Scilla & Cariddi

Scilla osservò il pianeta Fomor. Era una sfera grigia percorsa da vene viola. Gli sembrava l’inferno.

«Tutto a posto, amico mio?».

Scilla si girò verso Cariddi. «Direi di sì».

«Coraggio, che fra poco atterriamo su Fomor e scarichiamo tutto questo uranio».

«Non vedo l’ora».

Cariddi fece un ghigno. «Non me la conti giusta, tu. Sei scettico».

«Posso esserlo?».

«Almeno ammettilo. Siamo amici da così tanto tempo…».

«Diciamo che non sono felice di alcune cose».

Cariddi strabuzzò gli occhi. Poi, sembrò diventare più attento. «Ti ascolto».

«Mancano alcune tonnellate di uranio…».

«Ah. Un errore di calcolo».

Scilla voleva dire qualcosa, ma Cariddi se ne andò dicendo: «Adesso procediamo con l’atterraggio». Prese un interfono. «Capitano, tutto a posto?».

Era evidente che la risposta fu affermativa, perché Cariddi annuì soddisfatto.

Scilla non era parimenti felice. Era sospettoso, semmai. Decise di affrontarlo. «Ascoltami…».

«Non credo ci sia tempo» sorrise.

«Invece sì che c’è. Il carico è incompleto».

«Ti ho detto che è un errore di calcolo».

«L’ho fatto e rifatto sei volte. Invece di mille e seicento tonnellate, ce ne sono mille e cinquecenovantacinque».

«Bah, cinque più, cinque meno».

«Cinque in meno che ci frutterà il pagamento di una penale. Il cliente ne aveva chiesto mille e seicento e non so se gli farà piacere averne di meno. Ha pagato per mille e seicento, non per mille e cinquecentonovantacinque».

«Non essere così pignolo». Fece per andarsene.

«No, tu stai fermo. Voglio sapere di più».

«Io…».

Scilla lo guardò malissimo. «Sei stato tu a sovrintendere al carico dell’uranio».

«E allora? Vuoi insinuare…?».

«Ehm, scusatemi».

Il litigio che era sul nascere si interruppe. Scilla guardò verso un angolo, e da lì ecco che comparve un mozzo. «Tu chi sei?».

«Mi chiamo Enrico e sono…».

«Sai qualcosa di quel che dicevamo?». Scilla era aggressivo, non voleva essere interrotto da altri.

«Mancano cinque tonnellate perché non sono mai state caricate a bordo. Sono rimaste sulla Terra».

«E tu gli dai retta?». Cariddi era indignato.

«Se permettete, è stato il signor Cariddi a badare al carico».

Scilla guardò malissimo il socio in affari. «Ma allora le hai grattate tu, queste cinque tonnellate».

«No…».

«Il mozzo ha parlato e mi sembra sincero».

«Sincero? A me sembra solo un bugiardo».

«Ho le registrazioni sul computer quantistico» disse il giovane Enrico, agitandosi. «Posso dimostrarlo».

«Vediamole, allora».

«Al diavolo!». Cariddi si divincolò e fuggì.

Scilla rimase immobile. «Credo di aver capito. Grazie, giovane Enrico». Gli diede una pacca.

«Ho fatto solo il mio dovere».

Scilla vide dalle telecamere che Cariddi stava scappando verso l’armeria. Era in un corridoio… Quel corridoio. Così, Scilla manovrò con alcuni pulsanti e una parete si aprì sul nudo spazio, risucchiando via il socio disonesto. Sarebbe precipitato in quell’inferno che era Fomor. Scilla disse: «Fra mercanti non si scherza. Figurarsi fra pirati che si improvvisano mercanti».

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Discussioni

  1. Bella la scelta dei nomi dei due pirati spaziali. Per il resto, da appassionato della saga di Guerre Stellari, non posso che apprezzare. Molto piacevole anche il ritmo dato ai dialoghi.

    1. Grazie! Scrivere facile è difficile da fare… 🙂

    1. Eh, sì, i furbi ci sono ovunque… Pure nello spazio! Grazie.