Ritornare

Serie: La ricerca del vento

Era trascorso del tempo. 

In linea di massima era un tempo breve, ma venne percepito da Dafne come lunghissimo. Non c’erano stati grandi intervalli stavolta. Ma quanto era effettivamente passato? Forse un anno? Forse due?

Fatto sta che ora si ritrovava lontanissima da Venezia. Sicuro. Ne ricordava solo i raggi che baciavano delicatamente l’acqua e il suo movimento calmo.

Come spesso accadeva in questi momenti, si era appena svegliata. E come spesso accadeva in questi momenti, cercando di capire meglio cosa l’aspettasse quel giorno e perché ora fosse lì, veniva presa da una sensazione fortissima di impazienza e quasi sempre un bel sorriso ad occhi chiusi accompagnava il pensiero di dover scoprire il tutto.
Aprì meglio gli occhi e si guardò intorno. La stanza le parve familiare, un posto caldo, accogliente. Forse ci aveva vissuto per un periodo della sua vita che ora non ricordava. Forse qualche volta, velocemente, lei e M. si erano amati proprio lì, in quella casa, in quella stanza. Odore familiare ma totalmente sconosciuto. Qualcuno una volta le aveva detto che spesso i luoghi sconosciuti, quelli in cui capiti per la prima volta ma che ami subito senza un motivo apparente, erano frutto di un qualche vissuto sopito. Un dettaglio, un angolo nascosto, una lampada, un quadro, perfino il modo in cui la luce penetrava dalla finestra avrebbe potuto portare Dafne a dire che si, forse lì c’era già stata. Quando e perché non importava, non ancora, almeno. Come fosse stato un sogno, le tornò in mente Venezia all’improvviso. Lì aveva perso qualcosa e l’aveva ritrovata tornandoci.

Ora importava cercare altro. In un altro posto che forse era quello in cui si trovava.

Si alzò lentamente e rimase per qualche secondo seduta al bordo del letto, si passò delicatamente le mani tra i capelli, il tutto ad occhi chiusi, come a cercare un pensiero che la guidasse. Trovò subito lo slancio, attraversata da una scossa elettrica.

Certamente M. le aveva lasciato qualcosa. Uno scritto, un oggetto. Avrebbe dovuto cercare. O magari, aprendo la porta, lo avrebbe trovato di là in carne ed ossa, intento a preparare qualcosa da mangiare, o sul divano, sdraiato, a leggere pagine di un libro con lo sguardo concentrato e dubbioso. Come se stesse avendo un vero e proprio dialogo con le parole scritte. Dafne cominciò a sperare che fosse davvero così e i suoi passi si fecero più lenti dal letto alla porta. In una delle stanze di quella casa che le sembrò improvvisamente enorme, attraversata solo dal silenzio di un vento veloce, avrebbe sicuramente trovato la risposta.

Aprì la porta.

Si trovò davanti a un grande corridoio con qualche stanza chiusa qua e là. Ma un dettaglio la lasciò sorpresa.

Sul muro, davanti a lei, una parte della parete era scritta e dipinta. Piegando leggermente la testa cercava di comporre nella sua mente le parole che leggeva, una ad una. La scrittura era la sua, l’aveva riconosciuta all’istante. I disegni avevano un tratto familiare.

“Abbracciamoci

come in una danza.

Non ballare da sola

o meglio
balla da sola,

e poi scegli con le tue mani

tenendo le mie mani

e le mie

e le mie

e anche le mie.

e lascia che le tue gambe cerchino il riposo

di tanto in tanto 

dopo aver ballato,

quando la stanchezza per la gioia 

di aver trovato tanto

lascia spazio alla bellezza”

Il dipinto somigliava ad una danza. Uomini e donne in cerchio si tenevano per mano. Dalle parole sembrava uscisse quasi una musica, e agli occhi di Dafne quel dipinto sembrava si muovesse, prendesse vita.


Questo era un punto nuovo. Fino a quel momento quasi mai uno scritto le aveva indicato di fermarsi per un istante, cercare nel presente. Ballare. Godersi la danza.

Tornare nel passato è sempre necessario, ma ora forse, almeno quel giorno, avrebbe dovuto semplicemente rimanere lì dov’era, vivere lì, cercare lì, senza dover viaggiare indietro.

Aveva scritto lei quelle parole, non sapeva precisamente quando, ma erano sue, frutto di qualcosa che aveva vissuto e che ora cantava.

Allora, forse, anche M. sarebbe rimasto più del solito. Tornato anche lui da chissà dove, chissà da quale momento della sua vita.

Era necessario per entrambi viaggiare continuamente avanti e indietro, lasciare che il tempo scorresse spesso in modo irregolare, lasciare così che germogliasse un passato nuovo.


Ci fu un bacio.

Fu silenzioso 

e avvolse tutta la casa.

Ci fu il silenzio degli occhi.

E poi, 

un ballo.

Serie: La ricerca del vento
  • Episodio 1: La luce del tramonto
  • Episodio 2: Promesse
  • Episodio 3: Maggio
  • Episodio 4: Bar e memorie
  • Episodio 5: Acqua, memorie e poesia
  • Episodio 6: Ritornare
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