Sofia

Serie: Rocco e le sue donne


Quando Rocco la incrociò, lei lo guardò di sfuggita poi chinò il volto, proseguendo lungo la strada. Da subito lui seppe che quella sconosciuta sarebbe rimasta impressa per sempre nel suo animo.

Non cedette però agli inganni del cuore: in lei non dimorava alcuna bellezza. Anzi, ebbe l’impressione che fosse deturpata in viso, motivo per cui aveva schivato il suo sguardo. Ciò lo addolorò sopra ogni cosa, poiché la sentiva pura. Era lui l’indegno.

La cercò per ogni dove, il giorno successivo, poi l’altro e l’altro ancora, senza incontrarla. Così pregò, per la prima volta pregò, contemplando il vuoto infinito nelle notti buie. Non aveva mai desiderato con tale purezza: ciò gli fece credere di essere giunto alla fine della sua esistenza terrena.

Si levò un giorno, di buon mattino, udendo un fruscio, forse un battito d’ali. La trovò sull’uscio, seduta di spalle, e i suoi occhi si riempirono di lacrime. Così li alzò al cielo, verso levante, ringraziando l’Onnipotente per la sua immensa misericordia.

Nulla di lei reclamava attenzione: né i vestiti modesti, né il portamento umile. I suoi capelli color cenere lambivano il suolo; con le dita raggrinzite accarezzava la nuda terra. Non si voltò e solo quando Rocco le fu di fronte sollevò il viso, percorso da una lunga cicatrice che giungeva fin sulle labbra. D’istinto lui s’inginocchiò, con il cuore colmo di speranza. Lei lo guardò dubbiosa: “Solo un pazzo potrebbe desiderarmi. Verrai additato ogniqualvolta mi vedranno al tuo fianco. La tua vita non sarà più la stessa: dove prima c’era luce e gioia, troverai buio e dolore. Fuggi da me, fuggi ora… salvati!”

La sposò il primo giorno di primavera, nella piccola chiesa in cima alla collina. Con loro, soltanto il vecchio parroco e, tutt’attorno, un tripudio di margherite mosso da api laboriose. Terminata la funzione, seguirono il piccolo sentiero, mano nella mano, fino alla grande quercia. Vi restarono per buona parte del giorno: l’erba verde, le nuvole alte e un silenzio carico di parole furono i loro doni nuziali.

Camminò accanto a lei, da allora, per le strade del mondo. Non gli aveva mentito: fu additato e schivato dal prossimo e, dove aveva creduto di vedere il bene, riconobbe il male nella sua più subdola forma. Ma ciò che gli straziò l’animo per lungo, lungo tempo, fu prendere coscienza dei suoi errori di una vita intera. Pianse lacrime amare, pentito della stolta cecità che lo aveva portato, sulla strada della superbia, verso il miraggio di una effimera gloria.

Eppure Sofia sapeva leggere il suo cuore. Quando il peso diventava insopportabile, lei si faceva vicino e con una carezza smorzava quel sottile dolore. Poi correva a piedi nudi sull’erba gelida, invitandolo a seguirla fino in cima al promontorio. Lassù, sferzati dalle raffiche di vento, guardavano la scogliera spazzata dalle onde violente. E prima di rientrare, lei gli mostrava l’orizzonte che non ha inizio né fine dove, in un punto lontano, il cielo si congiunge al mare.

Serie: Rocco e le sue donne


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Discussioni

  1. Rispondo a Marcello, nel commento del quale non trovo il pulsante di risposta.
    Marcello grazie, di essere qui, soprattutto di aver commentato raccontandoci una storia così meravigiosamente alta, per concetto, per impatto emotivo, ma anche per bellezza intrinseca.
    Non credo che il mio piccolo testo sia grato di un accostamento così nobile, eppure hai la mia gratitudine illimitata per aver voluto regalarci questa immagine.
    Un abbraccio.

  2. Davvero ben scritto, mi piace questa prosa molto elegante e bilanciata.
    Ho però un dubbio, una domanda che devo farti per forza: “Sofia” è un nome scelto a caso? O questo racconto, in fondo, forse è una metafora? Sofia è uno dei miei nomi preferiti, perchè significa “Saggezza”.
    “Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.” (dal Libro della Sapienza). 🙂

    1. Caro Sergio, permettimi questo exploit con forse troppa confidenza, ma devo proprio ammettere che la tua lettura del piccolo scritto mi ha fatto volare. Posso ripeterlo? Mi ha fatto volare.
      Un’interpretazione estremamente suggestiva, non proprio da tutti, se posso dirlo.
      Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato.

  3. L’incontro di due metà, quasi necessarie l’una all’altra. Una quasi perfezione se non per quei rimorsi che il protagonista vive riguardo al prima dell’incontro ovvero prima del cambiamento. Forse non è una lei che ha trovato, ma una parte più saggia che non conosceva, esplicitata attraverso l’ambiente che hai descritto, collina, vento, scogliera etc, turbolenti, come il viso deturpato e le mani raggrinzite. Nel suo insieme lo avverto come un estratto di altro benché compiuto nella parte qui narrata. Apprezzato.

    1. Un’analisi approfondita, che ho letto con estrema attenzione. Soprattutto il legame tra la componente “più saggia” e gli elementi naturali mi ha colpito profondamente. Lettura estremamente attenta, colta se mi consenti, che spero un giorno di poterti restituire. Se ne sarò all’altezza.

  4. Ciao Roberto, ho letto il tuo racconto provando una dolce malinconia. Vuoi perché sono una persona “imperfetta” che a volte si ammanta della propria solitudine, a cui è capitato di pronunciare quel “salvati” inteso ad allontanare, con animo esattamente opposto. Ho trovato questo incontro molto onirico, quasi il personaggio avesse abbracciato un pezzo di sé di cui ha ritrovato coscienza

    1. Accipicchia Micol: che interpretazione suggestiva. Ogni volta che ci si rapporta con lettrici e lettori si parte davvero per un viaggio affascinante. Ti ringrazio sinceramente per questo tuo entrare nel racconto con una partecipazione personale così viva. Vorrei restituirti qualcosa, come sempre faccio in questi casi. Parlare con una “collega” o un “collega” autore ha il vantaggio di non dover faticare poi molto per comprendersi.
      Questo mio testo è molto breve eppure, una volta terminato, non ho aperto quaderni nè preso la mia matita per più di qualche giorno.
      Spero di leggerti presto… grazie.

  5. ““Solo un pazzo potrebbe desiderarmi. Verrai additato ogniqualvolta mi vedranno al tuo fianco. La tua vita non sarà più la stessa: dove prima c’era luce e gioia, troverai buio e dolore. Fuggi da me, fuggi ora… salvati!””
    Quel “salvati” è un vero appello: lo leggo come “in realtà no bisogno di te”

  6. ciao, ho letto questo racconto in un soffio, il tema mi ha ricordato un racconto di Bukowsky dove lui si innamorava di una ragazza bella, ma sfregiata e disturbata (credo che poi l’avesse interpretato Ornella Muti in un film)… ad ogni modo, ho scorto molti contenuti, profondità e poesia

    1. Il grande Bukowsky… quanto amo quel suo modo di scrivere e che farei per riuscire a “carpirlo”. Ho da pochissimo scritto il mio primo thriller e il protagonista maschile l’ho chiamato “Mick Velane”. Grazie e a rileggerti

    1. Ancora grazie per la tua attenzione, per il tempo dedicato. Sono appena arrivato su questo portale e ho già letto dei testi molto molto interessanti e anche poetici. È bello, al di là di ogni retorica, sapere che c’è una gran sensibilità intorno.

    2. Ciao Roberto. Noi, un poco, ci conosciamo. Ora ti racconto una storia che non conosci. Pre covid, sono stato assistente di regia per uno spettacolo teatrale (mai andato in scena, ma non era questo il vero scopo) con quattro ragazzi down. Un’esperienza fortissima. Ragazzi di 25 – 30 anni che vivono la diversità, con una cognizione della loro diversità, con corpi desiderosi di esperienze sessuali e che ci “provano”. Hanno l’affetto dei genitori, ma cercano disperatamente la “normalità” tra loro stessi. E sbroccano per attrarre, il maschio si denuda, la femmina si denuda per risposta, le altre due, diverse, guardano esterrefatte. E sai che non puoi punire questi comportamenti, ma sai anche che in qualche modo devi proteggere le altre due ragazze. Un’esperienza forte, non solamente per il denudamento. Ho provato (senza espormi con lei, con la maturità del mio ruolo, della mia età, della mia etica) un garbato affetto per una delle ragazze svantaggiate. Una ragazza che tutti, assolutamente, direbbero che è brutta e malata, forse dentro loro la chiamerebbero “scema”, ma in lei vedevo eleganza, sensibilità, gusto per l’arte, impegno a vivere una normalità che esisteva solamente nella sua testa e nella testa (per esempio la mia) di chi vuol conoscere una diversa normalità. Il tuo racconto mi ha portato a raccontarti questo. Potrei entrare di più sul tuo racconto, ma forse ho già detto su quanto hai scritto per noi, per me. Grazie.

  7. “prima di rientrare, lei mi mostrava l’orizzonte che non ha inizio né fine dove, in un punto lontano, il cielo si congiunge al mare.”
    Questo passaggio mi è piaciuto
    Bellissimo finale

    1. Grazie. Un finale su cui ho lavorato molto, al fine di mantenere la giusta tensione emotiva. Il risultato non è mai scontato a priori quindi il tuo commento giunge graditissimo.

    1. Grazie Tiziano, questo tuo è il primo commento che ricevo sul portale. Permettimi di ringraziarti pubblicamente per la gentilezza e la pazienza che mi hai voluto concedere dopo i dubbi e problemi avuti in fase di registrazione.
      Rispondo alla tua domanda: sono sempre rispettoso delle interpretazioni di lettrici e lettori. Per esperienza so che ogni racconto, o comunque opera più in generale, è come un bastimento che parte per un lungo viaggio: il porto da cui salpa è certo ma la rotta e la destinazione restano ignote.
      Grato per il commento e per ogni suggerimento che vorrai dare ai fini di un miglioramento. Questa vale, ovviamente, per tutti coloro che vorranno onorarmi della loro attenzione.