Salvador

La mia segretaria è nervosa.

«Se vuoi andare, vai» le dico.

«No, compagno presidente. Non la lascerò solo.»

Fuori dalla Moneda la gente corre, si nasconde. Da poche ore i militari di guardia se ne sono andati. Io e gli altri compagni li abbiamo disarmati e spediti via. Non c’era molto di cui fidarsi. Fra di loro, poteva esserci qualche esaltato troppo fedele ad Augusto.

Augusto, Augusto, ah, Augusto, perché? In giugno, dopo il Tanquetazo, hai giurato fedeltà alla Costituzione.

Sono rimasto sconvolto quando ho saputo che è stato lui, Augusto, a organizzare questo tradimento.

Questa mattina è insorta la Marina, poi hanno seguito a ruota l’Esercito e l’Aviazione. Pure i Carabineros. Alla fine, anche la polizia si è unita agli insorti.

Si respira una brutta aria, qua a Santiago. Le strade sono mezze vuote e da un momento all’altro, da dietro un angolo, può spuntare un carrarmato.

Faccio proclami via televisione e via radio. Esorto il popolo a difendere il governo eletto seguendo le regole democratiche. Non può cadere davanti a una simile prepotenza!

Sento dei passi forti. Nell’ufficio presidenziale entrano le mie guardie del corpo. Li conosco tutti, questi ragazzi. C’è chi viene dalla campagna, chi è nato nei quartieri popolari. Loro mi seguivano ovunque. Quando ero l’eterno candidato e giravo il Paese da nord a sud in treno, mi facevano da ombra.

«Compagno presidente, stanno arrivando.»

C’è un ronzio.

Hanno delle armi automatiche. Vanno alle finestre.

Mi affaccio e vedo un aeroplano con le ali gremite di oggetti. Va in picchiata e questi oggetti si staccano, per poi…

Il fragore è imponente. Se ne susseguono altri.

Asesinos! Stanno bombardando la Moneda.

Le armi automatiche squittiscono, ma sono insufficienti.

Il bombardiere continua a scagliare le bombe.

Non so che tipo di aeroplano sia. Io mi sono sempre occupato dei calli degli operai, non degli armamenti.

L’incubo prosegue e allora, dalle strade, escono dei giganteschi scarafaggi. Sono carrarmati dipinti di verde e sono seguiti da torme di militari.

I miei ragazzi li accolgono con le armi automatiche.

Gli aggressori – i traditori! – reagiscono con raffiche e cannonate.

Raccolgo un’arma automatica. A vederla di profilo sembra una T. Credo sia di fabbricazione israeliana.

Indosso un casco e mi barrico nell’ufficio presidenziale.

I ragazzi mi proteggono. Parlano di barricate fatte di mobili, quando poi arriva un messaggio dai ribelli. «Presidente, non le vogliamo fare del male. Si arrenda e lei e la sua famiglia potrete salire su un aereo con destinazione a sua scelta».

La voce è quella di Augusto. Al sentirla, mi arrabbio. «Mai!»

Non dopo quel che hanno fatto alla Moneda.

Non dopo quel che hanno fatto al mio… al nostro paese.

Non dopo quel che hanno fatto alla Democrazia.

I soldati si insinuano come ratti per i corridoi. Sparano e sembra non abbiano pietà dei miei collaboratori.

La mia segretaria, quella cara ragazza, che fine avrà fatto? Sarà riuscita a scappare, o è stata passata per le armi?

La porta è chiusa, serrata. Siamo io e due guardie. Hanno gli occhi strabuzzati, sono madidi di sudore, ma affermano: «Resisteremo.»

«Bravi ragazzi.» Sono un po’ goffo con l’arma a forma di T.

Gli stivali dei soldati picchiano forte, il crepitare dei loro fucili svilisce la Moneda. La fa sembrare un canile.

La porta esplode e fra i resti di legno e carne intravedo dei soldati.

Armeggio con l’arma a forma di T. Esito.

Non so cosa succederà di qui a poco. Sarò ricordato come un martire o come un carnefice? Di me diranno che mi sono battuto fino alla morte o o che mi sono suicidato?

Uso l’arma.

Mi chiamo Salvador Allende e sono l’ultimo presidente del Cile.

Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in LibriCK

Commenti

  1. Micol Fusca

    Ciao Kenji, anch’io ho apprezzato “La casa degli spiriti” e ne ho ritrovato l’atmosfera nel tuo racconto. Con il trascorrere del tempo il passato viene dimenticato, mentre al contrario dovrebbe essere un monito per le future generazione. Ho apprezzato che tu abbia ricordato l’11 Settembre in questo modo, portando alla memoria la figura di un uomo controverso che amava il suo popolo.

    1. Kenji Albani Post author

      Grazie! Ho voluto leggere “La casa degli spiriti” perché ero molto interessato a sapere del golpe cileno. E sì, diciamocelo, è stato un modo di ricordare un 11 settembre diverso.

  2. Nicoletta Degli Innocenti

    A proposito del tuo racconto… trovo interessante l’idea, e anche il modo in cui racconti quei momenti. Lo stile a capoversi brevi mi risulta un po’ faticoso, però non ci fare caso, è che sono anziana 🙂 – vedo che è molto usato.

    1. Kenji Albani Post author

      Ciao! Grazie per avermi letto.
      Di Allende ho letto solo il romanzo, perché ho visto tante volte il film e ci tenevo a leggerlo.
      Diciamo che il romanzo è stata una botta… Paragrafi lunghi una pagina, e le pagine erano fitte.
      Sì, riguardo il mio stile diciamo che amo spezzare le frasi, così la prosa è più spedita. Questione di gusti!