Runai

Il suo corpo quel giorno era diviso in due. La mano destra affondava nella Terra Madre, la sinistra stringeva la sua vendetta. “La vita e la morte”, pensò osservando la boccetta d’osso che conteneva il Veleno d’Ombra. Se la ficcò in tasca lasciando cadere i granelli al suolo; in quel momento aveva bisogno del suo Spirito Selvaggio.

Si alzò facendo correre lo sguardo sulla  foresta silenziosa, e seguendo il canto del vento portò le mani a cono sulla bocca ≪Rrrrrrracuiiiiii! Rrrrrrrracuiiiiii!≫

Modulò qualche nota crescendo d’intensità e stette in ascolto. Solo un frusciare e passi felpati che quasi non sapeva distinguere. Dopo pochi istanti Brezza era suo fianco silenziosa e attenta.

Runai si chinò ad accarezzarle il muso, grande almeno due volte la sua testa. La lupa uggiolò spingendola con insistenza. Gli occhi neri come ossidiana dell’indiana si incontrarono con quelli gialli come l’oro della grande capo branco, la sua ombra selvaggia.

≪Sai che non puoi venire vero? Non fino a quando gli Uomini di Ferro saranno al villaggio. Ancora per poco, stasera avrò la mia vendetta≫. Runai si scusò per quella separazione, ma sapeva bene che portare Brezza con sé sarebbe stato un errore da pagare con la vita, quella della lupa.

Gli Uomini di Ferro portavano grandi fucili al posto del coraggio, palle di metallo in sostituzione dello Spirito Guerriero. Non c’era niente in quei visi pallidi come la Luna che li avvicinasse agli indiani Krogar, se non che anche loro camminavano su gambe e possedevano mani. Mani pericolose e occhi come acqua.

Quella notte avrebbe ballato per loro, ostentando tutta la sua bellezza, lasciando che quelle mani luride toccassero il suo corpo, e poi sarebbero tornati alla Terra. Non era del tutto sicura che la Madre li avrebbe accolti. Dove vanno gli uomini che non credono, che non vedono? Dopotutto non era un suo problema, la loro morte lo era. Guardò Brezza, un’ultima carezza e la lupa schizzò via, silenziosa come il vento del mattino.

Runai si caricò l’otre in spalla e ripercorse la strada a ritroso. La pianura sotto il bosco si allargava in un declivio morbido, e per un attimo pensò che tutto fosse tornato come prima. Scacciò quel pensiero vedendo i tozzi cavalli degli Uomini di Ferro legati e bardati come oggetti. Alle sue spalle la voce ruvida di Occhi di Lago la raggiunse ≪Ci hai messo troppo! Dammi quell’acqua e va a preparare qualcosa che non sia quello schifo di brodaglia!≫. Le sue parole erano come pietre e Runai le evitò ancheggiando e sorridendo. “Umile e servizievole” si ripetè, cercando di nascondere il suo ribrezzo.

Superò un gruppo di tende e non potè evitare di far scivolare lo sguardo in direzione di Tulum. Aveva mani e polsi legati a un palo, le labbra spaccate dalla disidratazione e tutto il corpo livido. Ma quando incrociò i suoi occhi lo sguardo era quello di sempre, fiero e ombroso. “Stasera berrai e loro baceranno la Terra” avrebbe voluto sussurrargli, ma passò oltre. Quella doveva essere la notte della rinascita di Tulum. Durante la danza del Sole sarebbe diventato uomo e forse la avrebbe presa come sua compagna. Ma ora era solo un sogno lontano, ma non impossibile.

Dentro la tenda dello Sciamano suo padre, l’aria era fresca. Anche lui era là fuori legato da qualche parte. Runai raccolse gli strumenti da cucina e accese un piccolo fuoco. Prima di preparare il cibo agli Uomini di Ferro, voleva essere sicura di servire per bene la bevanda. Svitò la prima delle tre bottiglie di vetro, storcendo il naso all’odore pungente di alcool. Quegli uomini sembravano apprezzare quel liquido opaco ancor più della stessa vita, era sicura che lo avrebbero bevuto tutto. Estrasse la boccetta d’osso e con mano sicura iniziò a versare la dose che riteneva giusta.

≪Runai, sono venuta… Oh! Che stai facendo?≫ una ragazzina magra la osservava con occhi stralunati.

≪Fa silenzio e entra!≫ comandò Runai.

≪Ma questo… è molto pericoloso! Se lo scoprissero, ti uccideranno…≫ concluse in un sussurro tormentandosi le estremità delle trecce.

≪Raaval, farei qualsiasi cosa per il mio popolo. Tu non hai visto niente e ora va prendere la carne e le spezie≫ la ragazzina rimase immobile e lei le lanciò uno sguardo truce, che la fece sparire fuori in un lampo.

Runai sospirò sbrigandosi a finire il lavoro con le altre bottiglie. Quando la cena fu pronta le prime stelle brillavano nel crepuscolo. Le osservò cercando di assorbire un pò di quella luce lontana. Più in là i rumori degli Uomini di Ferro erano fastidiosi come unghie su pietra. Seduti intorno al fuoco pungolavano le vecchie che servivano il cibo, insultando gli uomini legati a poca distanza. Quando Runai si avvicinò, Occhi di Lago l’afferrò per un polso, e voltandosi a guardare Tulum, fece scivolare una mano sotto il corto gonnellino della ragazza. Runai sorrise evitando lo sguardo di Tulum.

≪Lo so che ti piace, lo vedo come mi guardi… stasera ci divertiremo… e ore balla, balla per me figlia dello sciamano!≫ Occhi di Lago la spinse via. Runai lo guardò ammiccando mentre si allontanava immaginandosi il suo pugnale ben piantato sotto il mento.

Raaval portò un tamburo alla luce del falò, lanciandole occhiate di terrore. Il fuoco crepitava ormai alto e Runai cercò di assorbirne un pò di audacia, un guizzo di malizia.

Tummmboom-tummboom-boom-booom-tutm! I primi suoni erano secchi come la terra arida, fin quando la pelle fu calda e il suono si ammorbidì. Runai sospirò e si lasciò andare. Il corpo seguì il ritmo incalzante, muovendosi con la fluidità dell’onda mentre i capelli neri ondeggiavano sui fianchi nudi. Gli sguardi si accesero e quando fu matida di sudore seppe che quello era il momento. Si mosse di lato e flessuosa offrì a Occhi di Lago la bottiglia, prostrandosi ai suoi piedi. L’uomo sogghignò e con lo sguardo della lussuria fisso su di lei la portò alla bocca. Poi si fermò di botto, alzò una mano chiedendo silenzio e la musica s’interruppe come se non fosse mai iniziata. 

≪Prima tu≫ le disse prendendola per il mento mentre la bottiglia toccava già le labbra della ragazza. “Non sei tanto stupido…” pensò guardando Raaval che era diventata bianca come un spettro. Runai prese la bottiglia, piantò gli occhi in quelli slavati dell’uomo e trangugiò un lungo sorso e poi ancora un altro, e un altro ancora. L’uomo rise gorgogliando e si attaccò alla bottiglia mentre le altre giravano tra i suoi compagni.

≪Balla, balla!≫ gridò chiedendo musica. Sotto la luce del fuoco le sue pupille già si allargavano come macchie di catrame in un mare limpido. Quelli di Runai erano neri, come ossidiana.

Poi d’un tratto Occhi di Lago si portò le mani alla gola, paonazzo ≪cosa… cosa cazzo mi hai dato puttana!≫ gridò sopra i tonfi del tamburo. Annaspando incespicò e cadde a terra. Runai torreggiava su di lui, matita i sudore con le mani tremanti. L’uomo tossì e sorrise ≪verrai anche tu all’inferno con me. Morirai anche tu!≫

Runai si accovacciò sui talloni ≪È vero, morirò. Come muoio ogni volta che voglio incontrare gli spiriti da quando ne ho memoria. Figlia dello Sciamano ricordi?…≫ si alzò e a passi lenti uscì dal cerchio di fuoco mentre gli Uomini di Ferro si contorcevano sulla terra.

≪Rrrrrrracuiiiiii! Rrrrrrrracuiiii!≫ chiamò con le mani a cono. La lupa corse al suo fianco e mentre si allontanavano, dal profilo nero del bosco, una nebbia lattiginosa si alzava dal terreno. Gli Spiriti dei defunti chiamavano a sé i nuovi morti. 

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Discussioni

  1. Sono rimasta ipnotizzata da questo tuo racconto, è bastata qualche parola e sono stata catapultata in questo mondo mistico dove la natura è padrona e l’uomo si dimostra, come suo solito, sciatto e infimo.
    Complimenti!

    1. Ciao Africa, ti ringrazio per il tuo commento positivo e la tua lettura giustissima. Se solo avessimo un pò più d’empatia verso la nostra casa più grande, la Terra Madre, il mondo sarebbe un posto migliore. Su questo abbiamo molto da imparare da un popolo come gli Indiani d’America.
      Grazie per essere passata

  2. “Gli Uomini di Ferro portavano grandi fucili al posto del coraggio, palle di metallo in sostituzione dello Spirito Guerriero.”
    ? ? ? Bello davvero questo passaggio. Sintetico ed efficace.

    Inoltre, mi piace l’uso dei nomi. La storia è raccontata dal punto di vista di una nativa americana, e i nomi Runai, Tulum., Raaval e Racui sono i nomi coi quali loro stessi si identificano. Il soldato che ha posato gli occhi su Runai viene indicato col nome che le assegna lei. Non sappiamo come si chiami davvero, e non ci importa: questa scelta, per me, aiuta ad enfatizzare la sua piccolezza morale di fronte a Runai.
    Racconto efficace, secondo me, ben scritto!

  3. Ciao Virginia. E niente, quando leggo qualcosa di tuo rimango sempre incantata. Questo racconto, in particolar modo, mi ha fatto sognare grazie all’atmosfera mistica che hai saputo creare con molto phatos.

    1. Ciao Micol! Sono veramente contenta di sentire queste parole, i sogni sono una panacea, specialmente ora… e per noi sognatori sono aria pulita! Alla prossima 😉

  4. “≪È vero, morirò. Come muoio ogni volta che voglio incontrare gli spiriti da quando ne ho memoria. Figlia dello Sciamano ricordi?…≫ si alzò e a passi lenti uscì dal cerchio di fuoco mentre gli Uomini di Ferro si contorcevano sulla terra. “
    ❤️

  5. Grande storia, poi l’immagine di copertina che hai scelto è stata azzeccatissima: immaginavo Runai danzare… Bellissimo l’urlo e anche i suoni del tamburo. I tuoi finali vendicativi mi piacciono sempre. Brava Virginia!

  6. “avrebbe ballato per loro, ostentando tutta la sua bellezza, lasciando che quelle mani luride toccassero il suo corpo”
    Questo passaggio mi è piaciuto

  7. “Sotto la luce del fuoco le sue pupille già si allargavano come macchie di catrame in un mare di cristallo. Quelli di Runai erano neri, come l’ossidiana.”
    Questo passaggio mi è piaciuto ?