Sicari: questa è la loro storia
Le ombre della strada.
Una pioggia senza fine.
I lampioni rotti.
Jacques camminava con le mani cacciate in tasca, il giubbotto e il berretto calcato in testa. Non temeva di prendersi un accidente a causa dell’umidità. Forte e resistente, si era addestrato nella giungla della Guyana francese apposta.
Però una vita fa.
Adesso, era parte di qualcosa di più grande delle forze speciali del suo passato.
Grande e terribile.
Si parò di fronte a un nightclub, sentiva odore di grigliata.
Si leccò le labbra, fece il suo ingresso.
Dopo aver attraversato la flotta di ragazzini che intendevano trascorrere il sabato sera spensierati mangiando bistecche e costate, andò alla porta che recava scritto PRIVATO e, senza che nessuno gli dicesse qualcosa o tentasse di fermarlo, mise mano al pomello.
Entrò.
L’atmosfera si trasformò. Non più un ambiente pieno di emozioni, ma uno più adulto e tutti lo accolsero con sguardi gelidi, sorrisi dello stesso tipo, qualcuno gli strinse la mano e Jacques, senza perdere tempo, andò alla rastrelliera piena di FN 2000.
Come adorava i fucili belgi, quelli della Fabrique Nationale.
«Signori, abbiamo un’operazione da compiere prima dell’alba» arrivò un luogotenente.
Membro del clan, era un bravo ragazzo.
Tutti annuirono.
Jacques, tre giorni prima, aveva agito singolarmente. Aveva ucciso un carabiniere che puntava al rango di ufficiale. Sapeva troppo del clan per cui lui lavorava e aveva rifiutato certi regali. Alla fine, aveva ricevuto in regalo delle pugnalate.
Di là a breve, lo squadrone avrebbe operato.
***
Uscirono dalla porta del retro, gli FN 2000 nelle sacche mimetiche.
Caricarono i bagagli su dei SUV.
Partirono condotti da uno che aveva i gradi, uno amico del luogotenente.
La destinazione, una caserma dei carabinieri in cui si trovava un pentito.
La raggiunsero sotto la pioggia, scesero dai fuoristrada, qualcuno dentro la guardiola si accorse della loro venuta come il topo fa con il barbagianni e, seppur piovesse forte, Jacques distinse le parole:
«Sono un esercito. Servono rinforzi».
Jacques non ci pensò più, si unì agli altri sicari e tutti assieme, come se fossero un martello pneumatico dalle tante teste umane, corsero e si coprirono per arrivare all’ingresso.
Non ci fu bisogno di cariche esplosive, bastò sparare alle cerniere come selvaggi e le lastre in metallo cedettero.
Penetrarono.
Il carabiniere che aveva lanciato l’allarme sparò con una Beretta 98FS, la risposta furono delle scariche degli FN 2000.
L’agente in nero, crivellato di pallottole.
I sicari andarono avanti, sfondarono la porta, ci furono altri spari e quello che aveva i gradi disse a Jacques:
«Tu! rimani qua».
«Ma io…» Jacques provò a protestare.
«È un ordine» quel tipo imprecò.
Jacques capì che si sarebbe perso la maggior parte del divertimento.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ma povero Jacques! Come portare via le caramelle a un ragazzino goloso.
Già! Grazie per essere passata
Sicari deriva da “sica” che è un tipo di pugnale che nascondo sotto i vestiti….
Esatto (o, come scrivevo in terza elementare: “Essato”)! Grazie per essere passato… o pasatto!