Riusciranno gli israeliani a portare a termine la loro missione?

La NASA aveva comunicato a chi di dovere la propria scoperta. Il presidente degli Stati Uniti però, prima, e in gran segreto, aveva informato solamente il rappresentante del Governo ebraico. Dopo essere stati informati anche i capi di altri Paesi, il comunicato era stato diffuso in tutto il mondo: «Un asteroide colpirà la Terra.» I dati raccolti erano certi, e  “fortunatamente” e con molte probabilità, l’asteroide avrebbe colpito solamente la città più contesa del pianeta… così le alte sfere di Israele e non solo, cominciarono, ognuno a modo suo, ad adoperarsi per salvare quanto il più possibile di “tutti quei secoli di storia”.

Diversi giorni prima dell’impatto ormai certo, i rappresentanti dei Paesi più interessati si stavano impegnando a trovare una soluzione, riunendosi così a Camp David negli USA: luogo “neutrale” dove ebrei e islamici, con gli americani a fare da intermediari, si erano già riuniti in passato. A quel summit, all’unanimità, era stato deciso che: l’asteroide non poteva essere polverizzato con un mega ordigno nucleare; a causa delle conseguenti radiazioni e non solo, era troppo rischioso per il bene dell’umanità. La massa che stava per colpire il pianeta, fortunatamente era di gran lunga inferiore alla superficie terrestre, era grande quando un’intera città, quindi ugualmente pericolosa. Molto pericolosa. Allora l’alternativa poteva essere quella di utilizzare altri tipi di armamenti che però, essendo molto meno distruttivi, avrebbero soltanto ridotto la massa, ma il nucleo dell’asteroide sarebbe rimasto ugualmente integro e sempre pericoloso. Comunque, era già qualcosa. Sempre all’unanimità, per ridurre conseguenze disastrose, era stato scelto di colpire l’asteroide al di fuori dell’atmosfera, così ci sarebbe stata una buona probabilità intanto di non stravolgere l’ozono, e poi che i frammenti non precipitassero sulla terra, anche se, non lo si poteva fare molto distante da essa. Naturalmente tra i presenti, tutti: ebrei, cristiani e musulmani; volevano dare il proprio contributo, ma non tutti avevano granché da offrire… Specialmente i rappresentanti degli Stati islamici, essendo più numerosi, erano quelli più confusi e che non riuscivano a mettersi d’accordo tra loro. Gli iraniani, per esempio, mettendo a disposizione i loro sottomarini classe Kilo, in seguito al primo attacco avrebbero voluto colpire il nucleo all’interno dell’atmosfera con una pioggia di siluri, così da evitare che arrivasse a colpire Gerusalemme. Gli americani, disposti anche a tenersi fuori dalla faccenda, per primi avevano dichiarato che era una pazzia: a causa dell’imprevedibilità della caduta dei frammenti poi, ci sarebbe stato il bisogno di far evacuare mezzo mondo. Era inammissibile. Era meglio far concludere il suo corso al nucleo e proteggere Gerusalemme con ogni mezzo. «Sì, ma come?» aveva chiesto per primo il rappresentante italiano. «Con l’acciaio!» aveva risposto l’israeliano, che essendo stato informato anticipatamente dagli americani, insieme al suo Paese si stava già adoperando in gran segreto, cominciando a far traslocare tutte le opere sacre al sicuro. L’israeliano spiegò il suo piano e i rappresentanti degli Stati cristiani poi si trovarono d’accordo con lui, ma i musulmani non tanto… così alla fine era stato deciso che nel peggiore dei casi, se non si fosse riuscito a proteggere Gerusalemme, il nucleo sarebbe stato distrutto con i siluri.

Intanto, nella Città Vecchia ebrei, cristiani e musulmani erano impegnati a proteggere tutti i monumenti sacri di loro interesse con spessissime lastre d’acciaio installate su robustissimi telai. Mentre, il Ministro della difesa israeliana era a colloquio col Rav Aluf, il capo supremo delle IDF.

«Me lo lasci dire, signor Ministro: lei è proprio un lupo travestito d’agnello!»

L’altro annuì e sorrise. «Ci credo bene… Anche se il favore ricevuto dagli americani, ci costerà caro.»

«Certo, ma visto che eravamo i più preparati, è stato un bene che gli altri Paesi abbiano affidato a noi la vigilanza della città. E quando sarà deserta, per noi sarà facile piazzare l’esplosivo e far crollare poi la Moschea. Così quando tutto sarà finito, potremmo pensare a ricostruire il Terzo Tempio senza quell’inutile monumento islamico nel piazzale,» proferì con una punta di disprezzo. «Da domani, gli abitanti di Gerusalemme si sposteranno verso sud e credo che anche molti musulmani accetteranno la nostra protezione. Attualmente, sono ancora troppo impreparati e non hanno neanche terminato di proteggere la Cupola della Roccia» ammise con soddisfazione.

«Già ieri, i nostri hanno terminato di proteggere il sacro Kotel. Invece, i cristiani come stanno messi?»

«Italiani e tedeschi, stanno ultimando di proteggere la Basilica del Santo Sepolcro e poi avranno finito. Ma c’è una cosa che mi preoccupa… A parte i nostri Dolphine, i Kilo iraniani e il Todaro italiano, c’è anche un Typhon nel Mediterraneo. E i russi dovevano restarne fuori da questa storia.»

«Non si preoccupi, i sottomarini americani sono già in navigazione, e baderanno loro ai russi. Mentre noi baderemo agli iraniani, perché nessuno dovrà lanciare siluri al nucleo! Altrimenti, se non cadrà sulla città, non potremo far crollare la Moschea.»

Il Generale di corpo d’armata non era poi così tranquillo, perché i russi non sarebbero entrati in gioco senza un buon motivo.

E il Rav Aluf faceva bene a essere preoccupato, perché degli hacker russi avevano scoperto qualcosa…

Il nucleo era rimasto molto più grosso di quello che era stato previsto, perché per evitare che cambiasse direzione, non sapendo poi dove sarebbe potuto andato a finire, nessuno degli Stati coinvolti si era voluto prendere la responsabilità ed esagerare con l’attacco. Intanto, il Mar Mediterraneo pullulava di sottomarini di vari Paesi, ma la popolazione, soprattutto quella sud-europea, nord-africana e medio-orientale, era stata tranquillizzata che nessun gigantesco frammento gli sarebbe piovuto addosso: Gerusalemme era stata ben protetta; avrebbe retto all’impatto, anche perché era stato stimato che il meteorite avrebbe colpito la zona periferica. Però, chi aveva potuto, si era rifugiato dentro a qualche specie di bunker. 

Intanto, gli iraniani e i russi, avevano i loro siluri puntati verso il cielo; mentre gli americani e gli israeliani, avevano i loro siluri puntati verso i sottomarini….

Chi avrebbe lanciato per primo?

     

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Commenti

  1. Ivan Collura Post author

    C’è un fondo di verità in questa storia, veramente gli israeliani vorrebbero costruire per la terza volta il Tempio, perché dopo, almeno per come è scritto nei testi biblici, il Signore ritornerà…