Rivelazioni

Serie: Er gabbio

Pepito aveva pagato profumatamente il tecnico ascensorista che gli aveva spiegato il sistema per scendere nella tromba dell’ascensore, fornito l’unica copia esistente nel palazzo della chiave per accedervi e un giubbotto con il logo della ditta di manutenzione. 

Francesco rimase fuori dal palazzo per fare da palo, in caso fosse arrivato qualche condomino o la polizia, e Nico entrò per recuperare i quaranta grammi di cocaina. Finita l’operazione i due raggiunsero il garage di Pepito.

«Me cojoni!» esclamò Francesco. «E le chiavi di quella nun te l’ha date?» chiese ammirando la Porsche 911.

«Pecché, er T-Max te fa schifo?» Anche se l’adesivo del simbolo della pace attaccato sul frontale non è che gli piacesse tanto.

«Ma tu ‘a patente A nun ce l’hai, e manco ‘o potresti guida’.»

«A France’, e chi se ne frega! Anzi, avrei ‘a scusa pe’ scappa’ da li sbirri e così eviteremo che fermino te.»

«Ma tanto col casino che fa quello scarico ‘Mivv’, te fermeranno comunque se nun scappi; mejo se te metti er casco.» 

Ma quando Nico sollevò la sella, l’espressione del suo volto mutò quando estrasse il casco con i colori dell’arcobaleno e la scritta ‘Peace & Love’. «Io ‘sto casco da froci nun me lo metto» disse, mentre Francesco si scompisciava dalle risate. «Dai, annamo a casa mia: dobbiamo divide’ tutta ‘sta roba e ce resta solo ‘na giornata e mezza pe’ rimedia’ tremila e seicento euri.»

***

Nico fischiettava quando citofonò a Pepito: la sera prima Francesco gli aveva consegnato i soldi necessari per pagare i sei mesi d’affitto, un casco con i colori della Roma e, avendo aumentato di un po’ la quantità di coca tagliandola, l’amico aveva rimediato per sé pure quattrocento euro. La porta d’ingresso era socchiusa, Nico entrò e rimase colpito dal grande open space arredato con mobili sia contemporanei che vintage rivisitati. Dovette ammettere che, nonostante il miscuglio tra presente e passato, Pepi avesse proprio buon gusto. 

«Vieni sono in camera da letto: è in fondo al corridoio.»

«Nun me starai mica aspettando a letto tutto nudo, vero?» 

«Se vuoi mi spoglio subito!»

Nico, prima di varcare la soglia, diede una sbirciata: non solo l’amico era ben vestito, ma teneva in mano un dispositivo simile a un walkie talkie e gironzolava per tutti gli angoli della stanza.

«Ah, stavi a spazzola’ casa?» chiese, usando il termine utilizzato quando si era alla ricerca di cimici.

L’altro portò subito l’indice al naso. «Sì, stavo dando una spolverata» lo corresse, «sono allergico alla polvere» aggiunse, sorridendo per la battuta. «Anzi, sai che ti dico? Andiamo a prendere una boccata d’aria in balcone.»

«Allora, trovato niente?» L’altro assentì, e Nico sbarrò gli occhi. «Voi vede’ che è stato Chiavari?»

«Sicuro. Ho rilevato una cimice in cucina, ma, visti i giorni trascorsi, presto la batteria si scaricherà. Ma tu com’è che ti intendi di queste cose?»

«Beh, è una lunga storia.»

«Racconta.»

***

Nico aveva diciassette anni quando al parco del Gianicolo i suoi amici combinarono una grossa cazzata. Era lì che il suo gruppo, composto esclusivamente da trasteverini, si riuniva a fumare e spacciare. In precedenza avevano avuto diverse discussioni con altri gruppi, spesso composti da extracomunitari, per quanto riguardava la territorialità e il diritto di spaccio. Un giorno notarono un tipo losco e, anche se la probabilità che potesse essere uno sbirro era alquanto scarsa, Nico non era d’accordo a rapinarlo. Secondo lui un singolo individuo non poteva essere così stupido da sfidarli e poteva trovarsi lì per chissà quale motivo ma non per spacciare. Mentre Francesco e altri quattro armati di coltelli Butterfly si avvicinarono al tizio, Nico rimase nascosto dietro un grosso albero per fare da palo. Dei quattro rimasti stesi al suolo, un paio erano ridotti male e Francesco, prima di fuggire, raccolse da terra il borsello dell’uomo e raggiunse Nico,  entrambi poi sparirono. I due amici, una volta lontani, controllarono innanzitutto l’entità del bottino: quasi due milioni di lire e alcune banconote straniere.  Poi, quando si ritrovarono tra le mani un passaporto diplomatico, Nico rifletté su quale fosse la cosa migliore da fare. Era l’unico a non essere stato visto e, il mattino seguente, si recò all’ambasciata israeliana. Chiese del signor Adam Cohen, dicendo che aveva trovato qualcosa che gli appartenesse. 

L’uomo era certo che il ragazzo che gli stesse consegnando il borsello non era quello che gli fosse sfuggito, ma credette che potesse essere il compagno. Nico gli riferì che, anziché andare alla polizia, avendo visto il passaporto aveva pensato che fosse meglio recarsi lì. L’uomo apprezzò molto il gesto: il ragazzo aveva agito più che bene perché, non solo Cohen era un agente del Mossad che non avrebbe mai dovuto perdere quel documento, ma avrebbe anche rischiato di essere espulso dall’Italia perché, avendo letto il quotidiano, sapeva che dei quattro ragazzi due erano ancora in prognosi riservata. Verificato che non mancasse nulla, l’uomo, per ricompensare il ragazzo e far sì che anche gli amici scordassero la faccenda, stava per donargli tutte le banconote italiane ma Nico le rifiutò, preferendo che Adam gli insegnasse a combattere. 

***

«Beh, col senno di poi, direi che hai agito bene. E quindi, oltre ad averti insegnato l’arte del Krav Maga, Cohen ti ha spiegato come funzionano certi aggeggi?»

«Sì, ma qualche anno dopo: quando je ho fatto ‘n grosso favore e me sono infiltrato in una banda de afgani che stava qui a Roma agli inizi del duemiladue.»

«Ah, dopo il fattaccio delle Torri Gemelle? E com’è finita?»

«Boh, e chi l’ha più visti a quelli… Ma ‘nvece tu, nun me racconti niente? Oltre a Romolo, da chi te dovrei guarda’ le spalle?»

«Allora alla fine hai scelto di guadagnare bene?»

«Diciamo che pe’ adesso ho scelto de nun lascia’ tu sorella da sola.» Pepi sorrise e diede una pacca nel sedere a Nico. «Ahò, nun semo mica cognati! Nun te permette’ più» disse sorridendo, ma scansandosi per il ribrezzo.

«Allora spero che lo diventeremo presto. Sai, ho pensato che durante la festa di capodanno potresti essere tu a tenere compagnia a Martina, mentre io sbrigherò i miei affari.»

«Se se, sempre se nun ce sarà qualche rompicojoni de troppo…»

A quel punto Pepito prese il suo telefonino, cercò una foto nella galleria e la mostrò a Nico. «Se dovessi avvistare questo tizio, puoi anche fargli fare la fine degli afgani.»

«Ahò, ma pe’ chi m’hai preso? Nun so’ mica ‘n killer.» Intanto scrutò e memorizzò il volto. «Frocio pure lui?»

«Non proprio, ma diciamo che per arrivare ai suoi obbietti si accontenta un po’ di tutto: è un attoretto del cazzo che conosce qualcuno a Cinecittà, che gli ha fatto fare qualche comparsa in alcune pubblicità e poi in un paio di quelle fiction mafiose ambientate in Sicilia, visto che è di origini catanesi ed ha una buona pronuncia del dialetto.» 

«Embé, pecché pensi che t’abbia ‘nfamato lui?»

«Per più di un anno con Salvo abbiamo lavorato insieme, ed è stato anche grazie ai clienti che ha procurato che ho raggiunto certi quantitativi. Poi lui ha cominciato a fremere per sapere chi fosse il mio fornitore, di contro a me interessava sapere chi fossero i suoi clienti, e così la fiducia reciproca cominciò a vacillare fino a quando quello stronzo mi ha fottuto dodici chili di cocaina e si è messo in proprio.» Nico era inebetito. «Inoltre, prima che beccassero me, avevo già saputo che la polizia lo aveva fermato all’uscita di una festa e, non solo era alla guida strafatto, quasi certamente aveva addosso pure qualcosa. Sta di fatto che il giorno dopo era libero e felice e a me dopo una settimana mi hanno beccato; e per fortuna che lui conosceva solo il nome del mio fornitore, altrimenti sarebbe stato un casino.»

«E che vvoi fa’ ora?»

«Intanto riprendere i contatti col mio vecchio fornitore; poi organizzare la festa di capodanno così da riagganciare i vecchi clienti; e poi farla pagare a quel pezzo di merda.»

«Bbene, io però nella fase uno nun c’entro nniente…» 

«Condivido.»

«Riguardo ‘a due, posso procura’ tutti i ragazzi che ce servono pe’ quanto riguarda ‘a sicurezza, ma nun penso de riusci’ a ‘nvita’ gente.» Pepi acconsentì anche questa volta. «E tre: basta che nun me chiedi d’ammazzarlo, se me dici dove posso trova’ er siciliano je vado a da’ ‘na bella lezione.»

«Non credo che con una bella lezione ce lo toglieremo di mezzo: deve proprio sparire.» 

Nico chiuse gli occhi e si portò una mano alla fronte. «Un’idea c’avrei» sbuffò, «ma bisognerà annà sino a Napoli pe’ cerca’ qualcuno; qui nun conviene.»

«Sono d’accordo.»

«Sì, ma c’è anche ‘n altro problema.»

«Cioè?»

«A parte l’ispettore Chiavari, a Martina nun ce penzi? Lei ormai è troppo sospettosa e nun te poi più permette’ de fa’ veni’ gente al negozio.»

«Hai ragione.» Pepito si fermò un attimo per pensare. «E se inizialmente mandassi qualcuno a casa tua?»

«’O sapevo! Nun t’azzarda’!»

«E dai, ormai siamo soci, e probabilmente diventeremo pure cognati!» Si avvicinò per abbracciarlo, ma Nico lo bloccò.

«Ma dimme ‘n po’, socio: tu a sordi come sei messo?»

«Non male, ma dopo capodanno avrò ancora più soldi.» Nico ghignò soddisfatto. «Che cosa hai in mente?»

«Annamo a Trastevere e t’o spiego.»


Serie: Er gabbio
  • Episodio 1: La segnalazione
  • Episodio 2: Vecchie conoscenze
  • Episodio 3: La visita
  • Episodio 4: L’avvocato
  • Episodio 5: La proposta di lavoro
  • Episodio 6: Finalmente libero
  • Episodio 7: Le farfalle
  • Episodio 8: Rivelazioni
  • Episodio 9: Che le danze abbiano inizio
  • Episodio 10: Una giornata frenetica e da dimenticare
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    Discussioni

    1. Ciao Ivan, davvero interessante l’escursus ritraente il passato di Nico, lo rende completo e giustifica molte cose… Questo è il tuo terreno, vediamo dove mi condurrà questo tuo bel thriller nostrano… Sperando che Nico non ci lasci le penne eh???

      1. Ahahahaha! Rido per la tua ultima frase, Tony. Tranquillo che se qualcuno ci lascerà le penne non sarà di certo Nico, ma i piccioni! Ahahaha Grazie ancora per l’apprezzamento verso la mia prima serie, fa tanto.

    2. I dialoghi qua mi hanno strappato dei bei sorrisi. Ahahahah, fantastici! 🙂 Niente, Nico ce l’ha proprio nel sangue. La sua natura è ficcarsi nei guai… ma tipo necessariamente! Ahahahah. Bravo Ivan. 🙂

      1. E sì, Nico si caccia sempre nei guai, ma un modo come uscirne lo trova sempre, nel bene o nel male… Sempre grazie per gli apprezzamenti, amico mio.

      1. Ciao Ale, purtroppo Nico, ancora una volta, non potrà stare lontano dai guai a causa degli eventi…

    3. Ciao Ivan, con la testa che ho in questo periodo mi sono accorta che non avevo ancora commentato il tuo racconto, letto quando è uscito. Sono d’accordo con Sergio, io ancora spero che Nico metta la testa a posto 😀

      1. Ciao Micol, Nico ha un cuore buono e per gli amici è disposto a fare di tutto, e purtroppo per lui dovrà rimandare e mettere la testa a posto più in là.

      1. Ciao Sergio, hai proprio ragione: Nico si fa più intraprendente, ma non temere perché alla fine il bene vincerà. Solo che il bene in questo caso sarà soggettivo…