Sabato mattina

Serie: Due sorelle


Un ragazzo si affaccia al mondo e affronta il rapporto conflittuale con le sorelle maggiori.

Il finestrino dell’auto si abbassò con un ronzio. Uscì il faccione della mamma in un misto di preoccupazione e rimprovero.

«Simone fai da bravo! Ubbidisci alle tue sorelle» disse con tono severo.

Il ragazzino alzò gli occhi al cielo.

«Sì mamma…» brontolò ancora assonnato.

La mamma tirò fuori il dito indice e lo guardò minacciosa.

«Non ti preoccupare mamma, baderemo noi a lui» disse Ludovica, la maggiore delle due ragazze.

«Controlleremo non faccia guai» aggiunse Irene, la sorella di mezzo.

Simone sbadigliò indifferente.

«Chiudi la bocca che ti entrano le mosche dentro!» lo rimproverò subito Ludovica.

“Iniziamo bene” pensò Simone. Due giorni con quelle due rompiscatole.

“Che fortuna…”

Il papà suonò il clacson come segno di saluto e avviò l’auto. La mamma, ancora a metà fuori dal finestrino, si sbracciava e continuava a urlare le sue raccomandazioni.

I tre fratelli guardarono la macchina allontanarsi tra la città ancora addormentata prima di tornare in casa e prepararsi per la giornata.

«A che ora entri a scuola?» chiese Ludovica al fratellino.

Simone alzò appena la testa dalla tazza di latte. Ingoiò rumorosamente, poi grugnì: «Alle otto».

«Perfetto» rispose la sorella, «ti accompagno io.»

A Simone andò di traverso il latte e tossì violentemente.

«Posso andare da solo» disse con la voce ridotta a un sussurro.

«Per quale motivo?» chiese Ludovica. «Andiamo nello stesso posto tanto. Ho le prove con l’orchestra alle nove ma posso aspettare, non importa.»

Simone guardò sconsolato la sorella. Aveva altri progetti prima di entrare a scuola, progetti che avrebbe dovuto rinviare.

«Senti…» iniziò titubante «nel pomeriggio potrebbe venire una ragazza della mia classe di violino per studiare insieme?» disse tutto di fila, quasi senza scandire le parole.

Ludovica lo guardò seria. Simone abbassò gli occhi dentro la tazza e fissò il riflesso dei suoi occhi spaventati. Mai far vedere di avere paura. Ludovica sorrise maliziosa.

«Una ragazza! Com’è? Carina? Simpatica? No aspetta, ma ha la tua età? Dopo me la fai vedere eh!» esplose come un vulcano in eruzione.

«Dobbiamo soltanto fare un brano insieme, per il saggio, fine! Nient’altro!» si difese subito il ragazzino e nella foga sputò un po’ di latte sul tavolo.

«Ma certo» disse Ludovica scuotendo le sopracciglia. «Un brano insieme.»

Simone sospirò.

“Niente, è andata” pensò sconsolato.

«Che carini! Suonate insieme un brano! Non vedo l’ora di vedervi al saggio…non mi hai ancora detto se è carina o no eh!»

«Chi suona insieme a chi?» chiese Irene uscendo dal bagno.

«Simo con la sua fidanzatina» Ludovica aggiornò la sorella minore.

«Cosa?! Non esiste, sei troppo piccolo, puzzi ancora di latte!» Irene si fermò e vide che tutto attorno al fratellino, sul tavolo, c’erano schizzi di latte. «Letteralmente puzzi ancora di latte. Non puoi avere una fidanzata!»

Simone alzò le spalle rassegnato. Se si fosse arreso subito, forse lo avrebbero lasciato in pace. “Illuso!” pensò, ma in fondo la speranza era l’ultima a morire.

«Sentiamo, com’è?» chiese arrabbiata Irene, seguita subito dalla sorella maggiore.

Simone nascose il viso dentro la tazza e bevve d’un fiato tutto il latte. Chiuse gli occhi con forza e quando li riaprì, poggiando la tazza, le sue sorelle erano sparite. Al loro posto comparvero Ireno e Ludovico, i loro alter ego maschili, i fratelli maggiori che avrebbe desiderato.

«Allora vediamo…Irè a che ora hai gli allenamenti di pallanuoto?» chiese il maggiore mentre apriva la credenza dietro di lui.

«Oggi allenamento extra…sto fuori fino alle sei» rispose il ragazzo con un cenno del capo e un sorriso complice con il fratello maggiore.

«Eh mi dispiace tanto Simo» disse con finto tono rammaricato Ludovico. «Ho le prove della band fino alle sei anche io.»

Prese qualcosa dal ripiano alto della credenza, poi si girò verso il fratellino.

«Temo che tu e la tua amica avrete casa libera tutto il pomeriggio» disse lanciandogli una merendina.

Simone la prese al volo.

«Per la ricreazione» e Ludovico gli fece l’occhiolino.

Simone sorrise al fratello, ma fu richiamato alla realtà dalle voci fastidiosamente acute delle sue sorelle.

«Oh ci sei? Simo? La merenda per la ricreazione.»

Il ragazzino scosse la testa e tornò in sé. Ludovica era davanti a lui con in mano un panino avvolto nella carta stagnola e un piccolo contenitore.

«Guarda che vengo a controllare! Devi mangiare anche la frutta e la carota, intesi?» lo guardò severa.

«E poi continuiamo il discorso di questa ragazzina» lo ammonì Irene. «Non mi piace per niente questa storia» continuò rivolta alla sorella.

“Sarà una lunga giornata” pensò Simone prendendo il suo pasto per la ricreazione.

Serie: Due sorelle


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