
Sensibilità, attenzione ed affetto
Serie: La frontiera
- Episodio 1: La preda
- Episodio 2: La tana e il Mulino
- Episodio 3: L’odio
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Oltre la frontiera
- Episodio 6: Aurora
- Episodio 7: Gratitudine
- Episodio 8: Scusa per il pugno che mi hai dato
- Episodio 9: È così facile la felicità
- Episodio 10: Meglio il sasso che la mina
- Episodio 1: Sensibilità, attenzione ed affetto
- Episodio 2: E, in lontananza, il mare
- Episodio 3: Omar il turco
- Episodio 4: La storia raccontata da Omar
- Episodio 5: La cura migliore
- Episodio 6: Il primo libro non si scorda mai
- Episodio 7: Confinati nella villa
- Episodio 8: Lezioni di umanità
- Episodio 9: Il grande potere delle immagini
- Episodio 10: Se è destino tornerà
- Episodio 1: Il viaggio per mare
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Prima di tornare in paese, accompagnata da Julius, Olga ci raccomandò di controllare che a Claudio non salisse la febbre:
«Sentirete la sua fronte calda, è normale, ma se cominciasse a dimostrarsi agitato e confuso, fategli bere un sorso della tisana che ho lasciato sul comodino, gli abbasserà la temperatura e attenuerà il dolore. Non esagerate, mai più di quattro sorsi al giorno: è un’erba buona solo se usata nel modo giusto.»
Salutò, soddisfatta del lavoro compiuto e della generosità con cui Aurora l’aveva ricompensata.
Avevo poca considerazione della sciamana e la salutai con un leggero fastidio, Marco lo notò e si arrabbiò con me:
«Ti fermi al suo aspetto dimesso e non sai niente di lei! Prima cosa ha sistemato Claudio, saresti stato in grado di fare altrettanto? Poi, per quanto possa essere stata penosa la tua vita, ti assicuro che la sua è stata peggiore. Tu non avevi nessuno e nessuno hai perso, lei ha trovato suo figlio appeso per il collo ad una corda, giù al confine, magari c’eri anche tu tra quelle brave guardie che l’hanno ammazzato. Olga ha perso ogni ragione di vita ma non si è mai tirata indietro quando c’era da aiutare! Stammi lontano per un po’, brutto stronzo!»
«Ha perfettamente ragione.» rincarò Aurora guardandomi storto.
E io così mi sentii: uno stronzo presuntuoso che giudicava senza conoscere. Mi prese una strana tristezza e una scarsa considerazione di me stesso e il pensiero che Aurora smettesse di amarmi mi fece paura. Me ne andai ad accudire i cani oppresso dal senso di colpa e col desiderio di scusarmi e di chiedere aiuto. Sentivo le lacrime premere sulle palpebre ed ebbi pena di me stesso.
Quando rientrai Claudio dormiva, ma il suo calvario non era ancora finito: era necessario togliere il chip per rendere meno facile la nostra localizzazione. Aurora procedette senza esitazioni ripetendo l’intervento fatto a me pochi giorni prima. Senza far caso alle imprecazioni del fratello incise l’avambraccio e, dimostrando sicurezza, sradicò la piastrina dall’osso. La maestria con cui eseguì l’operazione e la cura nel pulire e ricucire il taglio testimoniavano una padronanza data dalla consuetudine.
«Era il tuo lavoro tagliare e ricucire?» le chiesi con tono dimesso.
«No, mi è stato insegnato bene, per necessità, e mi ci sono abituata. Tra gente che fugge dall’Unione ed altra che ci vuole entrare il lavoro non manca.» Mi sorrise e non me lo aspettavo.
«La perdoni la mia stupidità?» chiesi.
«Non sei stupido Lukas, non hai dimestichezza con sensibilità, attenzione ed affetto: sono stati d’animo che non conosci. Ora va con Marco a gettare il chip nel fiume. L’amore te lo insegnerò io ma da lui imparerai cos’è l’amicizia.»
Raggiunsi Marco e gli chiesi se potessi accompagnarlo. Mi sorprese scusandosi per gli insulti e io replicai che me li meritavo e che mi sentivo a disagio per la mia incapacità di rapportarmi con gli altri. Mi abbracciò e si disse sicuro che sarei cambiato e che avrei apprezzato tutti i sentimenti che offriva la vita.
Al nostro rientro Claudio era sveglio e voleva parlarmi. Mi invitò a mettermi comodo, che la storia sarebbe stata lunga.
«Io ed Aurora siamo figli di un professore universitario, uno tra i primi a pensare alla necessità di organizzarsi e, di fatto, tra i fondatori dell’Unione. Era un uomo buono e ci ha cresciuti con ideali che ora non esistono più, perlomeno nell’Unione. Quando le idee repressive ed assolutiste ebbero la maggioranza nel governo, gli artefici della rinascita furono allontanati ed emarginati, qualcuno anche ucciso. I nostri genitori subirono il confino in un paese dell’ovest e io ed Aurora fummo separati e rinchiusi in collegio. Nostro padre morì triste e deluso dopo poco tempo e nostra madre, ammalata, lo seguì a breve per mancanza di cure. Avevo sedici anni e Aurora undici. Ci ritrovammo quando lei, finito il collegio, fu destinata come operaia nella fabbrica dove io ero sorvegliante del personale e mi riconobbe. Da quel momento non ci perdemmo più di vista e, appena le fu possibile, venne ad abitare con me. Quando picchiai un collega che molestava le operaie fui ritenuto colpevole e costretto a scegliere la frontiera; lei mi raggiunse divenendo clandestina e ricercata. Rischiavamo di essere scoperti e terminati così la portai oltre il confine dove trovammo un ambiente molto più libero e umano. Un vecchio infermiere la liberò del chip e le insegnò come operare sugli altri senza farli morire. Avrei dovuto raggiungerla dopo pochi giorni ma i resistenti che ci avevano aiutati mi chiesero di continuare il mio lavoro di guardia così da permettere a qualcuno dei loro di infiltrarsi passando nella zona sotto il mio controllo. I resistenti erano, e sono, persone che rischiano la vita per riportare libertà e giustizia nell’Unione. La maggior parte di coloro che si infiltrano viene scoperta poco dopo l’arrivo in Città: non è facile produrre o manipolare i chip e incappare in un controllo incrociato significa morire. Per questo ogni singola missione ha una durata brevissima: consegnato il materiale o portato il messaggio bisogna sparire in fretta. Uscire dalla Città, come entrarci, non è facile ma fuori da essa le maglie sono più larghe e raggiungere la frontiera, a piedi, è un viaggio molto lungo ma relativamente tranquillo. Comunque, quello che per me doveva essere l’impegno di qualche mese è durato fino a ieri, senza ripensamenti. Negli ultimi tempi sentivo di essere controllato: ero incerto tra te e Volpe e la certezza non fossi tu l’ho avuta solo quando sei venuto a chiedere aiuto. Devi scusarmi ma i terminatori sanno fare molto bene il loro lavoro e Volpe è stato grande in questi due anni, peccato non sia dei nostri»
Si fermò, con una smorfia di amarezza o, forse, di dolore.
«Ora devo proprio dormire ma se hai domande proverò a risponderti.» aggiunse stanco.
Avrei avuto molte cose da chiedere e chiarire ma trovai giusto lasciarlo riposare ed anche la mia mente, abbastanza confusa, necessitava di quiete.
Serie: La frontiera
- Episodio 1: Sensibilità, attenzione ed affetto
- Episodio 2: E, in lontananza, il mare
- Episodio 3: Omar il turco
- Episodio 4: La storia raccontata da Omar
- Episodio 5: La cura migliore
- Episodio 6: Il primo libro non si scorda mai
- Episodio 7: Confinati nella villa
- Episodio 8: Lezioni di umanità
- Episodio 9: Il grande potere delle immagini
- Episodio 10: Se è destino tornerà
Questo capitolo è basato, ancora più degli altri, sul concetto di umanità.
Frasi e immagini molto belle e significative diventano non solo un mezzo narrativo, ma il vero fulcro della narrazione.
Molto bello!
In una narrazione differente Lukas non lo avrei sopportato, lo ammetto. Ma il modo in cui lo stai facendo evolvere lo rende umano e coerente con il suo percorso.
Dicono che la Fantascienza maschile sia più “tecnica” e meno “umana” rispetto a quella femminile. E invece io ti ringrazio, Giuseppe, perchè la tua serie ha dimostrato che non ci sono vincoli di sesso. 🪻
Grazie Mary per sempre, il tuo commento mi gratifica perché superare le barriere di genere, anche nello scrivere, è un’impresa non da poco, ne potrò andare fiero. A parte le facezie, non esiste differenza, siamo tutti persone e chi vede maschi, femmine, froci e lesbiche ha solo problemi con se stesso, non sta a me dare consigli e se li risolva. Ho l’età in cui se non hai capito non capirai più e, se mi sbaglio, pazienza: sarà per la prossima vita! Un abbraccio!!!
È davvero molto bello, ancora una volta sono qui a dirlo, questo episodio che, mi sembra, rispecchi l’animo dell’autore. Una bella lezione di vita e comportamentale che va oltre la contingenza e la situazione da te descritta e risulta adattabile a chiunque e a qualsiasi situazione. Mi piace molto anche aver saputo di più dei due fratelli, particolari della loro vita sicuramente importantissimi da sapere per quello che ci racconterai più avanti.
Ciao Cristiana, l’artigiano che è in me continua, metto insieme parole che, inevitabilmente, manifestano amore per l’umanità, per un suo riscatto sempre possibile anche quando sembra che l’estinzione se la meriti. Sono solo parole… ma se ci mettiamo amore stiamo meglio tutti. Doveroso l’abbraccio a chi le parole le sa mettere in fila molto bene! 🌹🌹🌹🌹🌹
E io accolgo questo abbraccio e ti auguro una buona scrittura 🙂
Un capitolo di un racconto lungo e ricco di interiorità dialoghi asciutti e pieni di informazioni che portano il lettore in prima linea con i protagonisti, ogni uno con la sua storia e con il suo passato.
Grazie Mo.Ma. per aver letto e aver dimostrato attenzione. Fa sempre piacere e mette voglia di continuare.🙌
Lukas appare a più riprese come privo di empatia e arido di sentimenti. In un episodio questo suo carattere viene giustificato dalla vita che ha avuto fin dall’infanzia e all’interno della storia va benissimo così. Ma la storia ha un autore, che osserva il mondo d’oggi e immagina il futuro. E li vede, l’autore, che il mondo d’oggi è pieno di gente arida e priva d’empatia, così come vede verso quale futuro ci traghettano gli eventi politici.
Caro Francesco, Lukas rappresenta l’incapacità di vedere oltre a quello che gli è proposto. La sua sarà una guerra lunga e dolorosa ma dovrà essere vincente.
Dopo aver letto questo episodio, devo assolutamente tornare indietro e partire dall’inizio. Mi sembra che tu abbia creato un mondo con una sua storia e una sua coerenza, il che non è affatto semplice! Mi piacciono anche i personaggi.
Bene Nicola, buon divertimento! Se ti piace ne sarò felice!
Un episodio che mi ha conquistato completamente. Una narrazione equilibrata nei contenuti e nella forma. Una trama credibile e inquietante, per certi aspetti che fanno temere una realtà possibile in cui, un giorno, potremmo rischiare di ritrovarci piú o meno direttamente. Un racconto che trasmette anche un messaggio positivo di speranza. Un inno corale alla solidarietà, nelle sue varie forme, indispensabile per la sopravvivenza del genere umano.
Caro Giuseppe, ho la sensazione che i tuoi progressi letterari procedano con passi lunghi e rapidi.
Sei sempre troppo buona Maria Luisa, spesso mi rileggo mi trovo monotono: un pianista che usa sempre gli stessi tasti. Dovrò darmi una mossa. Ti voglio bene, per ciò che hai scritto con il cuore in mano, emozionandomi. Però da un po’ ti fai desiderare, ti sei messa in pausa? Un grande abbraccio!!!
Grazie Giuseppe per l’affetto, che ricambio. In pausa sì, dici bene, ma solo per la pubblicazione dei testi. Nonostante il periodo un po’ impegnativo e travagliato, cerco di conciliare come posso anche la scrittura. Prima di rendere pubblici gli episodi vorrei completare almeno la prima stagione. Domani andremo a vedere le cascate di Ulassai che in questo periodo sono molto suggestive e spero di trarre qualche spunto per continuare la nuova serie ancora da sviluppare.
Un bel quadro, Giuseppe. La tua narrazione si distende senza fretta e scende sempre a fondo, in un suo tempo in apparenza placido, indolore, ma che riserva sempre delle grandi sorprese e profondità, senza necessità di accentuarle. Sorgono in modo naturale dal tuo stile, dal tuo orecchio attento, che ascolta il tuo narrare come un corso d’acqua, un filo di radio dalla camera accanto. Mi piace molto il suono che riesci a evocare con le tue scelte, la sua pastosità, il suo equilibrio. Molto accurate le descrizioni e la disposizione progressiva degli eventi, predisposti con inquadrature bilanciate per poi raggiungere il blocco centrale del resoconto di Claudio, a sua volta ricco di nuovi snodi e varianti.
Grazie Luigi per tanta attenzione. Hai toccato un tema che mi sta a cuore: la musicalità nella narrazione. Non sempre sono soddisfatto, trovo intoppi e salti che, rileggendo lentamente mi “suonano” fastidiosi, mi costringono a variare costruzione e vocaboli e, non di rado, peggiorano la situazione. A presto!
Grazie a te, Giuseppe. Penso che il processo di scrittura sia fatto proprio di intoppi, di salti, oltre ai continui fastidi, ripensamenti, delusioni, ossessioni, tormenti. Ed è in questo artigianato paziente di ricerca spasmodica di quel determinato suono – che non sempre esemplifichi o certifichi una normativa rigida e precostituita del linguaggio creativo come monolite (che il linguaggio, per nostra fortuna, non è) ma ne sposi i suoi magnetismi, i suoi mutamenti con le sue frequenze più sottili, possibili extrasistoli, disarmonie e dissonanze – che comincia il viaggio. Diceva Thomas Mann che uno scrittore è quella persona che ha maggiori difficoltà con la gestione delle proprie parole, nell’esercizio della sua lingua. E credo che Mann abbia ragione. Un saluto.
La tua scrittura come sempre è fluida e piacevole.
E la tua presenza nel leggermi è uno stimolo a proseguire. Grazie Rocco!
Il senso dell’amore, e il senso dell’amicizia. Avremmo tutti bisogno di un ripassino di questo genere, ogni tanto. Perdonare gli errori, giudicare di meno. Un abbraccio, o un sorriso, che valgono assai più di qualunque discorso, per insegnare il perdono e la prospettiva giusta.
L’ho già detto cosa penso dei tuoi scritti, rischio di ripetermi. Ma è davvero una storia scritta benissimo e tanto educativa.
Grazie Giancarlo, sai quanto apprezzo le tue parole, sia quelle che rivolgi a me, sia quelle che metti in fila per scrivere i tuoi racconti sempre puliti e appassionanti. A presto!🙌