SALVATE IL PIANETA ATOM DUM
Serie: Semplicemente Paladino
- Episodio 1: LIBERTÀ
- Episodio 2: I MERCANTI DEL CREPUSCOLO
- Episodio 3: CAPITAN SPLATTER
- Episodio 4: DINOSAURI
- Episodio 5: DUE ANNI DOPO
- Episodio 6: ATOM DUM
- Episodio 7: I SOLI DELLA SOLITUDINE
- Episodio 8: SFIDA AL FUTURO
- Episodio 9: LE NINFE E L’UOVO
- Episodio 10: SALVATE IL PIANETA ATOM DUM
STAGIONE 1
Adesso che Paladino era stato accolto dalle Ninfe guerriere, pensò che l’avrebbero riaccompagnato sul pianeta Terra.
Ma a deluderlo furono le parole di Tamuna, che gli disse: «No di certo. Ti abbiamo accettato perché sei sceso nell’arena rispettando le nostre regole, ma non per questo ti riporteremo a casa. Almeno finché non passeremo dalle parti del pianeta Terra».
Paladino ci rimase male. Aveva sperato fosse stato così. «Ma quindi… quando potrò tornare sul mio pianeta?».
«Quando finiremo con Atom Dum» replicò la Ninfa guerriera.
Già, Paladino si diede dello stupido: loro erano lì per aiutare il pianeta colpito dalle trame maligne dei Darganiani, non un semplice terrestre che, per altro, era stato incapace di aiutare i Tank. Era tanto se le ninfe guerriere l’avevano accolto senza problemi. Paladino fu colto da dei sensi di colpa: avrebbe potuto fare di più, e invece… Ma purtroppo era stato così. Tornare indietro era impossibile. A meno che… Quei Tank erano venuti dal futuro! Paladino si figurò in mente l’idea di contattare i Tank del futuro e cercare di convincerli a mandarlo indietro nel tempo.
Ma era assurdo. Come poteva comunicare con loro? In nessun modo. E poi la sua azione, originata da quell’atto di vigliaccheria, avrebbe causato un paradosso: se fosse intervenuto nel passato, nel presente non avrebbe avuto l’idea di compiere un simile gesto, quindi non sarebbe successo nulla… A Paladino venne un mal di testa: era un pensiero troppo complesso per lui, abituato a studi umanistici. Cercò di lasciar perdere quelle elucubrazioni che lo distraevano e fare da spettatore alle manovre delle Ninfe guerriere, le quali guidavano l’astronave nel cosmo, comunicando fra loro con quella lingua gutturale simile all’olandese. Oltre a pensare all’astronave, le Ninfe guidavano il rettile cosmico. Il mostro si muoveva nello spazio in una bolla di ossigeno abbastanza grande per contenerlo, e si dirigeva verso Atom Dum. Quella creatura avrebbe aiutato i Tank, al contrario di Paladino, si rese conto questi, con una fitta di frustrazione.
A un tratto, nell’astronave delle Ninfe, alcune sirene presero a suonare, delle luci lampeggiarono. Le Ninfe si agitarono, si scambiarono frasi secche e allarmate. Paladino guardò il rettile cosmico e lo vide circondato da razzi Darganiani. Era logico: i Darganiani non avrebbero permesso a quello di educare i Tank all’emancipazione tecnologica. Volevano ucciderlo.
«Paladino, vuoi renderti utile?» sbottò Tamuna all’improvviso, tanto che l’interpellato trasalì.
«Che vuoi dire?» gli chiese Paladino.
«Abbiamo bisogno d’aiuto: tutte le Ninfe devono intervenire e aiutare il rettile. Bisogna salvarlo! Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, anche di chi non è una Ninfa».
«Ma il rettile cosmico ce la farà!» replicò Paladino.
Tamuna aggrottò le sopracciglia. «Che vuoi dire? Perché parli con così tanta sicurezza?».
Paladino le spiegò che sapeva che i Tank sarebbero sopravvissuti. Altrimenti, come dal futuro avrebbero inviato una pattuglia con scopi di vendetta?
Tamuna non stette troppo ad ascoltarlo: presa dalla foga se ne andò, lasciando Paladino solo, a completare la frase. Paladino si sentì uno sciocco.
Il supereroe andò alla vetrata che permetteva di avere un’ampia visione dello spettacolo che avveniva di fronte all’astronave: una battaglia fra razzi Darganiani e cabine telefoniche simili a quella più grande in cui si trovava Paladino, solo più piccole e che si muovevano non come se fossero in piedi, ma inclinate, quella che in condizioni normali era la sommità ora era la parte anteriore. In mezzo c’era il rettile cosmico che gemeva agguantato dal terrore. Paladino era sicuro che le Ninfe ce l’avrebbero fatta, che il rettile cosmico si sarebbe salvato.
Accanto a lui le Ninfe guerriere lì presenti non erano dello stesso avviso: parlavano a delle trombe e ricevevano risposte. Erano sempre più agitate. Accanto a loro c’erano decine di sagome di cabine telefoniche. Alcune sagome erano colorate di blu, altre di verde. Paladino provò a capire che cosa significasse tutto ciò.
Vide nello spazio una cabina esplodere e, al contempo, una sagoma colorarsi di verde. Le cabine blu erano quelle ancora operative, quelle verdi… quelle distrutte. Ed erano sempre di più le sagome verdi.
Paladino comprese che il rettile cosmico non ce l’avrebbe fatta: i Darganiani avrebbero trionfato, uccidendolo. Atom Dum non si sarebbe mai salvato. Ma allora com’era possibile che dal futuro erano venuti quei Tank? Ricordò le parole del Tank che poi aveva ucciso sull’uovo: “I Tank sono sopravvissuti all’attacco dei Darganiani”. Ma… Paladino comprese che doveva agire. Che nulla era scontato. Che se non fosse intervenuto Atom Dum sarebbe diventato un pianeta sempre più marcio, i Tank sarebbero morti tutti, nessun Tank sarebbe venuto dal futuro e ciò avrebbe causato un altro paradosso. Se Paladino voleva salvare Atom Dum, doveva fare qualcosa. Anche per evitare chissà quale paradosso che avrebbe sortito degli strani effetti.
Paladino corse alla ricerca di Tamuna. Pregò non fosse uscita a combattere, o peggio fosse morta. Voleva parlarle. La trovò con altre Ninfe guerriere. Per fortuna.
«Tamuna! Tamuna!» la chiamò.
«Che vuoi?» chiese quella sbrigativa, interrompendo la sua conversazione. Non aveva voglia di ascoltare altre sciocchezze, capì Paladino.
«Devo combattere anch’io!» sbottò Paladino.
Tamuna ne fu compiaciuta. «Ottimo! Mi fa piacere. Dovrai guidare uno dei nostri moduli». Gli mostrò una decina di quelle cabine telefoniche, in attesa di essere usate.
«Ma io non li so guidare. Io so usare il Lojkarja!» la informò Paladino.
«Il Lojkarja sarebbe inutile, in questa battaglia. Uno dei nostri moduli potrebbe investirti».
«Quindi come farò a combattere?».
«Userai uno dei nostri moduli. Non ti preoccupare». Parve presagire le sue ovvie domande. «Non ti preoccupare. Ti posso insegnare subito a usarli». Gli porse un bicchiere pieno di cubetti di quel che sembrava ghiaccio e un liquido blu con tanto di cannuccia. Sembrava un cocktail superalcolico. Gli disse: «Infila la cannuccia in una delle tue narici e inspira».
Paladino era titubante, ma lo fece.
Pochi minuti dopo era in mezzo alla battaglia, alla guida di una leva che manovrava la cabina in cui si trovava. Il modulo guizzava nello spazio e Paladino lo giudicò più piccolo di quel che sembrava. Era disteso su una parete. Da lì governava la navicella. Era incredibile: soltanto inspirando quel liquido caldo e fastidioso, sapeva fare le più ardite cabrate ed evoluzioni. Sapeva pure come azionare i missili e le mitraglie al plasma. Ma Tamuna l’aveva ammonito: una sola ora terrestre e avrebbe dimenticato tutte quelle conoscenze. Paladino doveva agire in quell’ora, altrimenti… chissà che fine avrebbe fatto.
Paladino si muoveva con leggiadria. Evitava i raggi bluastri degli Starsetaers e rispondeva al fuoco. Sembrava un videogame. Paladino concluse che, tornato sulla Terra, avrebbe rispolverato i suoi vecchi videogame di quando era adolescente.
Ma prima doveva sopravvivere.
Sparò del plasma. Colpì un razzo. Quello esplose e Paladino attraversò l’esplosione.
Non vide nulla, per un momento.
Ecco allora il rettile cosmico.
Gli stava andando addosso!
Paladino lo schivò: ci mancava che fosse lui ad ucciderlo. Ma stava per investire un altro modulo.
Un’altra manovra che un tempo Paladino mai sarebbe riuscito a fare ed evitò il modulo… per andare addosso a un razzo Darganiano.
Kamikaze! Il modulo di Paladino colpì il razzo, ed esso esplose in un fulgore bluastro.
Il modulo di Paladino fu scosso da tremori incontrollabili. Pensò: “Ecco. Ora muoio”. Ma non morì. Si ritrovò vivo, oltre l’esplosione. Il modulo era danneggiato, ma non abbastanza perché potesse precipitare.
Da una tromba all’interno del modulo Paladino udì una voce gutturale comunicare qualcosa. Naturalmente non capì nulla. Quel liquido gli aveva insegnato a usare i moduli delle Ninfe guerriere, non a comprendere la loro lingua.
Poco dopo la voce di Tamuna proclamò: «Paladino, ce l’abbiamo fatta! Hai appena distrutto l’ammiraglia dei Darganiani. Non so come tu abbia fatto… Sembra quasi che tu gli sia finito addosso. Poi mi spiegherai come tu ci sia riuscito… Comunque i Darganiani si stanno ritirando. Abbiamo vinto!».
Paladino gioì, e cercò di ideare una menzogna per giustificare la sua azione risolutiva. Non voleva dire la verità.
Ma prima che concepisse la bugia riparatrice, alcune luci pulsarono nel suo modulo. Forte delle sue conoscenze appena acquisite, Paladino si accorse che il modulo stava per precipitare. Dove sarebbe finito?
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Ciao Kenji, Paladino ha riscattato il suo onore 😀
Ora non rimane che scoprire dov’è precipitato. E se fosse un sogno? 😉
Ehilà, Micol! Mi piacciono sempre le tue interpretazioni…