Sindrome della Gelosia Riflessa

Serie: Elementi di Fisica Sentimentale Quotidiana


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Piccolo prontuario più (più pseudo che scientifico) per la sopravvivenza quotidiana a ogni costo

POSTULATO

Il diffuso sentimento della gelosia, indipendentemente dal genere del portatore, rappresenta senza eccezioni una implicita ammissione di infedeltà, se non nei fatti, quantomeno nelle intenzioni.

APPROFONDIMENTO

La maggioranza degli esseri umani, pur avvezza a un sentimento come la gelosia, tanto connaturato quanto discusso nel bene e nel male, lo considera principalmente una manifestazione di insicurezza personale. Premettendo che la degenerazione in comportamenti imprevedibili e non giustificabili resta al di fuori del campo teorico qui prospettato, tale conclusione si ferma a un livello superficiale, come dimostrato da studi condotti su fasce della popolazione di differente genere, età, classe sociale, estrazione culturale, che hanno individuato elementi comuni così ricorrenti da potersi definire caratteristici. Il profilo tipo dell’individuo geloso, uomo o donna che sia, si presenta così:

– passionale ben oltre la media (e fiero/fiera di esserlo);

– particolarmente interessato ad altri individui già sentimentalmente impegnati.

Quest’ultimo punto, ancorché tuttora controverso e molto dibattuto, è però meritevole di particolare attenzione poiché rappresenta l’indizio per eccellenza, il vero «marchio a fuoco» della gelosia: il soggetto avvertirebbe in modo così naturale e irresistibile il desiderio di conquistare ciò che considera come un’altrui «proprietà», al punto di trovarsi nell’impossibilità di riconoscere una realtà diversa dalla propria. Come è facilmente intuibile, rifletterebbe allora sul partner le proprie pulsioni, assumendo per certo che anche l’altro/altra, nelle stesse condizioni, si comporterà in modo analogo al suo.

PARADOSSO

In linea con quanto già espresso, è stato provato che più l’individuo geloso darà sfogo alle proprie pulsioni, abbandonandosi a relazioni trasversali clandestine, tanto maggiormente faticherà a contenere la propria gelosia, che assumerà contorni morbosi poiché affiancata da un inconscio senso di colpa. Quest’ultimo, per quei misteri propri della specie umana, resterà visibile a chiunque eccetto che al partner, nonostante alcuni chiari indizi, uno su tutti l’aumento evidente di regali ricevuti (gioielli/borse/fiori per le donne e profumi/portafogli/portachiavi per gli uomini).

DERIVATA

La menzionata attitudine alla conquista di «spazi altrui» è anche conosciuta, tra gli addetti ai lavori, come «Nevrosi del Predatore». Questo perché, oltre a rappresentare in modo fedele un modus operandi noto, ne evidenzia gli ipotizzati aspetti connessi con l’antropologia e, più precisamente, i meccanismi legati all’atavica, istintiva natura umana che, insieme ai nobili sentimenti, annovera il meno affascinante impulso di distruggere. Quindi non solo conquista, ma vera e propria devastazione di vite altrui.

DERIVATA 2

Laddove fosse riconosciuta la presenza di un fattore istintivo, ne conseguirebbe una sua maggiore o minore influenza individuale. Ciò confermerebbe la differente propensione alla gelosia che, statisticamente parlando, pur interessando sia uomini che donne sembrerebbe colpire, in misura maggiore e con grande sorpresa del genere femminile, il… genere femminile (anche se sono emerse differenze non trascurabili sul tipo di sensazione provata).

SVILUPPI RECENTI

Nell’ultimo decennio è stata avanzata un’ipotesi azzardata, che delineerebbe un filone peculiare della gelosia in una tendenza voyeuristica, sorta di evoluzione «moderna» consistente nell’ardente desiderio di osservare il proprio partner nelle braccia (si fa per dire) di un estraneo/a. Per quanto tale fenomeno, non confinato in questo esclusivo ambito, appaia in netto contrasto con il sentimento di base (in questo, pertanto, comparabile al paradossale desiderio di lanciarsi nel vuoto tipico delle vertigini), vi è una componente psicologica che potrebbe giustificarlo e cioè l’appagamento del desiderio di «possesso», soddisfatto nel vedersi esauditi e, da parte del partner, nel desiderio di esaudire. Ciò a riprova che ci si troverebbe di fronte a uno “specchio” emotivo, in cui le emozioni si riflettono, rimbalzando dall’uno all’altro.

PARADOSSO 2

Resta ancora inspiegato, a dimostrazione della complessità e delle implicazioni del sentimento qui analizzato, il divario a cui si assiste tra coloro, senza distinzioni di genere, che ne sbandierano l’inaccettabilità e chi afferma, con una spontaneità disarmante, che in una relazione sentimentale non ne saprebbe fare a meno (cioè, «pretenderebbe» un segno di gelosia, all’occorrenza, dal partner). La scienza ammette qui il proprio limite.

CURIOSITA’

Un celebre pezzo ispirato alla gelosia, ma poco noto in tal senso, è “Shock The Monkey” di P. Gabriel, 1982.

Serie: Elementi di Fisica Sentimentale Quotidiana


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Discussioni

  1. Argomento spinoso, trattato con un approccio originale e interessante. La tua raffinata ironia è un’arma potente, che alleggerisce un tema altrimenti pesante e rende tutto decisamente coinvolgente. Un punto di vista mai banale, sempre coraggioso, che esplora le contraddizioni di un sentimento così complesso e vuole sviscerare le sue molteplici cause. Ne scopre le radici culturali ed evolutive, che attecchiscono negli angoli più remoti della personalità, quelli deformi che tutti facciamo finta di non avere. Ho trovato illuminante la derivata 1: la nevrosi del predatore andrebbe insegnata a scuola, dalle medie in su, senza distinzione di genere. Leggendoti, la mia mente povera di nozioni fisico-matematiche, cerca di assorbire, almeno in parte, le tue sottili capacità analitiche. Perdonerai quindi l’equazione del tutto personale che ne deriva. Mi piace pensare, che nel nostro percorso evolutivo, esista un momento, in cui la pulsione distruttiva diviene un motto di sano egoismo. Quello è per me il punto di partenza. La meta è dare all’altro la stessa possibilità.
    Complimenti per il tuo lavoro! Sempre geniale.- P.s. Ignoravo che “Shock the monkey” fosse ispirata alla gelosia, vado a leggermi il testo! Grazie!

    1. Caro John, se c’è un momento in cui mi sento straordinariamente ordinario è nei lunedì mattina.
      La mente vacilla; le gampe, pure. Sono un dardo lanciato tra un fine settimana e l’altro.

      Reputo questa premessa necessaria per enfatizzare al massimo il mio ringraziamento: tu e @migeelebrun avete, con i vostri commenti così positivi, trasformato questo mio momento catatonico in un’esplosione stellare.

      Ma è obbligo morale aggiungere qualcosa di utile: almeno provarci. Ebbene, la tua equazione mi ha davvero sorpreso. Se l’ho interpretata a dovere, dire geniale non basta. Coraggiosa, neanche.
      Estrema, ma con l’accezione originale.

      Questo mi fa anche aggiungere una considerazione alla considerazione. E’ vero, affrontare certi temi è già spinoso di suo. Ma il vero coraggio, semmai davvero ne ho, è quello di combattere un consolidato trend odierno, dove perfino l’intimità viene assediata da un condizionamento martellante.

      Sei un marinaio, non hai bisogno di molte parole. Ti dedico un pezzo che ha senso solo per chi conosce il mare: A Salty Dog.

      Grazie di cuore.

  2. La forza incontrastabile della propria passione….che fa vivere mentalmente in un mondo parallelo, interamente modellato dalla potenza del desiderio dell’amore….

    Angoscia e insicurezza…..tormenti e ossessioni……

    La mente….terra di interrogativi irrisolti…perplessità, inadeguatezza, equilibri precari che procedono in punta di piedi su due piani….quello esterno, dove le dèroulement è cheto, sereno….luccicante…..e quello interno, dove le acque sono torbide e agitate….

    Una ferita non cicatrizzata dalla paranoia e dai desideri……

    La gelosia che ammalia il pensiero e il corpo…..una piaga che divora la carne….un verme sottopelle che si muove nell’inconscio di chi tradisce…..

    Un lungo giro di giostra che non prevede cintura di sicurezza…..il pericolo di non riuscire più a stendersi sul letto accanto al tuo compagno, senza ritrovarsi a contare i mostri sul soffitto……

    un incubo perverso, da cui ti svegli solo per ritrovare i fantasmi ancora lì con te……

    La vita che si vive in apnea….respirando la fragilità umana, l’incapacità di accettare il fittizio dell’amore…..

    La linea tra verità e immaginazione che diventa liquida……

    Il compimento drammatico dell’incomunicabilità……

    Il sentire fragile…..il rituale fatale è sanguinario di chi sta perdendo tutto…..

    Il bicchiere di cristallo che ti scivola dalle mani mentre lo credi nella presa più salda……….

    …..e poi l’angoscia del silenzio…..e nient’altro…….

    1. Che meraviglia. Vedere la mia piccola teoria letteralmente esplosa sullo schermo, mi riempie di grande soddisfazione. Sono certo che chiunque legga questi “bullets” di Migeè (proiettili che trapassano il cuore) si tuffa nei ricordi. Forse le immagini di un film (Attazione Fatale?), o chissà, qualcosa di personale che tale deve restare.

      Delle descrizioni incredibilmente appropriate. Sceglierne una sarebbe far torto alle altre… ma la l’anima non vive che di continue scelte: “…un incubo perverso, da cui ti svegli solo per ritrovare i fantasmi ancora lì con te…”-

      L’anima non segue codici scritti, con buona pace degli ideologi: la nostra debolezza, la nostra più grande forza.

      Grazie di cuore, ancora una volta.

        1. Carissima Migeè, al di là di una certa “netiquette” che m’impongo per etica, cioè rispondere puntualmente e rapidamente, nei limiti del possibile, a ogni commento (mi stupisce se qualcuno se ne stupisce) le tue recensioni sono esemplari. Ovvio che, essendo positive, tutto diventa per me anche più piacevole, ma non si tratta in realtà di questo: il punto è che pochi ci mettono il tuo impegno ed è questo che fa la differenza.

          A presto.

    1. Ciao, Tiziana. Credo sia la prima volta che ci incrociamo.

      Il secondo paradosso ipotizza due estremi in una serie che ha, quale unica pretesa, quella di fornire non verità scolpite ma spunti di riflessione. Quindi ok, capito per il punto di vista di “alcune persone” ma, se posso chiedere… il tuo?

      Grazie dell’intervento.

      1. Penso che la gelosia sia principalmente un sintomo di insicurezza personale. Non avevo mai riflettuto sull’idea che chi ne soffre lo faccia per il desiderio di ‘conquistare spazi altrui’. Credo che il vero timore sia quello di non “sentirsi abbastanza” per gli altri. La necessità di controllare e di ricevere continue conferme nasce dalla paura della perdita e da una scarsa autostima. Considerare la gelosia come elemento imprescindibile di una relazione, significa confondere l’amore con il possesso. Un legame sano, si dovrebbe basare su altro: fiducia, passione, e voglia di condividere quanto si ha. La gelosia può essere una componente dell’amore, ma non ne rappresenta l’essenza o la misura.

        1. Ciao… sì certo, in effetti l’approfondimento parte esattamente dall’insicurezza di cui parli, avviandosi poi verso un’ipotesi meno scontata, passami l’aggettivo.

          Ma in definitiva, è solo una teoria “più pseudo che scientifica” e come teoria sempre opinabile. La mia speranza è che l’obiezione mantenga sempre lo spirito della serie… vedo che uno spunto di riflessione c’è stato e quindi ben venga, ancor più se accompagnato dai fondamenti del “legame sano”.

          Grazie Tiziana.

  3. Argomento interessantissimo! Per esperienza posso dire che la preda del cacciatore di cui parli è di solito qualcuno che vive male la propria relazione.
    Ma perché proviamo gelosia? Sicuramente è per paura di perdere qualcuno a cui teniamo, e ci teniamo perché ci fa stare bene. E perché proviamo questa paura? Per timore di essere abbandonati a noi stessi e per bisogno di appartenenza: fin dall’infanzia siamo abituati ad attaccarci a chi ci dimostra affetto, perché ci dà sicurezza. Credo che quanto più abbiamo subito abbandoni e rifiuti tanto più soffriamo quella paura.
    Ma faccio anche un’altra riflessione: non è che la società di oggi, la quale rende l’individuo più precario rispetto al recente passato, porta ad accrescere la gelosia? Quando tutto intorno aumentano le incertezze i punti fermi si fanno rari e se ne si trova uno non lo si vuole mollare più, perché ci sono sempre meno cose che ti fanno stare bene. Viceversa (solo un’opinione personale ricavata dalla mia esperienza), il ritrovarsi dentro una comfort zone abbassa il livello di gelosia fino a renderlo del tutto latente.

      1. Domande difficili da rispondere, ma legittime. Il concetto di questa serie, come sai, è far riflettere. Lo stile maschera, con un pò d’ironia, comportamenti verificabili nel quotidiano. Comportamenti che ci appartengono, senza troppo girarci su.

        Peter Gabriel, un provocatore nato, ha dato un taglio “istintivo” alla tematica, taglio che trovo, personalmente, irresistibile. Per Jealous Guy, per quanto parliamo di un pezzo storico e anche qui, logicamente, parlo per gusto personale, lo trovo troppo “intellettuale”. Mi piace Peter e il suo ritmo tribale dentro: l’Africa che pulsa insieme al grido dei nostri antenati.

        Grazie Francesco.

  4. Leggendo il paradosso, mi hai fatto venire in mente una persona che sembrerebbe l’incarnazione di ciò che hai descritto. Anzi, avresti potuto persino utilizzare la sua foto come copertina di questo episodio 😅 “…più l’individuo geloso darà sfogo alle proprie pulsioni, abbandonandosi a relazioni trasversali clandestine, tanto maggiormente faticherà a contenere la propria gelosia”: è proprio così!

    1. Grazie, Arianna, il tuo apprezzamento mi conforta, oggi più che mai. Questo è l’episodio più “coraggioso” : parlare di gelosia significa immergermi con tutti in una dimensione che, prima o poi, abbiamo vissuto. Significa un pò confrontarmi con ciascuno di voi… e questo significa che la tua esperienza non è solo tua. Idealmente parlando, qui dovrei riuscire ad abbracciare il massimo numero di lettrici e lettori.

      Difficile anche lo sviluppo, che ha richiesto innumerevoli revisioni. La parte più ostica è stata evitare che il discorso potesse scoprire il fianco a deviazioni attuali, mantenendolo, se così posso permettermi di dire, a un livello antropologico.

      Grande aiuto mi ha dato il pezzo musicale, che affronta proprio questa sorta di “istinto primordiale”. Peter Gabriel è stato un grande sotto tanti punti di vista, a mio modo di vedere.