San Benedetto-Tokyo

Serie: Konnichiwa Tokyo


Un misto di gioia, con un potpourri di immagini sognate e precorsi già vissuti nella testa, con il forte desiderio di scoprire nuove realtà, più ansia e tensione adrenalinica condita con un po’ di sana preoccupazione di tralasciare qualcosa nell’organizzazione del viaggio; ecco il mio stato d’animo prima del viaggio. Ma d’altronde è anche per questo che non ci si ferma mai di viaggiare.

La tensione si innalza quando sullo schermo della stazione di San Benedetto del Tronto appare la segnalazione del ritardo di 25 min di fianco al codice del mio treno. Va bene, non mi darà problemi nel programma di viaggio e poi, è la prassi, è il mio paese, di che mi stupisco? Proprio mentre leggo sulla guida che i treni ad alta velocità a Tokyo accumulano al massimo 1 min, all’anno.

Piano piano la tensione inizia a sfumare già alle prime meraviglie di Venezia dove è iniziato il viaggio vero e proprio: prima il Ponte di Rialto, i canali ed i palazzi dipinti col tramonto, poi la lunga lingua di luce di luna piena dietro le gondole del molo di San Marco.

La tensione svanisce del tutto nel salire sull’aereo, al primo contatto con una coppia di giapponesi seduti al mio fianco dei quali purtroppo, e me ne rincresce molto, non ricordo i nomi, che sono svaniti in un secondo la prima volta che me li hanno detti, per poi svanire nuovamente e definitivamente dopo 5 secondi la seconda volta che me li hanno ripetuti. Due persone gradevolissime che parlano a stento l’inglese, quindi la conversazione va avanti lentamente e con molte soste di decifrazione. Il primo impatto con questo “mondo diverso” è stato quando, a poche ore dall’inizio del volo, i miei due vicini si mettono la classica mascherina bianca per proteggere il respiro. In un primo momento ho pensato al fatto che mi ero appena tolto le scarpe, ma poi, guardandomi in giro, vedevo che anche altri giapponesi avevano la mascherina sul viso. Allora mi sono rincuorato ma senza avere più risposte.

Il viaggio dall’aeroporto a casa: velocissimo, senza intoppi, senza incertezze. Ormai è una certezza, mi perdo più in Italia che nel resto del mondo. Il treno è ultra futurista, comodissimo e silenziosissimo. Lo schermo di un monitor all’interno del vagone da alcune indicazioni, come l’obbligo di tenere spenti i cellulari o la posizione del defibrillatore nella carrozza n°4. Il livello di prevenzione di questo popolo è piacevolmente impressionante. Nel tragitto con il treno vedo le case dei paesini, ed il primo pensiero è che siano “quasi” di plastica; un immenso mondo costruito col LEGO, o comunque tutti prefabbricati. Il pensiero si conferma quando arrivo nella mia camera, il mio bagno è tutto un blocco di plastica…. Konnichiwa Tokyo!

Serie: Konnichiwa Tokyo


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Discussioni

  1. Ciao Giorgio, è una bella premessa di un viaggio che mi si prospetta interessante, visto che in Giappone vorrei proprio andarci un giorno. Hai già messo a confronto la diversità di due mondi, il nostro e quello orientale, in poche ma ben scritte righe, trasmettendo pure le tue sensazioni, le tue emozioni e il tuo stupore con grande semplicità. Proseguo con la lettura!

  2. Ciao Giorgio, confesso di aver letto il tuo racconto perché uno dei miei obbiettivi (incrocio le dita, se ho “culo” l’anno prossimo) è quello di andare in Giappone. Mi è piaciuto il tuo diario di viaggio, affascinato il piccolo affresco dei paesini “quasi di plastica”. Cresce in me il desiderio di raggiungere la meta ambita.