Risveglio

Serie: Vite rubate

J. si svegliò di soprassalto come dopo un incubo terribile e si guardò intorno.                                                      Era circondato dal colore rosso, rosso sui muri, rosso su quel parquet così familiare, rosso sul divano. Dove diavolo si trovava?! L’enorme cerchio rendeva la sua testa pesante e gli annebbiava la vista, per questo non riusciva ad aprire bene gli occhi per scrutare quella stanza. La prima impressione che ebbe fu quella di trovarsi dai suoi genitori, ma com’era possibile se non li vedeva nemmeno per Natale, da anni ormai?

J. non vedeva la sua famiglia da tantissimo tempo, da quando lo avevano rinchiuso, con un TSO, nel reparto psichiatrico dell’ospedale della sua città. “Disturbo borderline di personalità” aveva sentenziato perentorio lo psichiatra. Da quel giorno nessuno della sua famiglia gli aveva più fatto visita. Aveva passato la sua infanzia e la sua adolescenza tra cliniche psichiatriche, case di accoglienza e famiglie temporanee, in mezzo a delinquenti di ogni sorta e tossicodipendenti, che erano pian piano diventati la sua famiglia.

A 16 anni si era innamorato di C. e non si erano mai più lasciati, nemmeno quando il giudice mandò J. in un’altra città. Loro avevano trovato il modo di scappare dalle famiglie affidatarie e andarono ad occupare un appartamento abbandonato per ricominciare a vivere assieme, anime perse che si erano trovate in un inferno in terra.                                                                                                                                                    Ricordava benissimo il giorno in cui l’aveva incontrata. Lei alta e bionda, con un viso angelico che nascondeva ricordi terribili dietro quegli occhi verdi come la foresta pluviale. Si trovavano in una casa d’accoglienza, la terza per J. e la prima per C. Lei veniva vessata da due ragazze coetanee, invidiose della sua bellezza eterea, la infastidivano continuamente con diversi lazzi e sberleffi dal primo giorno in cui varcò la soglia, fino al giorno in cui le tagliarono un’enorme ciocca di capelli mentre dormiva. C. non si era mai lasciata vincere da quelle vessazioni, aveva resistito, stoica, senza proferire parola con gli assistenti sociali, ma quelle vipere non immaginavano quanta rabbia covasse dentro il suo corpicino perfetto. Erano ormai due mesi che viveva in quel posto maledetto e sopportava le angherie delle sue coetanee. J. la osservava dal primo giorno in cui si presentò in quella comunità, la guardava da lontano attratto dalla sua bellezza e dalla sua capacità di sopportazione.

Una mattina, la seguente al taglio dei capelli, C. si alzò dal letto, si lavò il bel viso rovinato da alcuni lividi, si vestì e si truccò, nonostante non ne avesse bisogno. Fece tutto con molta calma, mentre la ciocca di capelli la guardava dal cuscino stropicciato. Finì allacciandosi le scarpe, dei Doc Martens neri come il suo umore. Qualcosa nei suoi occhi era cambiato quella mattina, un fuoco ardeva nelle pupille, un sorriso arrogante delineava le sue labbra carnose. Andò, impassibile, verso la sala mensa, si versò il suo caffè e mangiò la sua merendina preferita, di cui fece il bis. Terminata la colazione si alzò dalla sedia, con passo imperturbabile si diresse verso A. e M., le sue carnefici, prese la nuca di entrambe e le spinse sul tavolo con una violenza inaudita. Le vessazioni di quei giorni avevano fatto crescere un mostro dentro di lei fatto di lacrime e angoscia, un’ira funesta la pervase e si riversò contro le coetanee. Cominciò una gran rissa fatta di piatti volanti , calci e pugni. Ciò che impressionò J. non fu tanto la forza e la cattiveria con cui C. picchiò le altre due, ma la capacità della stessa di evitare la classica mossa delle risse tra ragazze: il tiro dei capelli.

Tutte e tre furono spedite in punizione, ma per tenerle divise C. fu mandata a lavorare in giardino con i ragazzi. Fu quello il momento in J. riuscì finalmente ad avvicinarsi a lei.

“Mi hai impressionato questa mattina”

“Bè sì, era ora di fare qualcosa. Sono mesi che quelle due stronze mi riempiono di insulti solo perchè sono due cesse”

“Bè certo, hai fatto bene, non avrebbero nemmeno dovuto metterti a lavorare con noi oggi”

Da quell’istante furono inseparabili, fino a quella sera.                                                                                                

Serie: Vite rubate
  • Episodio 1: Risveglio
  • Episodio 2: Mindfulness
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    Discussioni

    1. Ciao Sara 🙂
      C’è una frase che mi piace particolarmente che recita: “l’amore è l’incontro di due solitudini”. E’ quanto sta accadendo ai protagonisti della tua serie, nel freddo dell’esistenza possono fare molto uno per l’altra.

    2. Ciao Sara, “anime perse che si erano trovate in un inferno in terra.”, direi che questa frase riassume tutto il vissuto dei due protagonisti, un vissuto ingiusto procurato soprattutto dall’essere abbandonati, non solo dai disturbi di carattere psichico. Penso che proprio nei momenti più difficili debba vedersi l’affetto di chi ti sta più vicino. Il racconto, a mio parere, inquadra molto bene la situazione dei protagonisti, riuscendo a trasmettere emozioni e la giusta passione per seguitare con la lettura. La frase finale, infatti, mi rende curioso di capire cosa ha potuto separare due anime così. Un bel contributo, forte e di carattere, carico di rabbia e realtà, lacrime e sofferenza! Un saluto, alla prossima ?!