SFIDA AL FUTURO

Serie: Semplicemente Paladino


Paladino aveva raggiunto un pianetoide dal terreno verde. L’aveva raggiunto dopo circa dodici ore di viaggio, in modalità iperveloce. Ora che si poteva rilassare fu colto dai sensi di colpa: i tank avevano bisogno d’aiuto, e lui li aveva lasciati soli. Certo, aveva le sue scusanti: era stato costretto ad aiutarli, loro l’avevano sradicato dalla Terra, ed erano stati pure ingenui. Ingenui, sì. L’avevano posto al comando di quel PTU credendo che li avrebbe condotti fino alla vittoria.

Senza che i Tank del PTU si fossero addestrati.

Oltretutto lui non era ferrato come comandante. Prevedibilmente la faccenda si era risolta in una rotta, con i superstiti che fuggivano e lui che scappava da tutt’altra parte.

Paladino prese queste ragioni come scusanti e si calmò. Si guardò intorno: era su questo pianetoide, la terra verde e piatta. Non c’erano crateri o asperità. La superficie era perfettamente liscia, come se il pianetoide fosse una biglia levigata. Quanto distava dalla Terra? Molto, a quanto sembrava. intorno c’erano stelle e altri pianeti. Della Terra, nessuna traccia.

Si rese conto che aveva fame. Almeno i Tank gli davano da mangiare. Ora che era fuggito da Atom Dum come poteva alimentarsi? Su quel pianetoide non c’era vita. Nessun animale da cacciare, erba o insetti.

Decise di lasciare quel pianetoide alla volta di un altro luogo, dove si potesse cibare. C’era comunque un problema: come poteva respirare? I Tank non gli avevano dato alcuna bombola d’ossigeno e per il momento si trovava in una bolla d’ossigeno. Ma non tutto lo spazio era così. Non voleva morire di asfissia, o peggio scoppiato dall’interno come un palloncino a causa della mancanza di aria.

Problemi, solo problemi, e niente che li potesse risolvere.

Mentre Paladino si sforzava di riflettere, vide un triangolo verde scuro muoversi verso di lui. All’inizio gli parve una parte del pianetoide. Poi, al vedere le fiammate, comprese che era un’astronave.

Infine qualcuno, che magari l’avrebbe aiutato. Non sembrava Darganiana, quell’astronave. Quindi non era ostile.

Paladino agitò la mano e il triangolo atterrò poco lontano da lui. Decise di andargli incontro, a bordo dello skateboard. Dal triangolo, che aveva posto delle zampette a sostenerlo sul suolo del piccolo pianeta, uscirono quelli che sembravano dei Tank dalle giacche verdi simili ai chiodi dei metallari. Ma non potevano essere Tank! Loro non avevano simili astronavi. Anzi, non le avevano proprio. Forse erano cugini dei Tank.

«Ehi!» li chiamò a gran voce Paladino.

Quelli lo indicarono, in mano dei tubi contorti, di spessori variabili. Che fossero armi? Ma Paladino, rifletté, non aveva fatto loro nulla di male. I Tank appena arrivati gli puntarono addosso i tubi ed emisero dei raggi viola. Paladino aveva buoni riflessi e li schivò mentre intorno si diffondeva puzza di bruciato. Erano ostili.

«Ma che vi ho fatto?» sbottò curioso e accigliato. Si fermò e, senza attendere risposta, gli lanciò contro una sfera d’energia.

Essa crebbe e scivolò contro il triangolo. Non scalfì il pianetoide, che sembrava durissimo e resistente a una simile cosa come se fosse fatto d’avorio. I Tank, al vedere quella sfera, arretrarono sotto la loro astronave. Quando la sfera la raggiunse la sfera scoppiò come una bolla di sapone.

I Tank sghignazzarono e tirarono ancora con i loro tubi contorti.

Sci-fi elementare, banale: campi di protezione.

Paladino evitò i raggi viola e optò per i guanti riduttori. Se la tecnologia Lapolaka aveva fallito, forse quella Darganiana avrebbe avuto più ragione. Del resto, i Darganiani erano forti in guerra.

I guanti riduttori emisero i loro raggi contorti, che come saette s’incresparono e parvero prendere chissà che direzione come un cavallo imbizzarrito, magari perdendosi nello spazio. Invece essi si diressero verso il triangolo dopo tante virate. Per un momento sembrò che il campo di protezione vacillasse, che potesse essere rotto. Invece assorbì i raggi contorti, e questi si dissolsero nel nulla dopo essere rimbalzati come una pallina contro il muro.

Intanto i Tank, se lo erano, continuarono a bersagliarlo con i loro tubi contorti. Era una situazione di stallo: Paladino evitava i raggi viola e cercava d’ingegnarsi sul come sconfiggere gli aggressori, questi che neppure si allontanavano dal loro triangolo, per non uscire dalla protezione del loro campo. Se le sfere d’energia e i raggi contorti avevano fallito, forse sarebbe servito a qualcosa il raggio buio dell’M1928A.

«L’avete voluto voi!» esclamò Paladino, sfilandosi la cinghia dell’arma Darganiana. Si ricordò del duello con Alvar, l’evento in cui ottenne quel manufatto. Un Paladino bellicoso sparò i raggi bui, ma anziché paralizzare quei personaggi ostili, di nuovo il campo di protezione li protesse. «No!» sbottò frustrato.

I Tank, sempre che lo fossero, sghignazzarono di gusto e continuarono a bersagliarlo con i loro tubi contorti che, a parere di Paladino, erano grotteschi.

Paladino riprovò con i guanti Lapolaki, ma non funzionarono. I guanti riduttori pure non volevano funzionare. L’M1928A non dava cenno di vita.

Che stava succedendo?

I Tank tecnologici sghignazzarono ancora e uscirono allo scoperto. Prima che Paladino potesse fuggire gli furono addosso.

Gli urlarono contro, in inglese: «Fermo, o ti uccidiamo!».

«Va bene, va bene» si arrese Paladino. Tanto le sue armi non funzionavano più. «Che volete? Chi siete?».

«Siamo Tank di un secolo ancora a venire» rispose uno di quelli.

«Del futuro?».

«Proprio così» assentì quello. «E ora sei nostro prigioniero!».

«Non vi ho fatto nulla!» provò a uscire dai guai Paladino.

«A noi no. Ma ai nostri antenati di questo presente sì».

«Che vuoi dire?».

«Li hai abbandonati davanti ai Darganiani. Centinaia di Tank sono morti».

Alludeva al fatto appena avvenuto. «I vostri antenati mi hanno costretto ad aiutarli, ma io non li ho potuti aiutare. Non sono un comandante. E poi… Accidenti, se venite dal futuro, vuole dire che i Tank sono sopravvissuti, no?».

«I Tank sono sopravvissuti all’attacco dei Darganiani, è vero. Il fango non ha vinto, le sue anguille sono state sterminate, i tumori non ci hanno uccisi tutti. I raggi del sole sono tornati normali. Atom Dum è tornato a vivere normalmente, la minaccia Darganiana si è sgonfiata. Ma questo avverrà fra un secolo! Non sappiamo quanti sono stati i Tank a morire fra oggi e l’oggi da cui proveniamo. Comunque una cosa è sicura…».

«E cioè?».

«Paladino è simbolo di vigliaccheria!» sputò con astio.

«Proviamo a ragionare…» esordì Paladino.

«No. È ora che tu muoia!».

«No!» si oppose Paladino.

«Zitto» sputò il Tank, estraendo un coltello. Lo voleva squartare, era evidente.

Fu la disperazione a far sperare a Paladino che i suoi guanti tornassero a funzionare. Provò a creare una sfera d’energia e… eccola!

Essa si gonfiò e la scagliò contro il Tank bellicoso, il quale fu schiacciato a morte, il sangue verde che schizzò ovunque.

Gli altri Tank fuggirono presi dal panico, squittendo nella loro lingua.

Paladino ne uccise un altro paio, poi ebbe un’idea: distruggere il triangolo.

Lanciò una sfera, ma essa s’infranse contro il campo di protezione.

Paladino si avvicinò all’astronave, varcando il campo con un tremore, intorno l’aria che vibrò come se scossa dal caldo.

Ora era vicino al triangolo, i Tank intorno che lo guardavano, pregandolo con gli occhi a non fare quel che voleva fare. Ma qualcuno provò a colpirlo con il proprio tubo contorto.

Come si poteva prevedere il campo di protezione che prima li proteggeva, ora protesse Paladino.

E ancora come si poteva prevedere Paladino si arrabbiò e lanciò una sfera, che cozzò contro il triangolo e lo spezzò come se fosse un origami.

Paladino aveva vinto. I Tank futuri si dileguarono, cercando di sfuggire alla furia giustificata di Paladino sparpagliandosi e mettendo quanta più distanza fra loro e lui.

Ora Paladino era ancora solo, intorno i resti del triangolo e dei Tank uccisi.

Vide poi in cielo una grossa cabina telefonica dai colori dell’arcobaleno, la quale veleggiava come se soffiata da un vento che non c’era.

Un altro nemico?

Serie: Semplicemente Paladino


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Discussioni

  1. Ciao Kenji, ho letto i due ultimi episodi assieme. Il tuoi bizzarri personaggi, fermo restando l’accenno all’iconografia classica, riservano sempre delle sorprese. Inizio a conoscere Paladino e a considerarlo un “eroe per caso”. Qui non ha fatto propriamente una bella figura 😀