Senza scrupoli

Se c’era una cosa che il vecchio detestava più di tutte, quella era l’attesa.

Languire nell’impossibilità di prevedere le future mosse non gli era mai piaciuto.

Lui era fatto di un’altra pasta: la vita lo aveva sferzato a dovere, insegnandogli sulla sua pelle a stendere il braccio per raccogliere il frutto di suo gradimento, ogni qual volta se ne abbia l’occasione.

E se proprio il braccio non fosse bastato, avrebbe pur sempre potuto segare l’albero.

“Ancora cinque minuti e, parola mia, me ne vado!”, schiumava contrariato: riusciva a stento a contenere il disappunto fissando il maestoso quadrante dell’orologio incastonato sul muro di ardesia ligure di fronte alla propria scrivania in radica di noce.

“Ancora nulla?” sibilò sgarbato nell’interfono, ricevendone in risposta un gracchiante monosillabo di conferma.

Si sbottonò i gemelli in oro rosa per concedersi un po’ di tregua dopo dodici ore di impegni estenuanti. Ci si era messa pure quella sgualdrina, che aveva scelto proprio oggi per piagnucolare al telefono ed estorcergli quel weekend sulla neve che da tempo le aveva promesso per zittirla: giusto quando quell’arpia di sua moglie aveva sguinzagliato gli informatori a caccia di prove per incastrarlo e sbattergli in faccia la propria infedeltà coniugale.

“Scusa, ho avuto un contrattempo, mi sono liberato prima possibile”, esordì tutto d’un fiato il giovane uomo percorrendo la stanza a passi svelti, lo sguardo caparbiamente elusivo.

Sulla trentina, ben vestito, completo scuro impeccabile di lana Cheviot pettinata, in mano un cappello in feltro nero a falda sottile ingentilito da un nastro in gros-grain, ai piedi un paio di scarpe che luccicavano per quanto erano pulite, impugnava nella mano sinistra una valigetta di cuoio primo fiore.

Il vecchio tagliò corto “come spero tu abbia compreso, non c’è rimasto più tempo”, proseguì del tutto disinteressato ad una eventuale replica dell’uomo davanti a sé, il quale dovette intuirne le intenzioni e giudicare conveniente assecondarle, mentre andava a recuperare dalla parete di fronte una pesante sedia in noce massello dall’alto schienale.

“Sai bene che non è dipeso da me, e che non ci saranno altri scivoloni. E tu… tu non hai mai fatto una cazzata?”

Il vecchio trascurò il patetico contrattacco del giovane per concentrarsi sui fogli che aveva davanti “Dove si è cacciato, maledizione… ecco! Dagli una lettura, non ho apportato nessuna modifica rispetto alla versione che ti ho inviato l’altro ieri. L’hai guardata vero?” incalzò accigliato il neoarrivato porgendogli un incartamento avvolto da un anonimo cartoncino rinforzato di colore blu, sul frontespizio il logo aziendale.

“Confido sempre che un giorno tu riesca a mettere la testa a posto, sei pur sempre mio figlio, ma non deludermi ancora, quel giorno è adesso! Stai per subentrare nel comando del ramo aziendale di punta: mi aspetto responsabilità ed un comportamento commisurato all’occasione che ti sto dando. Sappi comunque che ti terrò d’occhio…” dichiarò rallentando intenzionalmente il ritmo delle sue parole ad infondere in queste la perentorietà che voleva trasmettessero.

“Sai bene che la posizione dell’azienda è precipitata dopo le tue bravate” riprese ad ammonirlo il vecchio, “in queste condizioni temo proprio che non potremo fare tanto la voce grossa: se non vogliamo che la reputazione aziendale venga irrimediabilmente compromessa dobbiamo sottostare ai diktat dei cinesi. Se loro decidessero di tirarsi indietro dal piano acquisizioni le tue ultime carte sarebbero bruciate… ricordati della tua condanna, un prestanome affidabile non si trova dietro l’angolo… questa operazione deve assolutamente andare in porto, tu non dovrai fare nulla perché mi sono mosso per tempo e ne usciremo puliti come abbiamo sempre fatto, i soldi sono già al sicuro sul conto alle Cayman, ma le tue scelte avventate hanno rischiato di affossarci: e, per favore, non chiamarli investimenti…”

Come a voler tappare la bocca al padre, il giovane afferrò la penna a mo’ di un’arma ed appose tre firme, tutte d’un fiato, taglienti come le staffilate della lama di un rasoio; quindi fece per girarsi in direzione della porta, gli occhi luccicanti, quando la voce del vecchio lo raggiunse: “Aspetta!”

Si voltò stranito, convinto com’era che il confronto con quel burbero magnate senza scrupoli che era suo padre potesse considerarsi liquidato.

Immutato, il suggello a tutti gli affari si ripete da secoli come un rito segreto rigidamente codificato, impossibile da infrangere: nelle intenzioni del vecchio quell’abbraccio segnava di fatto il passaggio effettivo del controllo sull’impero economico che lui aveva diretto alle braccia del figlio.

Quando ormai era sicuro di essere fuori vista, il vecchio sorrise. Non lo avrebbe ammesso neanche sotto tortura, ma era assolutamente certo che suo figlio avrebbe saputo tenere alto il nome della famiglia col suo cinismo, dote essenziale nel mondo degli affari.

Solo i migliori ne possiedono a sufficienza.

Degli altri, non si ricorda mai nessuno.

Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Come mi sono piaciute le descrizioni dei personaggi! La precisione sugli abiti che ti fa intuire anche le trama del tessuto, il sentore di ricchezza e di eleganza che arriva dai gesti. Una storia quasi senza tempo direi. E poi la chiusura perfetta. Bravo!

    1. Grazie mille per questa recensione lusinghiera! Mi sono soffermato in effetti parecchio sui dettagli (materiali, gesti, posture) perché questo è un aspetto del mio scrivere su cui sento di potermi migliorare. La chiusura volevo rimanesse acre, senza speranza. Un effetto di mimesi del narratore nella materia del suo narrare. Grazie

  2. Complimenti vivissimi per questa prova eccellente. Lo avevo detto (…!) che erano bastate le poche parole del tuo commento a un mio piccolo testo per capire di che potenza la tua penna è capace.
    Da manuale. In particolare, menzione di merito per il ritmo che ha del metronomo. Secondo ma a pari merito la descrizione dei personaggi.
    Questa scrittura non s’improvvisa.
    Chapeau.

    1. Grazie Roberto, onorato di un commento competente così incoraggiante, mi lusinga e mi sprona a fare del mio meglio. Lavorare sulla caratterizzazione dei personaggi è attualmente la mia priorità, insieme con la descrizione delle concatenazioni tra eventi: i prossimi racconti avranno queste come stelle polari (chi ha mai detto che sia una sola, dopo tutto!) Per il resto, fermamente convinto che scrivere equivalga a vivere mille vite, più una… la nostra!

    1. Grazie mille Martina, in effetti mi piace modellare la mia scrittura su soggetti i più disparati possibile: trovo che nello spiazzamento, anche quello autoindotto, si annidi un enorme potenziale di crescita