Robert Collins

Serie: Buio al tramonto


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Nick giunge finalmente alla sua nuova casa

Capitolo 3

3


Nick si tenne alla maniglia dello sportello quando il taxi, svoltando a destra, abbandonò la Main Street e iniziò ad arrampicarsi su per una sterrata che obbligò l’autista a procedere non oltre la seconda marcia.

Dopo un po’ la pendenza si ridusse, portando ad un modesto altipiano. Il taxi rallentò e accostò sulla destra, in uno spiazzo luminoso fra i pini. Solo dopo aver aperto la portiera, mentre scendeva, agli occhi di Nick si palesò la casa. La guardò per un lungo istante: era la sua casa. Proprio come nelle foto che aveva visto su internet, l’aspetto era quello di un cottage di montagna, ma dal vivo era decisamente meglio. I tronchi issati saldamente uno sopra l’altro si stagliavano per due piani e una soffitta, culminando in un tetto a punta che sfiorava i rami più bassi dei pini circostanti. A far da copertina, un ampio patio e davanti a esso, sotto agli scalini centrali appena lucidati, aiuole di fiori. Tutto attorno alla proprietà, uno steccato che si interrompeva nel punto in cui Nick sarebbe entrato e uscito dalla sua dimora. Osservando le imposte massicce, le intelaiature salde attorno ai vetri brillanti, si sorprese a sperare di poter vivere in un posto simile, in un giorno. Per un istante fissò il vuoto, pensando. Poi, un sorriso comparve sulle sue labbra.

“Signor Robertson?” disse una voce alle sue spalle. Si voltò, era il tassista. “Sono cinquanta dollari.”

“Oh, ma certo. Eccoti” disse Nick porgendo non uno, ma due biglietti da cinquanta.

Il tassista fissò le due banconote e sorrise.

“Grazie, Signor Robertson. Le auguro un buon inizio.”

Mentre il taxista chiudeva la portiera e partiva, facendo levare nell’aria una leggera polvere, Nick si guardò attorno come un bambino, rapito dalla bellezza di quello scorcio in mezzo a una foresta che era la sua casa. L’aria portò un rumore, da lontano ma non molto. Ci mise poco, abituato com’era al Millenium Park, a riconoscere le onde del lago. Come rapito da un magnetismo irresistibile, fece un passo verso il versante della collinetta oltre la quale avrebbe dovuto esserci il bacino, quando una voce parlò alle sue spalle.

“Bel posticino, vero?”

Nick sussultò. Si guardò attorno, aspettandosi senza un motivo preciso di trovarsi di nuovo in compagnia del tassista. Invece, dal lato est della casa stava giungendo un uomo, molto più alto di lui, dalla barba folta ma curata. Forse per via del cappellino rosso, della camicia a quadri, e del paio di guanti che penzolavano da una tasca laterale, Nick pensò che potesse essere l’uomo che si era occupato dei recenti ritocchi alla casa, quelli di cui era stato avvisato prima dell’acquisto.

“Salve” si limitò a dire, intimidito dalla stazza e dal portamento di quell’uomo.

Lui gli porse la mano, che incontrò quella di Nick. La sua presa era salda come quella di un generale, e la pelle che rivestiva i palmi dura come la roccia.

“Mi chiamo Robert Collins. Lei dev’essere il Signor Robertson.”

“Sono io. Mi chiami Nicholas, la prego.”

Robert sorrise. “Speravo che me lo chiedessi, odio le formalità. Ovviamente, mi aspetto che tu mi chiami Robert. Non ho mai tollerato il Signor Collins.”

“Vada per Robert” disse Nick. Per qualche motivo si sentiva a suo agio a parlare con quell’uomo, che tanto era diverso da qualsiasi che avesse mai incontrato nella grande Chicago. I pregiudizi sull’America rurale che abbondavano sulle bocche degli ospiti di casa sua, o dei clienti dello studio di suo padre, gli impedivano di trovarsi pienamente a suo agio in quel contesto, ma era come se quell’uomo emanasse una luce, che in parte scalfiva tali presupposti.

“Non si vedono molti scrittori da queste parti” disse Robert. Nick arrossì, preparandosi all’ennesima conversazione da manuale, condita con una leggera ma percepibile dose di disprezzo. Robert dovette notarlo.

“A dire la verità, sono piuttosto affezionato ai classici europei” disse sorridendo. “Ma potrei tentare qualcosa di più moderno… chissà, potrei iniziare da uno dei tuoi. Mia moglie ne ha una copia” concluse facendogli l’occhiolino.

Nick tornò a respirare, e se era rimasto del rossore sulle sue guance, era per la convinzione di essere un idiota.

“Gliene farò avere una copia, appena uscirà.”

“Ci conto eh. Ma vogliamo vedere la casa?”

“Quasi mi spaventa entrarci.”

Robert scosse la testa. “Di fantasmi non ce ne sono, a Rotten Bridge, anche se in molti faticano ad abituarsi al canto delle strolaghe, specialmente a notte fonda.

Nick, che non aveva la più pallida idea di quale fosse il verso della strolaga, e che lo associava allo starnazzare di una comune anatra, annuì sorridendo e disse: “Andiamo a vedere la casa, allora.”

Continua...

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Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. ” I tronchi issati saldamente uno sopra l’altro si stagliavano per due piani e una soffitta, culminando in un tetto a punta che sfiorava i rami più bassi dei pini circostanti”
    È anche il mio sogno ❤️

  2. Robert Collins è il coinquilino/vicino di casa/affittuario che tutti vorremmo: educato, gentile, che sa attaccare bottone con discrezione e che non si fa dare del “Lei” che crea solo soggezione.
    Mi sembra una brava persona e sono curiosa di scoprire che ruolo avrà nella storia. 😸