai d’istinto con il braccio dal freddo tagliente: fuori era buio, una coltre opprimente di oscurità che sembrava solida si avvolgeva stretta al cono di luce che l’insegna scavava davanti all’ingresso del pub.

Trasalii. Mi aspettavo di trovare la mia auto parcheggiata nell’ampio spiazzo davanti a me ma questo era vuoto, la soffice coltre di neve interrotta soltanto da poche sequenze di impronte umane. Nessuna traccia di ruote. In effetti non avevo ricordo di aver incontrato il pub mentre guidavo.

Il mio sguardo si allungò fino al margine del bosco. Lì la strada faceva una brusca curva, ricordai, proprio dov’era più buia. Mi incamminai in quella direzione, vagamente sperando di aver lasciato l’auto dietro la curva nello slargo, forse sentendomi stordito, ed aver raggiunto il pub a piedi, attratto dalla luce come una falena.

Camminai per alcuni minuti nel vento e nella neve, fino alla curva che ricordavo. Una improvvisa folata più forte delle altre spazzò la coltre di nebbia che in quel punto era più fitta, mostrando i resti di un’automobile schiantata contro un albero. Il cofano anteriore non esisteva più, l’albero spezzato si era abbattuto sul tetto dell’automobile schiacciandolo ed uccidendo la persona che era al volante. Doveva essere morto sul colpo.

Mi avvicinai. Ero io.

Una sequenza di immagini frammentate mi investì come luci da discoteca, lasciando ombre scure e piccoli lampi accecanti sulla mia retina. La strada buia, la nebbia, il ghiaccio nero, la curva improvvisa. L’albero, lo schianto. Il buio improvviso. Il pub avvolto dalla neve candidissima, l’insegna con il gabbiano. La luce, il tepore. La ragazza.

Decisi di tornare sui miei passi fino al pub. Volevo passare la notte lì: il mio lungo viaggio lo avrei continuato la mattina dopo, meno stanco e, forse, meno solo.

Serie: Cosa porteresti con te?


Avete messo Mi Piace15 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Devo dire che dal momento in cui esce senza vedere la macchina mi aspettavo di tutto, ma non questo!!!
    Davvero un colpo di scena ben riuscito! Complimenti!

    1. Grazie ShanLan. Questa serie è ora in attesa di essere pubblicata, per intero nelle sue due stagioni, dalla casa editrice di EO. Per questo trovo qui solo i primi tre episodi. Originariamente si trattava di un racconto di sole due puntate, poi la storia continuava a bussarmi in testa e l’ho lasciata uscire tutta…

  2. Wow. Avevi costruito un inizio confortevole ma con delle tracce di pathos, però non mi aspettavo proprio il colpo di scena. Mi dispiace aver iniziato il tuo racconto in una breve pausa pranzo, questo è da leggere tutto d’un fiato! Spero di tornare nel tuo pub il prima possibile!

    1. Grazie Gabriella.
      Il romanzo, devo avvertirti, è stato selezionato per la pubblicazione in cartaceo (sempre da EO) quindi le ultime 4-5 puntate della serie non sono qui ma saranno solo sul libro cartaceo, quando uscirà. Avrei dovuto togliere già da qualche settimana l’intera serie da qui, ma non l’ho fatto. Credo per la soddisfazione che mi dà ogni singolo commento che ricevo (quindi per necessità di approvazione). Se a qualcuno piace la storia, spero che deciderà di procurarsi il libro per leggere come va a finire… 🙂

  3. Devi essere dotato di un forte equilibrio per riuscire ad abbinare uno stile di scrittura casalingo (piano, scorrevole, rassicurante) a sberle di irrealtà come quella di vederti morto.
    E tutto ciò senza che il vento e la neve diventino stucchevoli. Come se tu ti trattenessi per non traboccare, come se fosse necessario controllare il tono della voce. Anche per far muovere e parlare la ragazza.

    1. Il personaggio della serie è in effetti molto autocontrollato, forse troppo. Dipende dalla sua vita, e forse dalla sua indole.
      Ma in un mondo come quello in cui ti stai inoltrando con questa serie, credimi, l’autocontrollo serve.

    1. Grazie! Originariamente il racconto finiva qui. Dopo un po’ di tempo ha cominciato a girarmi in testa la storia, e non sono riuscito a tenerla dentro. Quindi, ecco gli altri episodi dal terzo in poi… Spero non ti annoieranno.

  4. la memoria ci sopravvive? Me lo sono chiesta spesso. Sarebbe, se non un un rimedio alla morte, almeno un’attenuazione della terribile esperienza dello scomparire nel nulla. Così la vedo io, Giancarlo (devo farmi perdonare il lapsus sul tuo nome) ma con la stessa interlocutoria incertezza del buon Guzzanti.

    1. ci sopravvive nel senso che il tuo personaggio sa ancora di essere se stesso sebbene giaccia, morto, in un auto schiantata. Ma devo ancora leggere il resto.

    2. Non posso andare troppo avanti nella risposta ma sì, in qualche modo questo è il senso della storia, insieme a un pastrocchio di altre cose che mi girano sempre in testa da quando ero ragazzo e continueranno a girare fino a quando la giostra resterà tutta d’un pezzo.
      Grazie per essere andata indietro a leggermi, e soprattutto per le stimolanti domande.

  5. Se e quando moriremo, la cosa è insicura,
    avremo un paradiso su misura
    in tutto somigliante al solito locale
    ma il bere non si paga e non fa male.

    Finale con sorpresa ben riuscita, non me l’aspettavo proprio. Nel contesto non è trascurabile la scena di altra gente che entra nel pub, l’hai buttata en passant ma la trovo forte.

    1. Eddiavolo, possibile?
      Sì in effetti è possibile.
      Diavolo di un Guccini, allora ecco da dove viene l’ispirazione per questo racconto! 🙂
      Davvero non mi ricordavo più di questi versi del grande Guccini. Dio è morto, ma il solito locale ci aspetta comunque dall’altra parte…
      Grazie Francesco!

  6. Un bel colpo di scena. Anche il seguito, molto originale. Nessuna luce infondo al tunnel, nessuna visione celestiale. Solo una ragazza con un bel sorriso che gli ricorda saranno aperti tutta la notte. È questo il paradiso? O è il purgatorio? Oppure semplicemente è la prima tappa che reca ristoro alle anime che devono affrontare il “lungo viaggio”?!

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    1. Buongiorno Ileana,
      Grazie per il lusinghiero commento! Devo dirti che non è prevista un’altra puntata… La storia nasce come racconto unico, ma poiché non sono stato in grado di accorciarlo senza rovinarlo, l’ho dovuto tagliare in due episodi, che sono quelli già pubblicati.
      Notavo, dai commenti, che forse il finale non è proprio potentissimo. Penso che sia dovuto al fatto che intimamente non avevo voglia di chiuderla lì, anche se la storia nasceva dall’inizio con quel finale. Probabilmente scrivendola mi sono un po’ appassionato alla storia.
      Insomma non lo so, al momento il lavoro “della vita reale” preme troppo ma se troverò la voglia, il tempo e soprattutto l’ispirazione, proverò a riprendere questa storia in mano.
      Grazie per l’incoraggiamento!

    1. Ciao Maria Luisa, in effetti ci avevo pensato ma il tempo per una serie per ora non c’è… E poi ho un po’ paura di scadere nell’imitazione di tante cose già lette o viste, fra Virgin River, Cantico di Natale e via elencando. Vedremo…
      Grazie per l’incoraggiamento!

  9. Avevo avuto il sentore di un episodio stile The Twilight Zone, ma ero in dubbio con una qualche sorpresa psicotica da parte della barista… Se morendo ci si ritrova tutti in un pub d’alta montagna, allora non vedo l’ora di ordinare una bottiglia di Diplomatico Riserva Exclusiva!
    Giancarlo, come al solito, mi hai fatto “arricriare”. Grazie.

    1. Grazie Federico, per il tempo dedicato alla lettura dei racconto e per il commento positivo. Doveva essere un racconto unico ma non sono riuscito ad accorciarlo senza rovinarlo, e temo comunque che su due puntate non faccia lo stesso effetto. Ma pazienza, sono già contento che sia piaciuto.