San Marino

Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il racconto di Andrea sulla malagiustizia scuote profondamente Giada.

​«Vediamo come passare inosservata. La prima volta non mi ha riconosciuta: non poteva, dopo tanti anni. Ma adesso, se mi incrocia, potrebbe pensare: “Ma chi è questa che vedo dappertutto?”. Devo sembrare un’altra persona per non insospettirlo. Magari più anziana. I vecchi sono quasi invisibili. Mi servirebbe una parrucca grigia… sì, ma mani, viso e collo come li copro in estate? No, bocciato. Trovato: chador… lentine nere… questi occhiali riposanti, niente trucco… scarpe basse… e un completo con camicia e pantaloni larghi. Ecco, perfetto.»

​Giada uscì e al primo distributore fece il pieno. Imboccò l’A14.

​”Oddio, a che ora arrivo? Ma l’amante di quella carogna non poteva essere di un’altra città? Questi vanno tutti a Rimini.”

​Dopo più di un’ora era all’uscita di Rimini Sud.

​”Se Lia fosse stata viva, adesso saremmo al mare, e invece… forza, ancora mezz’ora di superstrada e ci siamo.”

​Arrivata a San Marino, si appostò su un muretto con una buona visuale su Piazza della Libertà.

​”Come se non bastasse c’è pure il Ramadan e, vestita così, devo osservarlo: niente cibo e nemmeno acqua fino al tramonto.”

​Si guardava intorno, ma di Fabio nessuna traccia. Girovagò a lungo nella zona poi, verso le nove, si sedette al tavolo esterno di un ristorante.

​”Non ce la faccio più, devo mangiare e bere.”

​Arrivò il cameriere. «Buonasera signora. Cosa posso servirle?»

​«Tortellini alla panna, grazie.»

​«Va bene, però per correttezza le segnalo che il ripieno contiene carne di maiale.»

​«Allora no. Grazie per avermelo detto. Facciamo pollo arrosto con patate, gelato, caffè e vi… acqua frizzante.»

​”Le bugie hanno le gambe corte. Devo stare più attenta.”

​Consumò tutto lentamente. Ormai si erano fatte le undici.

​”Meglio andare via prima che mi mandino via a calci. Ma domenica prossima ritorno.”

Al casello dell’autostrada, guardando nello specchietto retrovisore, notò che l’auto in fila dietro la sua era guidata da una ragazza, mentre nel posto passeggero c’era un uomo. Ebbe un sussulto: era Fabio. Pagò, ripartì e poi rallentò alla minima velocità consentita per farsi sorpassare. Dopo poco, l’auto dei due mise la freccia e passò a sinistra, permettendole di incrociare per un istante gli occhi del suo nemico.

​Al primo autogrill la coppia si fermò. Lei fece lo stesso. Ordinò un caffè e si sedette a un tavolo distante, ma con una buona visuale. Fabio parlava, rideva e si lasciava andare a qualche effusione. Giada sorrideva fingendo di leggere e scrivere messaggi, ma aveva la fotocamera aperta puntata su di loro. L’uomo accarezzò i capelli della giovane donna e le sfiorò le labbra con le sue.

​Il sorriso di Giada si fece più ampio: immortalò quei momenti, ripose il cellulare in borsa e si avviò alla cassa. Si accorse che Fabio e la ragazza erano proprio alle sue spalle. L’uomo fissava i soldi che lei aveva in mano: sembrava avesse fretta di pagare. Giada fu colta dall’ansia: le mani tremavano e alcune monete caddero sul pavimento. Come già accaduto la sera della cena con i colleghi, lui si chinò, le raccolse e gliele porse, inclinando la testa di lato con un sorriso. Il panico la travolse.

​”Devo stare tranquilla, non può riconoscermi. Con questo travestimento è impossibile.”

​Afferrò lo scontrino e si allontanò quasi correndo. Una volta a casa, scaricò gli screenshot delle foto sul PC. Le tremavano le mani mentre apriva la confezione di una delle tante chiavette nuove che teneva in scorta, vi trasferì i file, poi, con un ultimo clic, cancellò tutto dal computer e svuotò il cestino.

​Non desiderava altro che una doccia. Lasciò scendere l’acqua tiepida lentamente, come se potesse lavare via le incertezze e quel senso di sporco che sentiva addosso. Non era fisico, era qualcosa di più profondo.

​Si mise a letto, pensando a come far recapitare la chiavetta alla moglie di Fabio.

​”Non devo lasciare tracce. Spedirla da un’altra città è la soluzione migliore… il più è fatto: la moglie chiederà il divorzio e lui capirà cosa significa sentirsi rifiutati e disperati. Ma se la moglie lo perdonasse? No, non credo.”

​La giostra dei pensieri e la stanchezza la fecero infine crollare.

​Il mattino dopo, alle sette, qualcuno bussò alla porta. Aveva appuntamento con Chiara per fare colazione al bar ed era certa fosse lei.

​«Chiaraaa, aspetta un minuto! Finisco di vestirmi e arrivo.»

​Si affrettò ad aprire, ma il cuore le si fermò in gola.

​«Che ci fai qui?»

​«Credevi fossi così stupido?»

​«Vai via.»

​Era Fabio. Entrò e chiuse la porta dietro di sé.

​«No, adesso devi ascoltarmi. All’inizio c’ero cascato. Lo chador, le lentine scure, gli occhiali: una donna islamica come tante. Poi ho capito.»

​«Come? L’ultima volta che mi hai vista è stato vent’anni fa.»

​«Dall’anello, Giada. Dall’anello. Lo portavi anche qualche sera fa al ristorante. Lia ne aveva uno identico. Un giorno disse di averlo perso e che tu ne avevi uno simile… glielo avevo rubato io.»

​«Anche questo? Sei proprio una merda.»

​Fabio si lasciò andare su una sedia. Si accese una sigaretta.

​«Sì, e neanche immagini a che bassezze sono arrivato… però dovresti chiederti perché ci sono arrivato e chi mi ha trascinato giù.» Fabio la fissò e scosse la testa. «Davvero pensi che abbia messo in rete le foto di tua sorella solo per ridere, e da solo? No! Chi manovrava tutto erano altri. Uno in particolare mi “iniziò”. Molti lavoravano per lui e alcuni li teneva in pugno perché tossici fino alle ossa… io ero tra questi. Ci chiedeva di tutto… tutto! Anche girare di nascosto video a persone, anche importanti, nei loro momenti di intimità con noi per poi venderli o usarli per ricatti. Ero finito in un giro squallido in cambio di quelle dosi e… soldi, molti soldi. Avevo conosciuto Lia a scuola. Lei si innamorò di me, io no. Però era simpatica… aveva dei bellissimi occhi… uguali ai tuoi. Perché non fare sesso con lei? Pensavo che poi tutto sarebbe finito senza troppe sofferenze, come per tanti a quell’età… e invece, un giorno, mi proposero  di riprendere anche ragazze di scuola…»

​Guardò lontano e spense la sigaretta.

​«E l’ho venduta… ma non doveva finire in rete. È stato uno sbaglio di un cretino che poi è scomparso nel nulla. Strano, vero?»

«Perché non lo hai denunciato?»

Continua...

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Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Qui c’è una svolta ed entra in gioco un elemento che introduce una sfumatura nuova nella vicenda di Fabio, portando anche lui,in un certo senso, nel numero delle vittime. Emerge un ulteriore colpevole, di carattere nettamente criminale (l’ “iniziatore”), di cui – scommetterei- Giada si metterà alla ricerca.
    Un medico-investigatore, direi, che forse – anzi, senza forse- vorrebbe correggere il volto piu oscuro e deturpato della società in cui vive: oltre, naturalmente, a fare giustizia, per quanto possibile, del destino tragico della sorella.