Sangue e polvere

Serie: Segreti e passioni


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Omicidi, inganni, amori, verità nascoste, ambientati nella frammentata campagna siciliana. Personaggi tormentati si confrontano con crimini intricati, mentre la tensione cresce in trame dense di colpi di scena e finali ambigui, dove giustizia e vendetta si intrecciano.

La mattinata si apriva con il consueto frastuono dell’azienda agricola. Gli animali muggivano pigri, il gallo tardava nel suo canto, e il sole, pallido e annebbiato, illuminava il terreno brullo e spoglio.

Angelo La Rosa era già in piedi da ore. Aveva le mani coperte di terra e fieno, l’odore pungente di sterco e sangue era parte di lui, un segno indelebile della sua esistenza.

Nella penombra del capanno, la carcassa di un bovino appena macellato pendeva da un gancio, il suo sangue gocciolava lento in un secchio di latta.

Stava affilando un coltello quando sentì il rumore di un motore. Sollevò lo sguardo verso la stradina sterrata che portava all’ingresso dell’azienda agricola e il suo volto si fece scuro quando vide l’auto dei carabinieri avvicinarsi. “Maresciallo Maroni” mormorò tra sé, lasciando che il nome gli bruciasse sulla lingua. Non era mai una buona giornata quando il maresciallo decideva di fare visita.

La macchina si fermò in una nuvola di polvere. Il maresciallo Primo Maroni scese lentamente, aggiustandosi il berretto con un gesto meccanico. Era un uomo imponente, con spalle larghe e occhi profondi che sembravano scrutare oltre la superficie delle cose. Il sole del mattino rifletteva sulla fibbia lucida della sua cintura, ma non c’era nulla di amichevole nella sua presenza.

“Buongiorno, Angelo,” disse Maroni con un tono neutro, ma il suo sguardo era già in movimento, scandagliando il cortile come se stesse cercando qualcosa.

Angelo si asciugò le mani sul grembiule sporco di sangue, rimanendo accanto al tavolo di lavoro. “Che ci fate qui, maresciallo? Non mi pare di aver chiamato i carabinieri.”

Maroni si avvicinò con passo deciso, ignorando la provocazione. “Sto facendo il mio lavoro. Sa com’è. Controlli di routine.”

“Routine”, ripeté Angelo con un sorrisetto sprezzante, “in un posto come questo dove niente cambia mai?”

Il maresciallo non rispose subito. Si fermò accanto al tavolo, osservando il coltellaccio che Angelo aveva appena posato. La lama era ancora sporca di sangue fresco. “Un bel lavoro, vedo” disse indicando la carcassa appesa al gancio.

“È il mio mestiere” rispose Angelo incrociando le braccia, “non tutti possono permettersi di vivere dietro una scrivania, maresciallo.”

Maroni ignorò la frecciata. “Parliamo chiaro, Angelo. Sa perché sono qui.”

Angelo strinse gli occhi, una fiamma di irritazione brillò nel suo sguardo. “So che vi piace venire a fare prediche. Ma se avete qualcosa da dire, fatelo e levatevi di torno.”

Maroni sbuffò, un sorriso appena accennato sul volto. Prese il coltellaccio dal tavolo e lo infilzò con forza nel legno, facendo sobbalzare Angelo. Il rumore ruppe il silenzio della masseria, facendo girare la testa agli animali più vicini.

“Mi dica, Angelo”, disse il maresciallo, con una calma che faceva rabbrividire, “se tutto è relativo, come dite sempre voi, allora cosa distingue questo coltello in mano sua da un’arma del delitto? Solo il contesto?”

Angelo rimase immobile per un istante, osservando la lama che scintillava alla luce del mattino. Poi scoppiò a ridere, una risata breve e amara. Fece il giro del tavolo, avvicinandosi a Maroni puntando un dito dritto sotto il naso del maresciallo.

“Siete voi che non volete capire, maresciallo, per voi è facile applicare regole scritte da qualcun altro. Vi hanno dato un distintivo e un manuale e ora credete di sapere cos’è giusto e cos’è sbagliato. Ma là fuori”, indicò con un ampio gesto verso i campi, “non esiste niente del genere. C’è solo quello che conviene. E quello che non conviene.”

“Convenienza”, ripeté Maroni scuotendo la testa, “bel modo di giustificare qualsiasi cosa, Angelo. Mi dica, quando ha deciso che la morale era un lusso per gli stupidi? O è sempre stato così?”

Angelo si avvicinò ancora, fino a pochi centimetri dal maresciallo. I suoi occhi erano fissi in quelli di Maroni, due mondi in collisione. “La morale è un lusso per chi non ha mai dovuto lottare per sopravvivere. Voi potete permettervi di parlare di giustizia perché avete un lavoro sicuro, una divisa pulita, e una bella casa in paese. Ma io? Io sono cresciuto con le mani nella merda, maresciallo. E non me ne vergogno.”

Maroni restò fermo, il viso impassibile, ma la sua mascella era serrata. “Non sono qui per discutere della sua infanzia, Angelo. Sono qui per ricordarle che, anche in un mondo come il suo, le scelte hanno conseguenze.”

Angelo rise di nuovo, ma questa volta con meno convinzione. “E cosa volete fare? Mettermi in galera? Darmi una multa? Fate pure. Ma non venite qui a insegnarmi la giustizia. Non sapete nemmeno cosa significa. E poi quale sarebbe questo fantomatico mio mondo?”

Maroni fissò Angelo per un lungo momento, poi afferrò il coltellaccio e lo estrasse dal tavolo con un gesto secco. Lo posò con cura, la lama rivolta verso Angelo. “Sa qual è il problema con gente come lei, Angelo? Pensate che il mondo sia già deciso, immutabile. Che non ci sia spazio per cambiare. Ma è solo una scusa per restare comodi.”

Angelo lo guardò con disprezzo, ma non rispose. Il silenzio cadde tra loro, carico di tensione. Gli animali nell’azienda continuarono i loro versi, indifferenti alla lotta invisibile che si consumava davanti a loro.

Maroni fece un passo indietro. “Ricordi quello che le ho detto, Angelo. Le scelte hanno conseguenze. Sempre.”

Si girò e si diresse verso la macchina, lasciando Angelo solo con i suoi pensieri e il coltello ancora sporco di sangue. Mentre il motore dell’auto si allontanava, Angelo rimase lì, con le mani appoggiate al tavolo, il viso contratto in una smorfia che non rivelava nulla.

L’azienda agricola tornò silenziosa, ma dentro Angelo qualcosa continuava a ribollire. Non era rabbia, non del tutto. Era qualcosa di più profondo, qualcosa che nemmeno lui riusciva a definire.

Serie: Segreti e passioni


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Discussioni

  1. “aggiustandosi il berretto con un gesto meccanico.”
    Non so perché, magari è un’osservazione banale, ma spesso con le parole riusciamo non solo ad esprimere semplici gesti, ma anche e soprattutto a rappresentare mondi interi. Quando ho letto questa frase, io il maresciallo l’ho visto con la mente. 👏 👏 👏