Sesso e guerra

1944

Bob.

Un diminutivo che poteva andare bene in Inghilterra, negli Stati Uniti, in qualsiasi paese anglosassone.

E francofono.

Francia compresa.

Si faceva chiamare così, Bob, Papà Bob, lui preferiva “Zio Bob”, si accontentava comunque di “Papà Bob”.

I tedeschi gli volevano bene, un ottimo vantaggio, lui li aveva ingannati.

Bob aveva spesso la tentazione di lucrare su quel che le sue ragazze guadagnavano andando a letto con gli ufficiali tedeschi, che fossero di Heer, Luftwaffe o Waffen-SS, più difficile della Kriegsmarine visto che là c’era la Senna e il mare era lontano.

Non lucrava.

Lui e i suoi dipendenti facevano lavori di contabilità e i franchi guadagnati venivano investiti per sistemare meglio il bordello che aveva la vista sulla Torre Eiffel, dare vestiti più eleganti e sensuali alle prostitute – ad esempio Mimì era sempre capricciosa, molto capricciosa – e fornirgli vitto e alloggio che le tenesse in forma.

Il resto, l’utile, veniva consegnato alla Resistenza.

I partigiani fremevano, girava voce che ci sarebbe stato uno sbarco alleato a Calais. «È vero, Papà Bob?» chiedevano in continuazione.

Lui sorrideva, stava zitto.

Non era che tutti gli agenti dell’OSS nella Francia occupata sapessero i dettagli di ogni cosa. Bob era rimasto sorpreso del raid canadese su Dieppe, il quale era degenerato in una tragedia, una disfatta, tanti morti per nulla. Per Bob, era stato un colpo al cuore.

Due anni prima.

E ora?

Bob stesso, capitava, si nascondeva in un armadio, ascoltava i gemiti e le urla roche, poi prendeva appunti perché il cliente confessava segreti alla ragazza di turno. Spostamenti di divisioni, previsioni di attacco, i nomi dei comandanti con annesse abilità ed esperienze di guerra, dov’era che le V2 o gli Heinkel 111 H16 avrebbero colpito il Regno Unito…

Bob, canadese, attendeva la sera per trasmettere i segreti a Londra, con lui una decina di collaboratori che parlavano un ottimo francese senza accento, i più erano canadesi con legami con il Québec, doveroso che non avessero l’accento canadese. Perfetti parigini, almeno a seconda delle leggende.

Quella sera non fu diversa, Bob stava trasmettendo in codice Morse i nomi dei membri di uno stato maggiore divisionale che si trovava in Normandia quando sentì arrivare rumori di stivali.

Neri.

Entrò Mimì. Seguita da uomini della Gestapo e della polizia militare dello Heer:

«È una spia, come vi dicevo». La capricciosa, la viziata, la…

Bob alzò le mani come avrebbe fatto un prestigiatore. «Avete ragione. Sono una spia. Ho qui i nomi dei capi dei banditi comunisti. Mimì è fra loro». Il tempo che i tedeschi traducessero i dati dal francese e avrebbero condannato a morte Mimì. Lui sarebbe caduto in piedi. Per un po’ il bordello avrebbe avuto un basso profilo, dopo gli inizi di giugno le attività sarebbero riprese.

Lo sbarco nella Francia settentrionale era previsto per il 5 giugno.

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