Sii solo riconoscente

Serie: Fuori pagina


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Allan prova a scrivere un annuncio per giustificare cinque anni di silenzio, ma ogni parola gli sembra sbagliata e soffocante. Tra oggetti, ricordi e ironia, finisce per chiedere a Michele come si faccia, davvero, a compiere il proprio dovere.

Restò immobile a guardare quello che ormai era un uomo. Per la prima volta lo vedeva davvero in difficoltà e gli stava chiedendo un consiglio.

Una lacrima e un sorriso comparvero sul volto di Michele, mentre Allan alzava il bicchiere e, puntandolo verso il maggiordomo, continuava a insistere:

«Me lo devi assolutamente rivelare.»

«Non capisco, signorino.»

Allan si spostò verso il camino, chinò la testa scuotendola e ridacchiando, poi la rialzò accompagnando con una mano i capelli ricci e castani per guardare nuovamente Michele.

«Il segreto. Il segreto dell’essere umili. Qual è, Michele?»

Dopo essersi guardati senza dire niente, Allan si lasciò cadere sullo scalino di marmo del camino.

Michele restò fermo e il suo sguardo si fece serio tutto d’un colpo.

Il silenzio nella stanza si poteva quasi toccare. Anche lo scoppiettio del fuoco si fece più timido, quasi rispettoso di quel momento.

«Quando entrai in servizio qui avevo quattordici anni e… ehm, signore, le dispiace se mi siedo? Per arrivare al punto devo partire da un po’ lontano e io sono troppo vecchio per tenere in piedi il palco tutto il tempo.»

Allan si alzò e, invitando Michele a sedersi, gli disse:

«Sul tavolino c’è il secondo bicchiere, se non sei troppo vecchio per reggere un goccio.»

Michele si era appena seduto. Guardò prima la bottiglia, poi Allan.

«Dicono che quello invecchiato nel rovere schiarisca le corde vocali. Non ne sono sicuro, ma provare non ci costa niente.»

Allan versò due dita di scotch invecchiato quarant’anni nel rovere. Lo porse a Michele, riprese il proprio dalla mensola e brindarono.

«Grazie, signorino, grazie. Molto buono. Il sapore non mi è nuovo.»

Michele girò la bottiglia per leggere l’etichetta.

«Non mi sbagliavo», disse ridendo. «Questo era il preferito di suo padre. Fu proprio una sera, mentre conversavamo, non qui, nel vecchio studio, che suo padre mi disse: “Ormai sono passati cinque anni, fai parte della famiglia e ti dico queste parole come un padre parla a un figlio: ringrazia sempre chi, in qualche modo, ti ha aiutato, ma non sentirti mai in debito. Sii solo riconoscente.”»

Il fuoco era ormai diventato brace e solo il suono improvviso e alternato del giradischi riempiva la stanza.

«È l’unico oggetto che ancora non ho cambiato», disse Allan mentre si avvicinava alla scrivania.

Restò con la mano pronta e, quando il disco saltò, spense tutto.

«Mio padre», disse sottovoce.

«Sì, suo padre, signorino. Non ha fatto in tempo a dirglielo. Le è stato portato via troppo presto.»

Michele bevve un sorso e disse:

«A volte un consiglio non ricevuto fa più danni di uno dato.»

Allan non disse niente. Si avvicinò al camino, afferrò il bicchiere e buttò giù tutto d’un fiato quello che era rimasto.

Sospirò, tirò su la testa.

«Effettivamente…»

Poi si girò verso Michele e, sorridendo, continuò:

«Sì, un consiglio così mi sarebbe stato utile.»

Si avvicinò al tavolino, prese la bottiglia di scotch e riempì di nuovo entrambi i bicchieri.

Alzò il suo.

«Uno per mio padre lo devi reggere per forza.»

«Certamente, signorino. E non gliel’ho mai detto, quindi ne approfitto ora: quando vuole, io ci sono. Ci sono sempre stato.»

I due si guardarono negli occhi, avvicinarono i bicchieri e, senza dire niente, mandarono giù lo scotch.

«Bene», disse Michele. «Adesso sarà il caso che vada.»

Si alzò dalla poltrona e fece due passi verso il centro della stanza.

«Dico di preparare la cena, signorino?»

Allan rimase chino vicino al tavolino senza rispondere.

«Signore. Che faccio?»

Allan tirò su la testa e guardò Michele.

«Sì, sì. Di’ pure di preparare.»

«Bene, signore.»

Michele si voltò per ritirarsi.

Fece due passi quando sentì la voce di Allan risuonare nella stanza.

Si girò.

Allan era lì, in piedi, e sorrideva.

«Grazie. Grazie, Michele.»

Michele sorrise.

«Vede? Ha già capito come funziona.»

Allan sorrise. Michele ricambiò e si avviò verso la porta in fondo alla stanza. Prima di varcarla si fermò e si girò un’ultima volta.

«Buona serata, signorino.»

«Anche a te, Michele.»

E uscì.

Allan buttò giù lo scotch rimasto, appoggiò il bicchiere sulla mensola del camino e tornò a sedersi sulla poltrona.

Il fuoco era spento. Tra la cenere restavano alcuni tizzoni incandescenti.

Allan si voltò verso il tavolino.

Le bottiglie.

I bicchieri.

Il posacenere.

Lo guardò per qualche secondo, poi infilò una mano nel taschino della giacca. Ne tirò fuori un pacchetto nuovo, comprato e ancora mai aperto.

Rise.

Lo fece girare tra le dita e lo appoggiò sul tavolino senza aprirlo.

Diede un’occhiata ai tizzoni e si alzò.

Dopo un primo assestamento dovuto al vortice alcolico dell’alzata, la stanza tornò lentamente a fuoco.

Allan si guardò intorno.

«Certo che è veramente enorme.»

Sorrise e guardò la scrivania.

Si avvicinò. Una volta entrato nello spazio interno dell’enorme otto, si fermò a osservarla.

«Alla fine devo ammetterlo: è una genialata.»

Allungò il braccio e, senza guardare, avvicinò la sedia ergonomica. Si spostò verso la curva est, quella della zona PC, aprì il portatile ed entrò su All the Same.

La pagina era piena di notifiche non lette e messaggi ormai dimenticati.

Scorse per un po’ le notizie con il mouse.

Poi il cursore si fermò sul riquadro:

Cancella il profilo.

Restò lì per qualche istante.

Allan rise.

Il cursore si spostò.

Dicci cosa pensi.

Cliccò.

Mise le mani sulla tastiera.

Il suono dei tasti riempì la stanza e, via via che la frase prendeva forma, il sorriso di Allan si allargò.

Quando ebbe finito si allontanò leggermente dallo schermo per visualizzarla meglio.

La lesse:

«Grazie a tutti. Davvero. Senza di voi non sarei arrivato dove sono. Ma dove sono arrivato non mi piace, quindi vi saluto. Torno a scrivere.»

La guardò.

La riguardò.

«Perfetta», esclamò improvvisamente.

Premette Pubblica.

Rimase qualche secondo a fissare il messaggio comparso sulla pagina.

Era lì.

Lo aveva detto.

Poi tornò nelle impostazioni e selezionò:

Cancella il profilo.

Sul monitor apparve la richiesta di conferma.

Prima di cliccare, Allan girò la testa verso sinistra, alla fine della curva est della scrivania.

Una vecchia macchina da scrivere.

Sorrise e sospirò.

Poi tornò allo schermo.

Il cursore era sopra:

Conferma.

Cliccò.

La pagina di All the Same scomparve e con lei il suo profilo.

Allan rimase per qualche secondo davanti al vuoto bianco dello schermo.

Poi spostò lo sguardo verso una pila di fogli sistemata sulla curva est della scrivania.

Guardò nuovamente il pacchetto lasciato sul tavolino.

Ci ripensò.

Si alzò, andò a prenderlo e tornò alla scrivania. Lo aprì e ne accese una.

Poi estrasse una penna dall’altro taschino e appoggiò la mano sul bordo dei fogli.

Fece un tiro di sigaretta.

Lasciò uscire lentamente il fumo, con lo sguardo fermo sulle pagine bianche.

«Adesso posso scrivere.»

FINE.

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