Rospo di fango

Serie: Le Benandanti - Le eredi della camicia


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Anna, impiegata delle poste, “scivola” in un mondo parallelo e scopre il segreto della collega.

A differenza delle streghe della tradizione nordica, che dichiaravano di trasformarsi in lupi o grandi bestie feroci per aggredire, i benandanti friulani assumevano la forma di piccoli animali di passaggio. Il motivo di questa scelta biologica e onirica era puramente funzionale: serviva a superare i muri della materia.

L’anima doveva farsi abbastanza piccola da passare sotto le fessure delle porte, attraverso i buchi delle serrature o nelle intercapedini dei tetti.

E se questa “capacità” non fosse scomparsa del tutto?


Sono arrivata sette minuti fa. Lo so perché ho già guardato l’orologio tre volte.

L’ultima dose me la sono fatta ieri sera alle undici. Credevo di avere un’altra scatola nel secondo cassetto del comodino, dietro i vecchi tesserini sanitari, e invece le dita hanno toccato solo il fondo di plastica vuoto. Ho passato la notte a scattare seduta sul materasso, con la schiena bagnata di un sudore acido e le lenzuola attorcigliate alle caviglie come corde.

Indosso già il camice e ho raccolto i capelli in cima alla testa con un elastico marrone per i pacchi, di quelli spessi, che tirano la pelle delle tempie fino a farmi ballare le palpebre. Faccio finta di controllare le forniture per il turno della mattina. Apro e chiudo le colonne delle cassettiere a gravità: il rumore delle guide metalliche è un colpo di forbice nei timpani.

Le dita scorrono sulle scatole, tamburellano sul ferro freddo degli scaffali, poi tormentano l’angolo di una confezione di aspirine fino a ridurlo in poltiglia grigia. S’infilano nella tasca del camice, escono, tornano dentro. Le mani hanno una fame propria, indipendente da me. Hanno la consistenza viscida di qualcosa che vuole rimpicciolire, mutare, strisciare e nascondersi tra le fughe delle piastrelle.

Riesco solo a pensare alle ruote del furgone del corriere che si fermano sul selciato davanti all’entrata. Speriamo che la spedizione non sia in ritardo. Dio solo sa cosa succederebbe, non posso neanche pensarci, l’ansia mi divora.

Il campanello sopra la porta scatta con un colpo secco e annuncia l’arrivo del primo cliente della giornata.

No! Per favore, no!

I colleghi sono ancora di là, la stanza del retro profuma del loro caffè e delle paste alla crema portate da casa. Sono sola. Impreco dentro dime. Ora succederà. Cercherò di impedirlo con tutte le mie forze, ma succederà.

Aggrappo le dita al bordo del bancone di finto marmo per non far vedere che tremano. Spingo indietro le spalle, raddrizzo il camice. Respiro.

Saluto, cercando di sembrare normale.

Una signora di mezz’età, con un bel portamento mi sorride. È alta, decisamente sovrappeso, ma con un viso da ragazzina goffa. Apre la bocca probabilmente per darmi il buongiorno, che non mi arriverà mai.

Perché lui è già lì.

È accovacciato sulla radice della sua lingua, umido, viscido, con la pelle grigia che pulsa a ogni respiro. Ha gli occhi a spillo nerissimi che mi fissano attraverso le fessure dei denti d’oro di lei. Pare un grosso grasso Buddha di fango. Ha il ventre color melma che si gonfia e si sgonfia nella saliva schiumosa della tipa, e la schiena incrostata di tubercoli neri, fatti di terra e radici marcite. Le zampe palmate affondano nella mucosa rosa come nel fango di un fosso a novembre.

Saccente e arrogante. Quel verme sa tutto. Sa delle mani tremolanti e sudate, del vuoto freddo sotto al mio camice, lo stesso che c’è sotto il pavimento. Sa che non mi sono fatta la dose del mattino e dei muscoli tremuli fuori controllo.

La donna esala il primo soffio di voce e le narici del rospo vibrano, emettendo un ronzio di acqua che gorgoglia in una tubatura strozzata.

“Cra…È una malata immaginaria. Cra… Non darle nulla. È sana come un pesce. Cra. Cra.”

Resto immobile, con le dita piantate nel finto marmo. Stringo i denti e gli rispondo a mezza bocca, con un sibilo sotto tono tra gli incisivi:

“Senti, rospo di merda. Io faccio la farmacista, non l’inquisitore. Quello che ha o non ha sono affari del suo medico. Non miei.”

“Cra, non è vero, ti sbagli. Cra. Questa a casa ha tre scatole di Xanax scadute nel 2022. È una accumulatrice seriale, cra.”

“Non me ne frega un cazzo. Chiudi quella bocca.”

Mentre discuto come un ventriloquo con l’anfibio, mi accorgo che il tempo è ripartito. La signora ha smesso di sorridere. Ha gli occhi sgranati, le sopracciglia sollevate fin sopra l’attaccatura dei capelli e mi fissa le labbra che si muovono nel vuoto di senso con scatti nevrotici.

Allunga il braccio e mi porge comunque la ricetta del suo medico, tenendola per l’estremo lembo di carta.

Io la prendo, la strappo in mille pezzettini e li butto nel secchio della spazzatura.

A questo punto lei fa un passo indietro con la bocca spalancata, stringendosi la borsa al petto come se avesse davanti l’esorcista. Il rospo, sulla sua lingua, si sbraca di lato e mi fa l’occhiolino.

“Bastardo! Cra, ti faccio a pezzi, cra, cra.” gracido. Non capisco più se il meteorismo verbale è il mio oppure della bestia.

La cliente tira un urlo tipo psycho.

Il mio capo esce in fretta dal retro e ci raggiunge tutto preoccupato.

“Carolina, ma che succede? Qual è il problema?”

Il campanello sopra la porta scatta di nuovo. Il corriere entra, alto e biondo, pare una divinità vichinga, nella sua bellissima divisa blu e bianca. Spinge il carrello delle consegne, pieno zeppo.

Mentre il capo cerca di calmare la donna che protesta e trema, io mi fiondo dietro al carrello e seguo il mio supereroe nel retro. Entro furtiva e goffa al contempo. Lui si volta appena sente la porta sbattere; sa già cosa voglio, è mio complice da anni.

Con un taglierino apre la confezione e mi porge un flacone di olio essenziale di finocchio.

Svito il tappo con i denti, me ne scolo dieci gocce.

Come un cubetto di ghiaccio passato sulle labbra da un amante cubano sotto il sole d’agosto, scende nel cavo orale con rigenerante freschezza.

Ahhhhhh…Salva.

In sottofondo la sirena dell’ambulanza.

Spero sia per la cliente, perché io adesso sto da Dio. 

Continua...

Serie: Le Benandanti - Le eredi della camicia


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi sono letto la serie dall’inizio e ho apprezzato l’argomento che hai trattato in modo molto approfondito. Io, che non sono colto, ho colto che dalle tue righe avrò molto da imparare, dalle mie avrai solo da cogliere qualche gioco di parole e un po’ di ironia,