Ritorno alla realtà

Serie: Assalto al condominio!


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Marco invita tre amici a cena per festeggiare il suo trentesimo compleanno, in un appartamento al quarto piano di un condominio residenziale. Quando questi vengono a sapere di essere gli unici abitanti del palazzo, perché gli altri locali sono stati sottoposti a disinfestazione, succede il finimondo

Quella notte, Monica non si fermò un istante. Smaniosa, affamata, spregiudicata, diede sfogo a tutte le fantasie che per anni aveva coltivato nella solitudine del suo letto ordinato. Da quando si spogliò davanti alla vasca da bagno fino al momento in cui lasciò l’appartamento, si diede da fare con instancabile perizia. Luca fu la sua vittima, Massimiliano il suo sodale. Non li lasciò in pace nemmeno un minuto, nemmeno quando, al mattino, si divincolarono dalle sue braccia per andare a preparare il caffè.

Non accadrà mai più, devo prendermi tutto quello che posso, si era detta, e aveva mantenuto la parola.

I due ragazzi furono sorpresi dall’atteggiamento della loro ospite, e fecero di tutto per aiutarla a soddisfarsi.

«Ciao.» miagolò la gatta, quando salutò i ragazzi sulla porta di casa. «È stato un piacere.»

Sorrise maliziosa e si diresse verso le scale.

«È stato un piacere.» risposero loro.

«Chissà cos’hanno combinato gli altri.» pensò, mentre saliva la rampa che, la notte passata, l’aveva divisa dalla vita ordinaria. «Devo telefonare in ufficio: farò tardi, senz’altro!»

La porta dell’appartamento di Marco era aperta; sembrava che nessuno, da quando erano usciti per la loro folle bravata, l’avesse riattraversata. Si spaventò all’idea che i suoi amici fossero in difficoltà. Erano stati acciuffati dai poliziotti? Avevano trascorso la notte in cella?

Magari la polizia sta cercando anche me! pensò, mentre attraversava l’ingresso. No, di sicuro gli altri mi hanno coperta.

Entrò nella saletta dei fumatori e si sedette accanto alla sua borsa. Sul telefono non aveva chiamate.

«Che strano!» esclamò.

L’appartamento era deserto: di Marco, Laura e Aristide non c’era traccia. I resti della cena della sera prima erano sparsi sul tavolo: le bottiglie di vino, le briciole, la torta tagliata. Corse in cucina e cercò un contenitore di plastica. Tornò in sala da pranzo, si tagliò una fetta di torta abbondante e ve la infilò dentro.

Vaffanculo alla linea, ieri l’ho appena assaggiata! si disse.

Mise il recipiente nella borsa e uscì di casa, chiudendosi la porta alle spalle.

Si affrettò giù per le scale: la tangenziale ovest alle otto del mattino la stava aspettando.

Terzo piano – Ciao ragazzi, grazie! – secondo, primo piano. Arrivata al pianoterra si scontrò con Aristide, che saliva dalla cantina.

«Monica!»

«Aristide!»

Si abbracciarono a lungo.

«Dove sono Marco e Laura?» chiese Monica preoccupata.

«Non lo so!»

Aristide sembrava arrivato da un mondo parallelo.

«Cos’hai?» chiese Monica all’amico, che intanto si massaggiava la nuca con lentezza.

«Guarda, non ti puoi immaginare cosa mi è successo…» annunciò, le mani in aria per enfatizzare.

«Ti hanno chiamato? Hai guardato il cellulare?» tagliò corto lei.

«Non ce l’ho: l’ho lasciato di sopra. Saranno a casa!» rispose Aristide.

«Svegliati, Aristide! Sono appena uscita da casa di Marco. Lì non ci sono!»

Aristide tentava di riacquistare lucidità.

«Dici che li hanno beccati?» chiese.

«Non lo so. A me, non mi hanno chiamato.»

«Prova a chiamarli tu!» propose, allora, Aristide.

Monica frugò nella borsa e prese in mano il cellulare.

«Squilla?»

«Squilla, ma non risponde.»

«Prova l’altro, dobbiamo salvarli!»

Monica osservò Aristide con sguardo interrogativo.

«Ti sei fatto pure una pasta, mentre giravi per le cantine?»

«Dai, andiamo a prendere il mio cellulare!» esclamò Aristide, e afferrò Monica per il braccio. «Non puoi capire, Monica, dove sono finito: proprio non puoi capire!»

La discesa fu più impegnativa della salita, ma non ci misero molto a raggiungere i rami più bassi. Persi in quel mondo di fiaba, i due ragazzi si attardarono a registrare le immagini del mondo che stavano per abbandonare. Marco toccò terra per primo e aiutò Laura a scendere. La ragazza si allontanò dalle pendici dell’albero.

Il cielo volgeva rapidamente all’imbrunire. Oltre gli avvallamenti delle colline più lontane, il sole toccava la terra, pronto a inabissarsi. Laura si parava di fronte a quello spettacolo, serena e rinfrancata, il volto colorato di viola e di arancio.

Marco si fermò accanto a lei e ammirò l’orizzonte, poi tornò a guardarla. «Non ti lasceresti tutto alle spalle, per ricominciare in un posto come questo?» chiese.

Laura attese alcuni secondi, prima di parlare.

«Ci ho pensato, ma ho una vita felice.»

Marco abbassò lo sguardo, sconfitto.

«Potremmo ricrearlo a casa nostra, a Milano. Dove vuoi tu!» tornò alla carica, poi si rese conto che stava esagerando. «Lascia perdere…» aggiunse. «Mi sa che ti amo.» ammise.

«Torniamo a casa.» disse lei, cingendolo con il braccio, mentre camminavano verso l’ascensore.

Marco girò la maniglia di metallo e spalancò la porta. Si abbracciarono davanti al biglietto per il mondo di sotto.

«Caspita,» fece il ragazzo, meravigliato. «guarda quante stelle!»

Nemmeno nelle nottate in montagna, ne aveva viste così tante.

Si fermarono ammirati a contemplare la volta celeste, poi entrarono nell’ascensore.

Premettero il pulsante e l’ascensore si mosse. Quando l’ultimo raggio di tramonto scomparve al di sopra delle loro teste, la cabina piombò nel buio.

Marco si risvegliò all’interno dell’ascensore fermo al quinto piano. Laura giaceva accanto a lui, svenuta. La guardò, addormentata. Le accarezzò il viso, il braccio dietro alla sua nuca: respirava tranquilla.

«Svegliati, amore.»

Laura riprese pian piano conoscenza. Un’espressione stupita le si dipinse sul volto, mano a mano che i suoi occhi si abituavano alla luce.

«Marco.» sussurrò.

Si guardò intorno e capì che erano nell’ascensore. Marco le sorrise e la baciò sulle labbra.

«Che fai?» disse lei, allontanandolo con le braccia.

Marco assunse un’espressione colpevole.

«Scusami, ma so che non potrò farlo mai più.»

Si tirarono faticosamente in piedi.

«Che mal di testa.» disse Laura, mettendosi una mano fra i capelli. «Come si apre questa porta?»

Fece appena in tempo a finire la frase, che la porta si spalancò sul pianerottolo.

«Eccoli!» gridarono Aristide e Monica.

Tirarono gli amici fuori dall’ascensore e li abbracciarono.

«Marco, ho vissuto un’esperienza che non ti puoi immaginare! Sono finito in un castello medievale dove c’era un DRAGO…» cominciò a raccontare Aristide, tenendo l’amico per le spalle.

Monica, intanto, chiedeva a Laura come avessero passato la nottata. Laura si guardò attorno confusa. Marco la stava ascoltando.

«Ero a casa dei miei genitori, la notte di Natale. C’era anche Stefano; avevamo tre bambini.»

«Ragazzi, ma che sogni avete fatto?» chiese Monica.

«No, Monica, non erano sogni: era troppo reale!» esultò Aristide.

«Sì, sembrava come adesso!» aggiunse Laura. «E tu, Marco, dove te ne sei andato?» chiese.

Marco sentiva che il cuore gli stava per scoppiare.

«Ero su un albero enorme, in un mondo bellissimo.»

«Su un albero enorme? Da solo?» chiese Aristide.

Marco annuì, accennando un sorriso.

«Ragazzi, io devo scappare!» disse Monica. «Laura, poi ti racconto…»

«È vero, Monica, tu dove sei stata?»

Monica si allontanò rapidamente. Con la mano, fece un gesto inequivocabile.

«Dai vicini di casa!» rispose.

Laura scoppiò a ridere.

«Nooo,» fece Aristide. «grande!» poi si rivolse a Marco e disse: «Ma non erano gay?»

Marco fece spallucce.

Mentre i quattro uscivano dal condominio, gli altri condomini rientravano alla spicciolata. La famiglia di giapponesi del pianterreno questionava con i vicini di casa.

I ragazzi si tennero debitamente alla larga, ma li sentirono dire: «Per fortuna, non hanno rubato niente!»

Arrivati alle macchine si salutarono, ripromettendosi di vedersi più spesso, e presero ognuno la propria strada.

Ringraziamenti – Desidero ringraziare tutti coloro i quali hanno letto e commentato il racconto. I vostri suggerimenti mi serviranno per migliorare questo e gli altri scritti che pubblicherò su Open.

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Quella relativa alla pittura è https://www.facebook.com/paoloborile.painter/

A presto!

Serie: Assalto al condominio!


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Ciao Paolo, complimenti per tutta la serie che ho seguito volentieri. Mi sono divertita seguendo le avventure surreali dei protagonisti. Naturalmente la mia preferita è Monica. La sua avventura ‘terra terra’ è quella che ho preferito. Ti seguirò volentieri su facebook. Vieni a cercarmi anche tu. Ci ritroviamo là. Bravissimo