Salnitro

La roccia si staglia contro l’azzurro del cielo. Le grotte del monte non sono più appetibili, e anche le case del paese sono state ormai tutte visitate dai salnitrai. Hanno raschiato la lanuggine dai muri, dalle cantine, intorno alle latrine della povera gente. Il mandato pontificio consente loro di entrare nelle case, nelle officine e nelle fattorie, per scavare e raschiare.

Ennio ha sellato il mulo e ha preso la vecchia strada Clementina. Giù, verso il Mare Adriatico, ci potrebbero essere risorse inaspettate.

È il tramonto, per Francesco è tempo di mettere in mare la barca e iniziare a lavorare. Il Mare Adriatico è generoso e, con una piccola imbarcazione, puoi mantenere una famiglia, dei figli. Ma ancora figli non ce ne sono. Da due anni è sposato con Elena, ma eredi ancora niente. Certo, la notte Francesco è fuori con la barca e la mattina, quando rientra, è stanco. E quando riesce a giacere sul letto con Elena, la sente così fredda, così distaccata, che il più delle volte si addormenta prima ancora di toccarla. Sono entrambi molto giovani, diciott’anni lei, poco più di venti lui, e nessuno ha loro insegnato le arti amatorie. Elena abbassa gli occhi e Francesco apre l’uscio.

Il salnitraio è lì, che sta per bussare. Francesco se lo trova di fronte. Il suo aspetto non gli piace, i suoi modi non gli piacciono, la sua arroganza non gli piace. Ha legato il suo mulo lì fuori e pretende di entrare in casa per scrostare i muri. Esibisce un mandato dello Stato Pontificio. Ma l’Italia si è riunita sotto la corona del Re Vittorio Emanuele II, anche se non si capisce il motivo per cui si debba sottostare a un re piemontese, così lontano da qui. Ma Re o Papa, il risultato non è diverso. Lo Stato Pontificio aveva costruito la strada ferrata. Quella doppia fila di lunghissimi ferri scuri, al di sopra di una massicciata di ghiaia, incrociati da traversine di legno. Era un ostacolo che si frapponeva tra casa di Francesco e la spiaggia. Un giorno, annunciata da fischi, sbuffi di vapore e fumo nero, una macchina infernale l’aveva percorsa. E lui non era più riuscito ad attraversare i “binari” senza farsi prendere dall’angoscia che il “treno” potesse spuntare all’improvviso per strapparlo alla vita in un solo istante.

“Ma sì, che importanza ha! Faccia pure il suo lavoro, questo salnitraio. Purché domattina non lo ritrovi ancora in casa! Fa un lavoro che ormai ha le ore contate, non come il pescatore che esisterà finché esiste il mondo! So che un chimico di un lontano paese del Nord, un tale Nobel, ha inventato un esplosivo molto più potente della polvere da sparo. A breve questi parassiti di salnitrai spariranno. E sparirà anche il treno, magari, se è vero che lo Stato Pontificio non esiste più!”

Ennio inizia il suo lavoro, con gli occhi di Elena puntati addosso, che lo scrutano. La cucina è sistemata, la cantina pure, rimane la camera da letto, ma la donna non sembra intenzionata a farcelo entrare. Nella sacchetta poche once di salnitro. No, non può rinunciare al ricavo utile della camera da letto. Elena si frappone tra lui e la porta della stanza. Lo guarda con occhi strani, occhi scuri sotto una cascata di riccioli neri. La pelle è ambrata, i lineamenti del viso marcati. È una donna abituata a lavorare, a vivere all’aperto, a essiccare e preparare quanto pescato dal marito, e non ha certo timore di lui. Ma nel suo sguardo c’è qualcosa di più, qualcosa che Ennio stenta a capire. Quando avvicina il suo braccio alla spalla della donna per farla spostare, lei si rigira e, trattenendogli la mano, poggia la sua schiena contro il suo petto. Si lascia abbracciare. Poi guida la mano di lui ai suoi seni. Ennio prova sensazioni mai provate prima. Segue Elena dentro la camera, dentro il letto, tra le lenzuola.

Elena è sazia, ha fatto l’amore come non lo ha mai fatto. Ma si sente in colpa. È notte fonda, Ennio dorme e lei sguscia via dal letto. Si veste ed esce nella notte. Il vento fischia, è vento di libeccio, vento di terra, quello che solleva il mare e porta le peggiori tempeste. I pescatori temono il libeccio, che si leva all’improvviso. Bisogna essere lesti a rientrare, perché il vento, oltre a sollevare onde giganti, ti spinge sempre più a largo. Elena è preoccupata per Francesco. Corre verso la spiaggia. Si avvicina alla ferrovia per attraversarla. Non avverte il ruggito del treno, il faro della locomotiva che perfora la notte, i fischi e gli sbuffi che lo avvolgono come fosse un drago. Il suo pensiero è rivolto a Francesco, da solo, a combattere con le onde che si infrangono violente sulla battigia. Gli spruzzi salati arrivano fino al suo volto, al di qua dei binari. Un fischio più acuto attraversa i suoi pensieri, l’occhio di Elena fa in tempo a vedere uno stemma – due chiavi incrociate o una croce sabauda? – sulla fiancata della locomotiva. Poi più nulla.

Il macchinista sente un tonfo. Il fuochista, infilando una palata di carbone nella bocca incandescente della vaporiera, vede una sagoma scura schizzare di lato al treno e atterrare parecchio più in là, dove l’erba è alta. Né macchinista, né fuochista si preoccupano. Spesso il treno è bersaglio del lancio di oggetti da parte di chi ne ha timore.

Ennio si sveglia e si ritrova da solo, in un letto che non è il suo, in una casa che non è la sua. Si veste, recupera il suo sacchetto di salnitro e va verso la spiaggia. Che fine avrà fatto la ragazza? È così bella, è così dolce, ha ancora la fragranza di lei sulla sua pelle, ma è la donna di un altro. C’è qualcosa di strano in spiaggia. Pescatori impauriti, attoniti, guardano i frammenti delle loro barche distrutte dalla tempesta e ringraziano il Signore per aver salva la vita. Si chiamano l’un l’altro, si conoscono tutti. Francesco! Francesco! Ma Francesco non risponde. Ennio, d’istinto, segue la riva verso sud, verso Ancona. Tra la ghiaia, una barca di legno, ancora integra, rovesciata sottosopra. L’uomo è a breve distanza, riverso sul bagnasciuga. Lo tira su di peso, poi preme con forza le braccia sullo stomaco di Francesco, fino a che vede acqua fuoriuscire dalla sua bocca. Meno male, è salvo, ora tossisce, riprende i sensi, si guarda intorno.

Salvato dal salnitraio! Dall’ultima persona che avrebbe voluto vedere in casa sua, e a cui ora, invece, deve la vita. Francesco si regge a Ennio, che lo accompagna sino a casa. Elena non c’è e, per quanto entrambi la cerchino, non si trova. Francesco in un sol colpo, ha perso lavoro, barca e donna.

Ennio gli fa una proposta, il mulo per la barca disastrata. Non vuol tornare a Serra San Quirico, non ha più nulla lassù. Qui a Marina la vita potrebbe sorridergli, magari Elena potrebbe un giorno riapparire.

Francesco accetta. Non vuol rimanere un giorno in più a Marina, non ha più niente qui. Giunto in prossimità della Serra a dorso del mulo, il suo occhio di pescatore viene attirato dal fiume Esino. Fresche e dolci acque, dove trote e gamberi di fiume si possono pescare con le mani. Non occorrono reti, non occorre una barca. È molto più facile che in mare. Ma Francesco non sa che in mare tutti possono pescare, mentre per il fiume occorre la licenza, e pesci e crostacei si possono prelevare solo in periodi stabiliti dell’anno. E chi non rispetta le regole viene arrestato dai Carabinieri del Regno.

Ennio non sa come usare le reti, né come governare la barca, una volta riparata. Ma il suo occhio attento scorge una salina in disuso da secoli. Sa come essiccare il sale e prepararlo in sacchetti adatti alla vendita. Ma non sa che il Regno d’Italia possiede il Monopolio sul sale, e nessuno lo può vendere se non in uno spaccio autorizzato. E chi contravviene alle regole viene arrestato dai Carabinieri del Regno.

I Carabinieri del Regno, in località Marina, ritrovano nell’erba alta, vicino alla ferrovia, il cadavere di una giovane donna, il cranio fracassato da oggetto contundente. La donna si chiama, o meglio si chiamava, Elena ed è, o meglio era, la moglie di un pescatore di nome Francesco. Qualcuno del paese afferma di aver visto un forestiero, un salnitraio, entrare in casa del pescatore, e da quel giorno della moglie Elena si sono perse le tracce. I Carabinieri bussano alla porta di Francesco, ma vi trovano Ennio, intento a preparare sacchetti di sale.

Ennio e Francesco si ritrovano insieme in una cella delle carceri del regno. L’accusa non è quella di aver pescato di frodo o di aver truffato lo Stato vendendo sale. I Carabinieri del Regno hanno tirato le conclusioni: Francesco ha pagato Ennio per uccidere sua moglie e, come ricompensa, gli ha lasciato la casa di Marina. Presto sarà un giudice a decidere. Ma per gli assassini, come è noto, la pena non è la prigione: la pena è la morte!

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Discussioni

  1. Bel raccpnto. Ambientazione precisa e accurata. La lettura è davvero coinvolgente. Conoscevo un po’ la storia dei salnitrai delle nostre zone, ma da qui a immaginare un racconto così non me lo sarei mai aspettato. Una narrazione da vero “ricamatore”. Complimenti!

  2. Grazie a tutti. Mi piace molto scrivere storie ambientate nei miei luoghi e ispirate a personaggi reali del presente o del passato. La raccolta del salnitro era uno dei lavori principali nel paese di Serra San Quirico, fino all’avvento del tritolo. L’associazione culturale “Salnitro” offre ad Agosto la possibilità di fare visite guidate nei puoghi dei salnitrai. È in allestimento anche un museo dedicato a questa attività. Un mestiere, il salnitraio, odiato da tutti, perché su mandato dello Stato Pontificio, egli poteva entrare nelle case altrui per raschiare i muri alla ricerca del minerale, avendo rispetto solo dell’area delimitata dal tavolo da pranzo.

  3. Penso che il vero protagonista di questa storia sia il destino, capace di prendersi gioco dei personaggi, attribuendo loro colpe che non hanno, eseguendo sentenze capitali, dispensando illusioni effimere. Originale l’ambientazione storica, sapientemente padroneggiata da Stefano (ormai noto anche su Edizioni Open per le sua cultura da studioso). Bel librick, mi è piaciuto.

  4. Ciao Stefano. Concordo con @massimotivoli sul fatto che si tratti di un ottimo racconto. Davvero disinvolto il dispiegarsi della trama in una ambientazione storica ben caratterizzata ma mai artificiosa. Bello il modo in cui il narratore fa trasparire le sensazioni e i punti di vista dei personaggi, che appaiono tutti candidi nella loro umanità, senza suscitare condanne o giudizi da parte del lettore. Che anzi si preoccupa sul finale per come verranno inevitabilmente, ingiustamente giudicati. Bravissimo davvero.

  5. Questo racconto mi è piaciuto parecchio. Innanzitutto, l’ambientazione, sia come luogo e sia come periodo storico, che rende la lettura molto interessante, si vede che l’autore conosce bene l’ambientazione. Poi, la struttura orchestrale è gestita molto bene e tiene il lettore incollato alla storia. Aggiungiamoci pure la scrittura sicura, direi navigata, e il gioco è fatto. Complimenti!

    1. Grazie. Il racconto in origine era un po’ più lungo. Ho faticato non poco per farlo rientrare nelle 1.500 parole.