Romanici

«Dobbiamo essere tutti orgogliosi».

Alle parole di Antonello, tutti annuirono, e lui fece un cenno compiaciuto. Aveva accanto dei bravi ragazzi.

Era una bella giornata per marciare, e i fanti si muovevano con le armi in spalla. Cantavano.

Antonello comandava un’intera centuria e scrutava i volti dei suoi soldati. Con le all star spronò il cavallo a muoversi a capo della centuria. Era sul serio una bella giornata.

La centuria marciava verso un castra che si trovava oltre quella serie di alture, a destinazione avrebbero tutti riposato e poi si sarebbero dati al servizio di guarnigione.

Antonello era compiaciuto. Si sarebbe rilassato un po’, avrebbe goduto dei servizi del castra, e solo allora avrebbe pensato al suo dovere.

In quel momento, però, da dietro un bosco si sentì un urlo di battaglia.

«Sono i barbari punk! In formazione di difesa, in formazione di difesa!». Con le all star spronò il cavallo ad affiancarsi ai suoi uomini.

I fanti obbedirono e prepararono i lancia-arpioni.

Dal bosco uscirono i barbari punk, avevano bastoni e acconciature bizzarre. Erano proprio dei barbari… solo che avevano davanti dei legionari romanici e avrebbero fatto di lì a poco una brutta fine.

Urlando e sbraitando i barbari punk si misero a correre verso i romanici, ma prima di arrivare al contatto gli arpioni partirono e li crivellarono di colpi.

Morirono, soffrirono, si calpestarono tra loro come le bestie che erano.

Antonello abbassò il braccio e i legionari bagnarono le loro tute mimetiche con il sangue dei barbari punk. Era stata una strage.

«Nessun morto fra i nostri?» si rivolse all’optio.

«No, o centurione, neppure un ferito».

«Perfetto!». Si fregò le mani.

L’Impero Romanico aveva molti nemici, rifletté. Ogni tanto chiedeva un tributo di sangue, ma dei nemici, non dei cari soldati romanici.

«Adesso avanti, raggiungiamo il castra».

La centuria si rimise in formazione e continuò la marcia come se non fosse successo.

Antonello non si era sporcato di sangue le all star.

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