
Smooth Jazz
Non pioveva così da secoli.
Le piccole gocce di cristallo incidono l’oscurità di questa città affollata come le mani di un esperto artigiano.
La musica del mio vecchio grammofono fugge via dalla finestra aperta, deliziando l’aria fresca di questo acquazzone estivo.
Era un vecchio vinile comprato per caso ad un mercato trovato per caso, con un dollaro trovato in tasca, per caso.
“Smooth jazz” recita fiera l’etichetta sbiadita in carta gialla dai bordi rovinati.
Non lo mettevo da quando lei è andata via.
Sulle note di questo lucido disco nero, io e mia moglie ballammo le nostre più belle serate, bevemmo i nostri calici di vino più frizzanti e godemmo delle più dolci notti d’amore.
Ascoltarlo adesso è un forte colpo al cuore. Ricordo ogni cosa. Il suo profumo, la piccola ruga che nasceva dal suo meraviglioso sorriso, la maniera elegante e delicata con cui afferrava gli utensili da cucina e quella soffice con cui marcava i contorni del mio viso. I suoi polpastrelli, le sue mani così belle, i suoi occhi così profondi.
Questo appartamento non smette mai di parlare di noi, in ogni attimo di silenzio, senza mai prender fiato.
Lo scroscio incostante della pioggia sembra quasi essersi stabilizzato al ritmo delicato della traccia numero 3, che mi lascia danzare il cuore.
Giuro, giuro, giuro: se potessi riaverla qui, avrei occhi e cuore solo per lei. Senza riserve e senza remore.
Non piove più.
Dagli alti palazzi di questa città si riesce già ad intravedere il primo spiro di sole, che riflette i suoi infiniti colori sulle pozzanghere raccolte sui tetti.
Stremato dal lavoro e dal whisky, sfioro il letto e crollo in un profondissimo sonno.
Credo di non aver mai visto in vita mia un verde più brillante di questo.
Un’immensa foresta, che accoglie una luce morbida e smeraldina, un torrente d’acqua fresca.
Sento un flauto dolce, riecheggiare per questo luogo, quasi come provenisse dalla natura stessa.
Avido, bevo da quella rigenerante fonte di vita, rinfrescandomi il viso e gli occhi gonfi di lacrime.
Mi sento bene, ed il mio petto non è stretto in una morsa d’acciaio. Respiro a pieni polmoni un’aria incredibilmente ricca di profumi sottili.
Eccola, la vedo, meravigliosa come sempre.
Un angelo splendido che avanza verso di me con delicatezza e solennità. Mi sfiora il viso con mani di cristallo, le sue labbra mi donano un attimo di pura estasi. Avevo dimenticato questa sensazione, la sensazione di calore e benessere profondo di un tenero bacio gentile, il calore di una carezza. Sembrava quasi come se l’amore m’avesse abbandonato, come se queste sensazioni non facessero più parte del mio essere, rinnegate e bandite dalla sua assenza.
Vorrei rimanere qui per sempre.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa
I ricordi sono il ponte tra la vita e la morte e, attraverso i sogni, ci consentono l’illusione dell’assenza del Tempo. La musica, che è essa stessa tempo e note, è una buona chiave di accesso ai ricordi.
Sono d’accordo con te, la musica ci fa viaggiare nei nostri ricordi, ci regala emozioni ed è compagna di avventure ma ahimè, quando questi sono legati a persone che non ci sono più suscita malinconia e tristezza e sei riuscito a descrivere molto bene questa sensazione. Bravo bella storia!
Amo la musica e tutte le belle sensazioni che può trasmettere. Purtroppo però lo scotto da pagare per tutte le cose belle che ci dona è che immancabilmente si lega a doppio filo a ricordi, immagini, suoni e odori di situazioni e persone e dopo, quando queste vengono meno, le note diventano amare e taglienti. Hai reso molto bene questa sensazioni e la pioggia che trafigge la città crea nel lettore un’immagine chiara e estremamente significativa.
Mi è piaciuta la tua storia.
Alla prossima lettura.