
Romea & Giulietto
«È permesso? Possiamo entrare?»
«Accomodatevi pure, vi stavo aspettando. Avete un appuntamento, vero?»
«Sì, per le ore 12:00 con il Dott. Chiesa.»
«In persona. Innanzi tutto buongiorno Signori Giulietta, venite avanti.»
La coppia, sulla cinquantina, entra nella stanza con circospezione. Un grande foulard copre il volto di lei lasciando alla vista solamente gli occhi, due bei occhi azzurro polvere; nessun capello copre il capo di lui, erano scomparsi parecchi anni fa, solo la speranza di ritrovarli non era ancora scomparsa, lui la covava ancora (povero illuso).
«Siete venuti per un cambio di nome. Prendo ancora una sedia per la Signora e iniziamo.»
Fatta accomodare anche la signora velata il Dott. Chiesa inizia con le solite domande di rito burocratese.
«Allora lei è la Signora Romeo mentre lei è il Signor Giulietta. Posso gentilmente vedere i vostri documenti? Anche i codici fiscali, grazie. Faccio solo una fotocopia veloce e ve li restituisco subito.»
RMOGLT59E51G778A e GLTRMO59B29L424N erano i due codici fiscali.
«O bella, chi è Romeo?»
«Io, rispondono tutti e due all’unisono.» Poi è il marito a prendere voce.
«Io sono Romeo» risponde il Sig. Giulietta.
«Anch’io mi chiamo Romeo» risponde la Sig.ra, che era la primogenita della famiglia Romeo, famosa a Verona perché gestiva una pizzeria in via dei Montecchi, la pizzeria “Al balcone fiorito”.
«E chi è Giulietta? Non ditemi che entrambi vi chiamate Giulietta? Incredibile!»
«Proprio così Dott. Chiesa. I miei genitori mi hanno battezzata Giulietta, erano rimasti incantati dall’opera di Gounod, la conosce?»
«Come no, Romeo e Giulietta.»
«Dico sempre a mia moglia» è il sig. Giulietta, «quanto mi piacerebbe assistere alla prima del Romeo e Giulietta. È in cartellone la prossima settimana ma, purtroppo, non possiamo andarci.»
«E come mai?»
«Mia moglie si opera proprio il giorno prima della prima dell’opera, ci vorranno dei giorni prima che la dimettano e così perderemo la prima.»
«È un vero peccato, forse pensandoci prima. Scusate, i vostri nomi mi hanno fatto andare in tilt. Allora, se ho ben capito, lei si chiama Giulietta di cognome, come la macchina che aveva mio nonno, la mitica Giulietta Spider del 1955 disegnata da Pinin Farina. Ora varrebbe una fortuna.»
«Sì ha capito bene; io sono un Giulietta, come mio padre, mio nonno e il nonno di mio nonno. Mi hanno chiamato Romeo perché erano degli appassionati collezionisti di automobili d’epoca, le Alfa Romeo.»
«Ricapitolando lei Sig. Giulietta ha sposato la Sig.ra Romeo. Una curiosità, in casa chiama sua moglie per nome?»
«Certo!» risponde la Sig.ra Romeo, «Mio marito Romeo mi chiama sempre Giulietta; perché nella famiglia Chiesa vi chiamate per cognome?»
«Ovviamente no.»
«Io» è il sig. Giulietta «chiamo qualche volta mia moglie Romea: “Romea amore mio, quando facciamo un viaggio romantico sulla Romea?” Lei mi manda a quel paese, precisamente a Giulianova, dove sono nato.»
«A dire il vero Sig. Giulietta non mi sembra tanto romantica la strada Romea. È una statale sempre trafficata e spesso un muro di nebbia la rende impenetrabile, come una donna che non si concede.»
A quelle parole il Sig. Giulietta lancia un’occhiata penetrante alla moglie.
«Scommetto che avete una Giulietta?» È il dott. Chiesa che accortosi dell’infelice uscita cambia discorso.
«Ha indovinato, abbiamo una Giulia e una Giulietta.»
«Possedete ben due Alfa Romeo, che combinazione!»
«Ma no, Giulia è nostra figlia: Giulia Giulietta. Abbiamo solo un’Alfa Romeo. Comunque non è una combinazione, si tratta di una consolidata tradizione di famiglia; non potevo interromperla io, cosa avrebbero detto i miei genitori e soprattutto cosa avrebbe detto nonno se non avessi comprato un’Alfa Romeo? Romeo ricordati chi sei, sei un Giulietta. Povero nonno, è un ricordo di lui che mi è rimasto caro. Giulietta non voleva la Giulietta, preferiva una Mito, era sempre un’Alfa Romeo però io ho scelto la Giulietta, come ho scelto lei, l’amore della mia vita.»
La sig.ra Romeo a quelle parole arrosisce sotto il velo.
«Dai Romeo, non siamo al Grande Fratello dove ogni cosa deve essere gridata in piazza davanti a un pubblico di guardoni.»
«Io non voglio nascondere il mio amore Giulietta, voglio gridarlo al mondo intero. E poi quando mi ricapita di amare due Giuliette contemporaneamente?»
«Dì che l’ami più di me, basta vedere come la curi, è sempre pulita, lucida e coccolata. Quando dici “vado con la Giulietta a fare un giro”, provo un po’ di gelosia.»
«Giulietta lo sai che non ti tradirei mai. E poi si trattava di una occasione irripetibile. Dove trovavo un’altra Giulietta usata con così pochi chilometri? Non potevo farmela sfuggire. E poi in concessionaria mi hanno fatto una supervalutazione dell’usato e così non ci ho pensato due volte.»
Il Dott. Chiesa ascolta divertito il sig. Giulietta che parla a ruota libera e pare non volersi fermare mai.
«Dott. Chiesa, senta questa che è bella. Io, che sono un po’ all’antica, ho chiesto al Sig. Romeo la mano di sua figlia. Poi, in quello stesso giorno, dopo aver ritirato la Giulietta dalla concessionaria, ho dato una mano di vernice rossa alla carrozzeria. Due mani nello stesso giorno, divertente no?»
«Questa te la potevi risparmiare Romeo, e poi perché solo adesso vengo a sapere che l’hai riverniciata?»
«E tu Giulietta? Perché non mi hai detto che ti saresti rifatta il viso? Quando sei rientrata a casa dopo l’intervento quasi non ti riconoscevo, hai speso un sacco di soldi e adesso ne devi spendere degli altri per un nuovo intervento di chirurgia estetica perché il primo non è riuscito bene.»
«Scusate se vi interrompo, queste sono cose vostre personali, l’ufficio non è il luogo più adatto per discuterne, e poi i muri hanno orecchie. Comunque auguri per l’intervento Sig.ra Romeo, vedrà che andrà tutto bene, ne sono sicuro.
Bene signori, dove eravamo rimasti? A sì, che volevate cambiare il nome. Lei Sig. Giulietta come vorrebbe chiamarsi?»
«Giulietto. Giulietto Giulietta suona bene, che ne dice Dott. Chiesa?»
«Il mio giudizio è irrilevante Sig. Giulietta, se lei ha deciso questo nome è meglio che mi astenga da ogni commento perché potrei influenzare la sua scelta. Sta bene per Giulietto.
E lei Sig.ra Romeo che nome ha scelto?»
«Ho pensato a Romea. Romea Romeo.»
«Grazie amore, con tutte le volte che mi son fatta la Romea con la nebbia per venire da te me lo merito, mi stai facendo un bel regalo. E proprio oggi, 29 febbraio, nel giorno del mio compleanno.»
«Allora auguri!»
«Grazie Dottore.»
«Mio marito lo festeggia ogni quattro anni per non dover offrire.» Poi guardandolo negli occhi: « Giugiu, vedi di non essere tirchio». Giugiu è il nuovo nomignolo che gli ho dato. Le piace? Io sono Rom e lui è Giugiu. Perché mi guarda con quella faccia? Cosa ha capito? Non sono mica una Rom?»
«Si figuri, non ho pregiudizi nei confronti dei Rom, anche se preferisco la musica di Ron a quella suonata per strada dai Rom per qualche misero spicciolo.
Ecco, ho compilato la modulistica, vi chiedo gentilmente ancora una firma. Tempo un paio di giorni e potrete rifare i documenti con la variazione anagrafica.
Bene Signori, abbiamo terminato. Allora arrivederla Sig.Giulietto Giulietta e arrivederla Sig.ra Romea Romeo.»
«Grazie Dott. Chiesa, la ricorderò nelle mie preghiere domenica a messa.»
I due, dopo una calorosa stretta di mano, guadagnano l’uscita perdendosi poi per i corridoi, lasciando il Dott. Chiesa pensieroso sulla sua sedia a rotelle. Forse erano le rotelle che mancavano ai Sigg. Giulietta.
Ma guarda un po’, cose dell’altro mondo. Se lo venisse a sapere Cocciante chissà se ne viene fuori un nuovo musical? Già vedo il titolo: ROMEA & GIULIETTO. Come protagonista vedo bene anche quel fuori di testa di Elio, questa sì che sarebbe una vera storia tesa.
Adesso chiamo casa e lo racconto a mia moglie. Dove ho messo lo smartphone? Lo tengo sempre nella tasca dei pantaloni per non seminarlo in giro.
Dopo una breve ricognizione fatta con gli occhi senza esito, decide di alzare le chiappe per cercarlo, quando sente le note inconfondibili di un famoso brano di musica classica che sua moglie aveva inserito al posto della vecchia suoneria; lei non ne poteva più del rumore assordante di un tubo di scarico non silenziato.
«Ma che musica è questa? Non è la mia, non è il rumore inconfondibile e piacevolissimo dello scarico di un’Alfa Romeo Giulia Competizione.»
«A Dotto’! Deve essere il suo cellulare.» È Mario, un commesso di passaggio e a passeggio per il corridoio. «Lo sento suonare da qualche parte lì in fondo.»
Giulietto prende quella direzione. La musica proveniva effettivamente dallo schedario che era in fondo alla stanza, sembrava uno jukebox improvvisato degli anni ’60.
Devo averlo appoggiato inavvertitamente al suo interno e poi è rimasto lì.
È mia moglie.
«Ciao Giulietto, ti è piaciuto lo scherzetto? Non ti piace il balletto?»
«Che balletto?»
«Romeo e Giulietta, di Prokof’ev.»
«Ancora loro!»
«Loro chi?»
«Niente, niente, poi ti spiego. Così sei stata tu. Brava! Scherzetto perfetto.»
«Non prendertela, siamo sotto Halloween. Quando ritorni a casa sceglieremo una suoneria che piaccia a entrambi. Senti Giulietto, che ne dici se stasera andiamo al cinema a vedere Romeo è Giulietta?»
«Ma non mi interessa, è la solita tragedia.»
«Forse non hai capito bene Giulietto, è un nuovo film, una commedia divertente che s’intitola Romeo è Giulietta, è Giulietta.» Rimarcando con forza la e accentata.
Giulietto resta impietrito e muto pensando tra sé e sé:
“Ma oggi cosa mi deve capitare ancora?”
«Giulietto ci sei? Hai capito? Giulietto! Rispondi!»
«Ma sì Martina, ho capito, ho capito.»
«E allora che ne ne dici?»
«Beh, nessuno è perfetto!»
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Assurdamente spassoso e delirante. 😄
Non ti invidio per ciò che hai dovuto passare quando lo hai scritto!
Grazie per averlo letto. Più che un’opera letteraria considera Romea & Giulietto un esercizio mentale. Shakespeare, Gounod e Prokof’ev hanno reso immortale la storia d’amore di Romeo e Giulietta, Fabius P., con la sua opera minore, ha rovinato il mito.
ahahaha… ahahaha. E ti credo che ti gira la testa collega pensionato!!! Si va in confusione a leggerlo mi immagino a scriverlo. Comunque bell’esercizio, sia di scrittura che di lettura. I tuoi giochi di parole hanno picchi di genialità e mi riesce difficile immaginarti legato agli schemi piuttosto rigidi del sistema bancario. Ora puoi andare a briglia sciolta e liberare tutta la fantasia repressa, un po’ come me anche se io, nel mio lavoro di artigiano, la fantasia dovevo usarla. Attendo nuove pagine e non mi meraviglierò quando (e se) cambierai registro. Bravo Fabius!!!
Grazie dell’apprezzamento collega pensionato. Che dire, sono ancora esausto mentalmente, se a leggere una volta sola questa storiellina senza ambizioni letterarie ti stanca, prova a immaginare in che stato mi trovo io dopo averla letta un centinaio di volte. Ancora adesso ho paura di essermi incasinato. Dopo 94 librick, di cui tantissimi di 1.500 parole esatte, non so cosa possa elaborare ancora la mia mente. Poi, come nel caso di Romea & Giulietto, mi capita di scrivere un racconto tutto in un giorno solo. Mi riprometto di arrivare a cento librick, ma man che passa il tempo è sempre più difficile.
Io ho inciampato, mi sono rialzata, sono caduta di nuovo, stranita e confusa. Poi, sono arrivata alla fine e mi sono acquietata. D’altronde, porto lo stesso cognome di mio marito, e anche i miei cognati, di che mi devo lamentare? 🙂 🙂 🙂
Quando vi ritrovate seduti attorno a un tavolo siete una famiglia che, con tanti pezzotti assieme, forma un collage ma non se ne fa un complesso. (I Collage erano un complesso musicale anni ’70 per chi non lo sapesse). Brava Cristiana, se sei arrivata alla fine del racconto restando lucida hai superato il test sulla concentrazione.
Mi ha attirato il titolo e non sono rimasta delusa. Molto divertente, bravo!
Dovrei vergognarmi per quello che ho scritto. Però dopo il tuo apprezzamento mi sento appagato, e non mento.
Grazie Melania.
Grazie Fabius P. per questa nuova esilarante storia surreale. Il beneficio del riso che fa buon sangue, credo di averlo avuto anche stavolta.
Dopo un pomeriggio-sera, diciamo complicato, non sai quanto l’abbia gradito, seduta comoda sul divano, leggendo e sorridendo, e finalmente riuscendo, a rilassarmi, piano piano.
Per finire in bellezza la giornata ascolta dal balletto Romeo e Giulietta di Prokof’ev la danza dei cavalieri anche nota come Montecchi e Capuleti, è un capolavoro che è stato elaborato in chiave Rock Progressive da Keith Emerson, il tastierista degli Emerson Lake & Palmer, per me un mito immortale. Sono felice di averti divertita, la mia giornaa allora non è stata inutile.
Seguirò il tuo consiglio; nonostante il genere di racconti che scrivi, credo che tu sia uno Serio; altrimenti non avresti potuto svolgere, per tanto tempo, un lavoro di grande responsabilitá.
Se le persone che mi conoscevano in banca leggessero quello che scrivo non mi riconoscerebbero. Direbbero che non è possibile. Non mi riconosco neanch’io. Ho scoperto un lato della mia personalità (ironia, umorismo, sarcasmo) che si è manifestato solo dopo i 62 anni. Non si può essere seri per tutta la vita. Io non mi meraviglio più di niente. Lo ammetto: sono uno scrittore che scrive senza saper scrivere. Però mi impegno, sono contento, e scrivo quello che penso senza peli sulla lingua. E tu lo hai intuito.
Stavano chiudendo l’aeroporto di Catania, poco fa, per la colonna di fumo che è uscita dalla mia, di testa. Divertentissimo, e splendidamente contorto. Complimenti.
Grazie Giancarlo, tutta colpa del cappellatore automatico. Ho sistemato anche i codici fiscali, adesso sono esausto.
“Romeo è Giulietta?»”
😂
È veramente un film con Castellitto, Haber, Argento, Buy del 2024
Pensa, non lo sapevo. Sarà che non amo Castellitto.
Confesso che all’inizio mi sono perso, ho dovuto ricominciare e alla fine ci sono arrivato! E mi sono divertito, gran bekka idea! Non è che tu sia di Verona e sia andato a scriverlo sotto il balcone?
Mi fuma ancora il cervello, spero di non essermi incasinato. Comunque sono di Trieste, terra di confine. Dopo quello che ho scritto non ho dubbi, mi manderanno al confino.
Fai sempre ridere!
Già letto! L’ho pubblicato dieci minuti fa. Kenji sei più veloce della luce!