
Risveglio
Serie: Vieni con me
- Episodio 1: Una sera come le altre… o no?
- Episodio 2: Risveglio
STAGIONE 1
Si svegliò di soprassalto, spaventata dalla terribile scena dell’incubo.
Cosa le era successo? Per tutta la giornata non aveva avuto il minimo segno di malessere, anzi stava benissimo fino al momento prima di entrare in quella stanza. Per quanto tempo era svenuta? L’orologio a pendolo segnava le tre in punto, ovvero più di quattro ore! Era molto tardi ma non aveva affatto sonno. La stanza era ancora freddissima: “Il camino deve essersi spento” disse a bassa voce, quasi per paura di essere sentita da qualcuno.
Provò ad alzarsi, ma le gambe cedettero. Dovette provare un paio di volte e quando fu sicura camminò traballante verso il salotto. Scoprì incredula che la fiamma era ancora ardente. Stranita, controllò l’orologio a muro della cucina: dieci meno un quarto. Aveva regolato quell’aggeggio giusto un paio di giorni prima sincronizzandolo proprio con il pendolo della camera da letto, ed era sicura che quel pomeriggio l’anomalia non ci fosse stata. I due orologi segnavano la stessa ora… ma ora non più. Il ticchettio era forte, quindi la batteria non poteva essere esausta. Normalmente non avrebbe dato peso a quella stranezza, ma quella notte tutto pareva insolito. Nel silenzio della casa sperduta, si accorse di un ronzio che non riuscì a identificare. Pensò a un sintomo postumo del suo malessere di poco prima.
Decise comunque di preparare il te di cui tanto aveva avuto voglia prima di addormentarsi, quando notò un’ulteriore anomalia. Il lavandino perdeva delle gocce ritmicamente, come da cinquant’anni del resto. La stranezza non stava appunto nella perdita, quanto nel fatto che le gocce non scendevano dal rubinetto al lavabo… bensì salivano da esso al rubinetto.
Le ci volle qualche istante per capire la dinamica, ma ne fu certa non appena appoggiò la mano sotto al rubinetto, constatando che essa si bagnava da sotto e non da sopra.
Si guardò attorno. La sensazione era tornata più forte che mai, sconvolgendo le proporzioni e le forme della casa. Si accorse che il ronzio ora era più intenso, e presto divenne insopportabile. La vecchietta iniziò a girarsi intorno, incapace di comprendere da che direzione provenisse il rumore. Lo percepiva alle sue spalle, ma una volta girata lo udiva a destra e a sinistra. Capì il motivo quando notò che fuori dalle finestre nessuna luce si scorgeva. Fissando a una di esse scoprì che l’oscurità fuori non era tale: i vetri erano coperti da una qualche sostanza, che sembrava… muoversi? Avvicinandosi constatò con orrore che i vetri delle finestre erano coperti da una coltre di mosche.
Per la seconda volta perse i sensi.
La donna cadde sbattendo la testa sul pavimento, restando accasciata sul pavimento. Al suo risveglio tutto era tornato normale: le mosche erano sparite, gli orologi erano di nuovo sincronizzati e la goccia del lavandino cadeva secondo la gravità terrestre. Pian piano riuscì ad alzarsi. Si sentiva stranamente in forze, nonostante il dolore in testa – sulla quale si era formato un grosso bozzo – per via della caduta
Silenzio
Solo il fuoco che scoppiettava – ora si era effettivamente indebolita, la fiamma – e la pioggia che picchiettava sul vetro. La signora Struss si avvicinò alla finestra, la stessa da cui aveva ammirato il lugubre paesaggio qualche ora prima. Nulla era cambiato, se non un particolare nuovo. Un’altra stranezza, pensò, ma si rese ben presto conto che quella era più strana delle altre.
Si trattava di una macchia, sospesa a qualche metro da terra – all’incirca al livello della finestra. La macchia prendeva forma e colore nell’aria, rimanendo però semitrasparente. Gli si poteva vedere attraverso. La vecchietta restò pietrificata quando la sagoma iniziò a diventare riconoscibile: la forma era un uomo, e quell’uomo era… suo marito.
L’apparizione se ne stava ferma immobile con le braccia e i piedi a penzoloni, fluttuando nell’aria gelida. Gli occhi, a differenza del sogno di prima, erano presenti e fissavano con un’intensità spaventosa. L’apparizione emanava una flebile luce che si rifletteva sulla nebbia circostante, che ormai si era fatta talmente fitta da coprire quasi tutto il quadro. Come nel sogno, la testa del fantasma iniziò a girare lentamente. La vecchietta non era più in grado di muovere un muscolo e il respiro si era fatto corto. Ora il terrore aveva lasciato spazio al nulla totale, che invase la sua anima svuotandola. Compiuto un giro completo sul collo, la testa smise di girare.
Un grido straziante squarciò la notte.
Riconobbe all’istante quell’urlo. Era l’urlo del dolore, che per lunghi giorni il suo amato aveva dovuto sopportare, fino alla morte. Lo Strepito non si fermò e anzi, ad esso si aggiunsero altri schiamazzi, ai quali si unì di nuovo il ronzio delle mosche, che ripresero a coprire i vetri. Un’orrenda musica assordava la signora Struss, che perse nuovamente la vista. Questa volta però la riacquistò subito, appena in tempo per voltarsi. Suo maritò era lì, immobile mentre impugnava un coltello da cucina. Ora le orbite erano vuote e grondanti di sangue con le mosche che svolazzavano attorno al capo.
Parlò.
“Sono giunto dal mondo dei morti”.
“Vieni con me”.
L’indomani apparve sulle pagine del giornale locale quanto segue:
“Un’anziana signora viene ritrovata assassinata nella sua abitazione. Al suo fianco un coltello insanguinato, sicuramente l’arma del delitto. Nessuna impronta e nessuna traccia di infrazione: la porta era chiusa a chiave, così come tutte le finestre.”
Serie: Vieni con me
- Episodio 1: Una sera come le altre… o no?
- Episodio 2: Risveglio
Spiriti che appaiono di notte; un delitto della stanza chiusa per i terreni. Due bellissimi racconti che mi hanno attratto fin dalla prima riga. Complimenti… mi chiedo se ci sarà qualcuno che indaga o se gli spiriti continueranno ad abitare la casa…? 😉
Ciao Giglio! Ti ringrazio per aver letto il racconto e mi fa davvero piacere che sia stato di tuo gradimento.
La mia idea era di terminare al secondo episodio…. ma si sa che finché un autore è vivo, nessuna sua opera è necessariamente definitiva!
Certo, mai dire mai… l’ispirazione quando arriva arriva 😉
@Nicolarighetti00 Devo dire molto weird, nel senso del genere, la tua spiegazione: condivido. Hai una visione affascinante dell’aldilà, e paradossalmente realista. Purtroppo però trovo che non risalti molto durante la lettura. Nel commento ho scritto che non mi era parso di notare nessuna causa apparente che potesse muovere la storia verso il finale: ora che so che la mancanza di logica e razionalità, scaturita dall’avere a che fare con l’ignoto di ciò che sta oltre la morte, era la tua idea di fondo, mi viene da consigliarti di fare più leva su quest’ultima, in modo da renderla evidente e trasformare così l’assenza di raziocinio in un movente narrativo. Ad esempio, si sarebbe potuto sottolineare, magari con un’interazione fra i due personaggi, quanto la morte imminente di lei sarebbe stata un’ingiustizia, visto tutto quello che ha fatto per il marito mentre era ancora in vita, seguito da un silenzio d’indifferenza da parte di quest’ultimo. In tal modo, l’incapacità di comprendere le leggi che governano l’aldilà sarebbe emersa, e con essa una “ragion d’essere” del racconto più incisiva.
Ci tengo ancora a dire che questi miei pensieri vogliono avere come solo scopo quello di essere costruttivi, perché amo molto questo genere e mi fa piacere incontrare qualcuno che ne condivide la passione 😀
Ripeto, mi fanno molto piacere questo genere di commenti 🙂
Grazie per lo spunto, ne terrò sicuramente conto!
Sottolineo ancora una volta quanto apprezzi il genere ed il tema trattato che nel complesso è ben riuscito, ma se mi è permesso vorrei allargarmi con qualche consiglio/critica costruttiva non richiesti. Ad esempio, una domanda che mi è sorta a fine testo è stata: perché il defunto marito avrebbe dovuto fare quello che ha fatto? Voglio dire, nel primo episodio viene detto che la moglie ha sempre fatto tutto il possibile per stargli affianco, dunque perché tornare dal mondo dei morti per ucciderla, come se a muoverlo fosse stata una ragione di vendetta? Certo questo secondo l’interpretazione secondo cui il marito defunto sia un’entità indipendente da lei; se invece lui non fosse altro che un riflesso psichico della signora Struss, derivante da un suo ipotetico senso di colpa per non aver fatto abbastanza per salvarlo, questo rimane appunto solo ipotetico, perché non è reso evidente in alcun modo.
Trovo che la storia avrebbe avuto un maggior mordente se all’inizio fosse stata presentata una qualche causa scatenante di ciò che sarebbe successo in seguito, anche non necessariamente una vendetta dall’aldilà o un senso di colpa psicologico, ma ci si poteva sbizzarrire molto, credo, a costo di approfondire un po’ il tutto (come ad esempio la malattia di cui è morto il marito, di cui vengono descritte le conseguenze ma non si sa al contempo molto).
Ad ogni modo spero che queste mie piccole note siano accolte e apprezzate, sottolineando che non sono che il frutto di mie personali impressioni 🙂
Un saluto e alla prossima!
Grazie mille dei commenti, che sono sempre graditi 😉
Ti spiego come la vedo io: l’aldilà è un mondo che non conosciamo, che, se esiste, potrebbe benissimo avere regole, logica e funzionamento opposti al nostro. Probabilmente non c’è alcuna logica o morale, tantomeno razionalità. Il fantasma del racconto è tormentato e torna per prendersi quello che crede sia suo… è qualcosa di orribile e inconcepibile. È diverso da noi in tutto e per tutto. È ciò di cui abbiamo paura: violenza, ignoto, distaccamento dalle regole e la morale che governano il mondo che conosciamo.
Insomma, gli avvenimenti del racconto non si possono spiegare razionalmente.
Devo dire che comunque è molto interessante l’ipotesi che fosse un riflesso dei sensi di colpa della vecchietta (elemento che, ti confermo, non è presente nel racconto).