
Rivelazioni
Il commissario guardò l’orologio e realizzò che Lovisio era in ritardo. Dove si era cacciato, quell’ottuso d’un preposto? Si mise in bocca una mentina, perché da quando aveva smesso di fumare era come se avvertisse la necessità impellente di tenere le ganasce in movimento. Che strana sensazione, quasi che le labbra fossero diventate inutili e sul punto di scoppiare se lui non le teneva impegnate in qualche modo.
Stava ingrassando, perché quando era a casa mangiava in continuazione. O meglio, sgranocchiava tutto quello che gli capitava a tiro, fossero salatini o dolci. L’importante era annientare quel senso di vuoto. Una voragine che aveva un nome. Il commissario, volesse il cielo, stava per compiere cinquant’anni ed era depresso.
Lovisio comparve sulla soglia dell’ufficio, tutto trafelato. Era basso e tarchiato, vestito con dei jeans troppo larghi, che lo facevano sembrare un bidone del latte. Il commissario aveva sempre pensato a lui in questi termini, anche se non ne andava fiero. Lovisio era un trentenne di aspetto sgradevole, emanava anche un leggero olezzo di rancido e aveva il fiato che puzzava, ma era un buon ragazzo. Eseguiva con diligenza gli ordini del suo superiore senza fare domande e il commissario non sapeva dire se la sua fosse incuria oppure assoluta mancanza di perspicacia.
– Entra, Lovisio. Ti stavo aspettando.
– L’indagine ha richiesto più tempo del previsto, commissario. Mi scuso per il ritardo.
Era formale, Lovisio. In fondo aveva sforato di appena venti minuti. Con un gesto della mano lui lo intimò a lasciar perdere e gli diede luogo a procedere.
– Commissario, mi sono appostato sul terrazzo di fronte. Col teleobiettivo ho ripreso tutto. Sono proprio i due ragazzi che si incontrano al Plaza Hotel, ogni mercoledì alle 16. Stanza 103. Pagano a ore e non si fermano mai per più di sessanta minuti. Lei sembra la Hunziker, lui un modello di Armani. Ho chiesto alla reception, in maniera un po’ blanda. Mi aveva detto di non fare scalpore. E così ho domandato chi fossero, facendo intuire che era un’indagine in via “ufficiosa”. Ho scoperto che il modello paga profumatamente perché la sua presenza rimanga riservata.
Il commissario si schiarì la voce. Lo aveva già immaginato.
– Commissario, nel filmato si vede chiaramente. Quei due vanno a letto insieme. Vedrà loro fra le lenzuola! Ma ci vorrebbe un “esperto della fisiognomica”, oppure qualcuno che legga le labbra. Perché è difficile capire cosa si siano detti. Ridevano.
– Eh, Lovisio… cosa vuoi che si siano detti? Se erano a letto insieme, mica era un set cinematografico, no?
Lovisio abbassò la testa e convenne col suo superiore. Aveva un tantino peccato di zelo. Doveva smetterla di dire fesserie soltanto perché non tollerava il silenzio.
– Però lei, commissario, ha detto che nostro compito era quello di capire se la bionda fosse o meno in combutta col modello. Per una faccenda di magliette contraffatte. Cos’era? Commercio abusivo, mi pare di ricordare.
Il commissario sbuffò. Per fortuna Lovisio era un “puro”.
– Allora, porto il filmato alla scientifica? Commissario, stavolta li prendiamo!
L’uomo alla scrivania scosse il capo e si fece consegnare la registrazione. Era sigillata in una busta per le prove, come da protocollo.
– È tardi, Lovisio. Vai pure a casa, che ci penso io. Ottimo lavoro, comunque. Ci vediamo domani.
Eppure il commissario era adombrato, mentre lo diceva. Lovisio ebbe quella sensazione, quando chiuse la porta dell’ufficio e indossò il giaccone.
Per tutto il tragitto ci rimuginò sopra. Anche mentre era in macchina, fermo al semaforo. Poi ebbe un’illuminazione, in concomitanza allo scattare del verde.
Qualcuno, una volta, doveva avergli detto che il commissario aveva una moglie molto più giovane, che somigliava a una Barbie. Vuoi vedere che invece erano soltanto pettegolezzi? Quella là dentro, fra le braccia di un modello di Vogue, era identica a Michelle Hunziker. Non c’erano dubbi. Ma poi, il modello, era mica di Armani?
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Cristina,
il tuo racconto mi ha incuriosita e divertita molto! Non si può non provare simpatia per i personaggi, ben caratterizzati in ogni loro gesto. Originale anche la trovata di mettere i protagonisti del video in secondo piano, in un certo senso, ma anche di utilizzarli come pretesto per l’incontro tra Lovisio e il commissario 🙂
A presto
Ti ringrazio. Ciao Erica, alla prossima ☺️
Brava Cristina, la storia mi è piaciuta e due personaggi sono ben delineati, visibili.
Grazie Virginia! Mi fa piacere che ti sia piaciuto.
“Il commissario si schiarì la voce. Lo aveva già immaginato.” E da qui in poi ho tifato per Lovisio! Commissario e Lovisio son due personaggi molto interessanti e descritti molto bene! Ironico al punto giusto, scorrevole. Io spero di rivederli ancora 🙂 Cristina, congratssssssss!!!
Grazie infinite, Maria Anna. Povero Lovisio…. fa tenerezza talmente è ingenuo. Tornare? Potrebbe essere un’idea!
Un abbraccio.
Ciao Cristina, mi piace la leggerezza e l’ironia che hai voluto dare a questa “storia di corna”. L’ingenuità con cui hai caratterizzato Lovisio è una scelta che ho apprezzato moltissimo 😀
Eh, hai detto bene cara Micol. Proprio una storia di corna ?
Grazie.
Bello il tuo racconto…quasi a volerci far capire che dietro alla scusa (per altro legittima) di un commercio illegale di capi contraffatti ci sia una sana e simpatica curiosità che, in questo caso, non è femminile!
Complimenti per la leggerezza, necessaria in molti momenti della vita, con la quale ci hai raccontato questa storia.
Un abbraccio
Claudio, grazie di cuore. Alla prossima.
Molto simpatici sia Loviso che il commissario, quindi, simpatico anche il librick! Ciao Cristina, alla prossima.
Grazie Ivan! Alla prossima, sì.
Molto bello, dai! C’è parecchia ironia.
Grazie Kenji ?